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Presente e futuro di Milwaukee passano dalle mani di Brandon Knight

Creato il 17 maggio 2014 da Basketcaffe @basketcaffe

Il Wisconsin, un po’ come tutti gli stati del Mid-West degli Stati Uniti, non offre un clima troppo ospitale ed è spesso caratterizzato da inverni molto lunghi e freddi.
Proprio lì, sotterrato da diversi centimetri di neve, si trova il morale dei tifosi dei Milwaukee Bucks, una squadra che da un anno all’altro è passata dall’ottavo posto nella Eastern Conference all’ultimo posto della scorsa Regular Season, con un record negativo che parla da solo: 15 vittorie a fronte di 67 sconfitte.

Possiamo fare un veloce elenco dei motivi di questo crollo verticale: il licenziamento di coach Scott Skiles (consumatosi la scorsa stagione), l’addio dei vari Monta Ellis, Sammy Dalembert (emigrati a Dallas) e J.J. Reddick (approdato ai Clippers), la trade che ha spedito Brandon Jennings ai Detroit Pistons in cambio di Brandon Knight.

Tuttavia non tutto il male viene per nuocere: la pessima Regular Season può tornare utile in chiave draft 2014, e soprattutto vanno evidenziati gli evidenti progressi di un Knight ormai in rampa di lancio per affermarsi come un’élite playmaker.
Anzitutto qualche dato statistico per avvalorare i progressi dell’ex University of Kentucky:

I progressi di Brandon Knight

La tabella evidenzia in maniera inequivocabile i progressi di Knight in quasi tutte le voci statistiche più rilevanti (ad eccezione della percentuale ‘behind the arc’). Va detto che non è tutto oro ciò che luccica, ed analizzando lo shootchart del nativo di Miami si può osservare come i limiti sopratutto finalizzativi siano decisamente evidenti:

Shootchart di Brandon Knight

Naturalmente quando si osserva uno shootchart occorre considerare che diversi fattori possono influenzarlo, come la frustrazione nel voler ricucire velocemente il distacco dagli avversari (che 67 volte su 82 hanno raccolto la vittoria contro Milwaukee) con un supporting cast spesso non sintonizzato sulla stessa lunghezza d’onda, ma anche la volontà di emergere in un contesto tecnico livellato verso il basso.

L’assenza di un vero leader designato a trascinare della squadra (O.J. Mayo?) ha inevitabilmente caricato di maggiori responsabilità l’ex Pistons. Ciò non ha aiutato molto i Bucks ad uscire dalle sabbie mobili della bassa classifica, ma ha dato a Knight la possibilità di accrescere le proprie quotazioni nella lega, con buone argomentazioni da spendere in sede di mercato free agent.

A tal proposito, per Knight vi è ancora un anno di contratto garantito più un eventuale secondo tramite qualifying offer. Consideriamo poi il salary cap piuttosto affollato di Milwaukee, che il prossimo anno pagherà quasi 43M$ di stipendi, motivo principale per cui è difficile aspettarsi l’arrivo di qualche top player via mercato free agent per rilanciare le ambizioni dell’organizzazione.
Cosa significa tutto questo? Che per la prossima stagione, a meno di trade sorprendenti, i Bucks potranno contare sulla stessa squadra poco entusiasmante di quest’anno: un’opportunità senza dubbio importante per Knight per migliorarsi ancora, meno per tutti i tifosi Bucks, di certo poco propensi a vivere un’altra annata nei bassifondi della Eastern Conference.


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