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Quando Lidia Ravera insultava la Rice e Papa Francesco

Creato il 20 luglio 2013 da Uccronline

Lidia RaveraIl nome della femminista Lidia Ravera, oggi assessore alla cultura della Regione Lazio, è emerso in questi giorni dopo le affermazioni razziste del leghista Roberto Calderoli contro il ministro Cecilie Kyenge.

Sul “Corriere della Sera” Luca Mastrantonio ha ricordato un articolo della Ravera del 2004, pubblicato su “L’Unità”. La femminista accusava le “vecchie compagne” femministe di gioire per la nomina di Condoleeza Rice a segretario di Stato degli USA con il governo Bush, concludendo così l’articolo: «Condoleeza, con quelle guancette da impunita, è la “lider maxima” delle donne-scimmia. Personalmente, anche se è maschio, preferivo Colin Powell. E, anche se è maschio, concordo con Giulietto Chiesa che, commentando la nomina della nostra eroina B.M.W (black-middleaged-woman), ha scritto: “Un falco al quadrato ha preso il posto della radice quadrata di una colomba”. In quanto pacifista contraria alla politica estera di Bush mi sparerei un colpo. In quanto femminista lo sparerei direttamente a lei, il colpo, …” con dolcezza”».

Indignata, la Ravera ha inviato una replica al “Corriere della Sera” accusando il giornalista di aver estrapolato «un paio di parole da un mio articolo del 2004». Si è quindi difesa dicendo di non aver voluto aggredire l’aspetto della Rice ma di condannare «una donna che scimmiotta gli uomini nei loro lati peggiori. In questo senso, ed era lapalissiano, le davo della donna scimmia». Si è quindi domandata: «Che senso ha decontestualizzare una parola e costruire lo sputtanamento di una persona che non se lo merita?». Mastrantonio ha controreplicato dicendo: la Ravera «nega di aver espresso un giudizio legato all’aspetto fisico, ma nell’articolo parla esplicitamente di “guancette da impunita” della Rice leader delle donne-scimmia». In ogni caso la gravità maggiore del commento di Ravera sull’“Unità” non sta tanto nella disapprovazione della Rice ma nelle parole finali: «In quanto femminista lo sparerei direttamente a lei, il colpo». Nessun commento su questo?

D’altra parte stiamo ancora aspettando che la Ravera ritiri la diffamazione verso Papa Francesco e chieda scusa. Quando venne eletto, infatti, la Ravera (che proclama di essere stata anche giornalista!) ha dato credito senza alcuna verifica delle fonti alla campagna denigratoria anticlericale che ha investito Bergoglio nelle ore immediatamente successive all’elezione al soglio pontificio. Papa Francesco infatti è stato falsamente accusato di complicità con il terrorismo argentino nonché gli sono state attribuite false citazioni contro le donne. Proprio di queste si è occupata la femminista in una lettera a lui destinata pubblicata sul “Fatto Quotidiano”: «Ho letto con dispiacere la sua dichiarazione a proposito del genere cui appartengo: “Le donne sono naturalmente inadatte per compiti politici. L’ordine naturale e i fatti ci insegnano che l’uomo è politico per eccellenza, le donne da sempre supportano il pensare e il creare dell’uomo, niente di più”. Lei davvero è convinto che apparteniamo a una razza inferiore, incompleta? E mancante di che cosa? Il pene? Il discernimento? Possiamo scegliere soltanto fra Maddalena e Maria, tertium non datur? Qual è la tara che ci rende indegne di esercitare quello che è un diritto di tutti i cittadini e le cittadine? colpa di Eva? Per quanti millenni ancora dovremo pagare la libertà intellettuale, la curiosità che la rese disobbediente? (Risponda, la prego, visto che è un tipo alla mano)».

Noi della redazione UCCR non avevamo impiegato molto tempo a capire che la citazione -riportata anche dalla Ravera, non sul suo blog personale ma su un quotidiano nazionale- era una bufala, priva di fonte e inventata di sana pianta dagli oppositori di Bergoglio quando era arcivescovo di Buenos Aires. Ci siamo riusciti noi, perché non la bravissima Ravera? La citazione è comparsa per la prima volta su “Yahoo Answers” dall’utente argentino “Bumper Crop” e la notizia della bufala era sulla maggior parte dei quotidiani di lingua spagnola, come “Eleconomista.es” già dal 15/03/13 esattamente il giorno della gratuita e infondata accusa al nuovo Pontefice su un quotidiano nazionale. A lei dunque rivolgiamo la stessa domanda che ha rivolto al giornalista de Il Corriere«Che senso ha non verificare una citazione e costruire lo sputtanamento di una persona che non se lo merita?»

Vogliamo comunque spezzare una lancia a favore della femminista. Onore le va dato, infatti, di essersi opposta alla Teoria del gender valorizzando la differenza della donna rispetto all’uomo, contro ogni omologazione filo-omosessualista. Ha scritto infatti: «Io mi reputo, tuttora, femminista, non perché penso che le donne sono “migliori degli uomini” o “brave quanto gli uomini”, io sono femminista perché penso che le donne sono “diverse dagli uomini” e questa diversità, invece di essere valorizzata, continua ad essere considerata un handicap e le penalizza». Per questo motivo le femministe, ma non la Ravera, si contraddicono quando sostengono le adozioni gay perché di fatto stanno affermando che  in fondo non c’è nulla di diverso e unico nella donna rispetto all’uomo, tanto che una donna può benissimo essere sostituita nel suo ruolo di madre da un uomo omosessuale.

Chissà se la femminista avrà la stessa energia, ora che è in politica, di prendere posizione in modo diretto su questa tematica, magari la stessa che ha usato per condannare Papa Francesco per un’affermazione che non ha mai fatto, che lei non si è minimamente preoccupata di verificare, alimentando così le infondate condanne al nuovo Pontefice e che non si è mai scusata, in seguito, per aver gettato fango basandosi su un falso.

La redazione


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