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Qualcuno conosce la signora Reding? No? Male

Creato il 22 giugno 2010 da Massimoconsorti @massimoconsorti

Qualcuno conosce la signora Reding? No? Male.C’è una donna, in Europa, molto preoccupata per la piega che sta prendendo tutto l’affaire della libertà di stampa in Italia e che, non nascondendosi dietro il solito anonimato delle generiche “fonti ufficiose”della UE né dietro dichiarazioni dei “portavoce” pagati per essere smentiti subito dopo, si lascia perfino intervistare e parla, e dice, e ragiona. Certo, se Mr. B avesse deciso di darle una palpatina invece di fare il cascamorto con l’assessore trentino Lia Beltrami a L’Aquila o con le cantanti del premier bulgaro Borissov, magari la Commissaria UE alla Giustizia sarebbe stata più comprensiva nei confronti di un ddl tanto caro al Capo, ma a Silvio la quasi sessantenne lussemburghese Viviane Reding, evidentemente non piace. Indispettita dal fatto che il presidente del consiglio italiano si è rifiutato di farle neppure un misero “cucù” come alla Merkel, ha rilasciato un’intervista a Repubblica in cui afferma, senza giri di parole, che “la Commissione è al corrente dell'importanza delle questioni e delle discussioni in corso in Italia. Al momento il ddl non è ancora stato approvato dal legislatore e di regola nel rispetto del Parlamento non ci esprimiamo su progetti di legge. È però chiaro ed evidente che nel mio ruolo di Commissario Ue alla Giustizia seguirò con attenzione l'evoluzione del testo nel resto del processo legislativo”. Alla domanda su cosa in Europa si intende per “libertà di stampa”, la Commissaria ha risposto: “La Carta sulla libertà di stampa, all’articolo 10 sottolinea i principi base che i governi devono rispettare quando hanno a che fare con i giornalisti, come il divieto di censurare, il libero accesso alle fonti e la libertà di trovare e pubblicare le notizie. La libertà dei media è anche un valore fondamentale per tutti gli stati Ue che hanno ratificato la Convenzione europea dei diritti dell'uomo”. Inutile dire che, nonostante la presenza di Mario Borghezio in Commissione Giustizia, l’Italia ha ratificato la convenzione dei diritti dell’uomo. Ma la stessa signora Reding ha ammesso che il problema della privacy esiste, tanto che “in autunno insieme alla mia collega agli Affari interni, la svedese Cecilia Malmström – ha dichiarato – farò un primo rapporto sulla revisione della direttiva che coinvolge la conservazione dei dati da parte degli operatori privati che su richiesta delle autorità devono renderli disponibili. Presterò grande attenzione affinché la direttiva bilanci l'obiettivo tra lotta alla criminalità e al terrorismo e il diritto dei cittadini alla privacy nonché alla protezione dei loro dati personali”. Alla signora Reding ha risposto, a stretto giro d’agenzia, il ministro Franco Frattini il quale ha tenuto a sottolineare, per l’ennesima volta, che il ddl sulle intercettazioni non “mina la libertà di stampa ma tutela la privacy”, omettendo "soprattutto di Berlusconi". Sulla tutela della privacy tutti gli italiani sono concordi, anche quelli che di mestiere fanno i giornalisti, a meno che non lavorino per Alfonso Signorini. Ai “gossippari” infatti, degli affari sporchi di Ricucci non interessa un fico secco mentre se telefona ad Anna Falchi per dirle “stasera ti strizzo le tette”, la notizia finisce in prima pagina. A noi personalmente, la notizia della strizzatina di Ricucci alla Falchi fa solo pena, mentre ci interessano, e molto, i mezzi con i quali ha cercato di accaparrarsi, ad esempio, il Corriere della Sera. Bisognerebbe provare a distinguere quando una notizia è solo privacy o quando riguarda anche un possibile reato. Facciamo un esempio. In questi giorni un ex presidente di Regione, finito nei guai per un transatlantico di mazzette, si è sentito leggere, nel corso del processo, il testo di alcune registrazioni telefoniche decisamente hard. Il Presidente di cui sopra, nel corso di queste telefonate, oltre a tutta una serie di miagolii erotico-sessuali, si è lasciato andare anche a disarmanti dichiarazioni sui reati che stava commettendo. Ci chiediamo: dove finisce la tutela della privacy e dove inizia il valore probatorio di una intercettazione telefonica per reati commessi? Se Berlusconi avesse telefonato a Innocenzi per dirgli di portare le carte per la partita a poker del giovedì, e non per tentare di silurare Santoro minacciando di ritorsioni il mondo intero, si può pensare che quella telefonata avrebbe interessato qualcuno? Mavalà. Questo discorso, nel momento in cui si intercettano persone, si riproporrà sempre e riguarderà anche i mafiosi “tecnologici”, nonostante i tentativi della Santanchè di tutelarne maldestramente la privacy. A proposito del ddl sulle intercettazioni. Il presidente Napolitano ha cortesemente fatto notare che prima di affrontarlo in aula, forse sarebbe il caso di chiudere il discorso sulla manovra economica. A Berlusconi, al quale il Presidente della Repubblica ha firmato pure le giustificazioni (legittimi impedimenti) per non andare in tribunale, l’uscita di Napolitano non è piaciuta. “Ora ci vuole dettare anche l’agenda parlamentare”, ha tuonato il Silvio dando una pedata a Bonaiuti.


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