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Quando un carciofo é l'emblema del Malpaese

Creato il 21 marzo 2012 da Malpaese @IlMalpaese

 

Per prima cosa, da uno che qualcosa ne capisce del settore, vorrei far capire a voi consumatori quanta fatica ci vuole per farvi gustare un buon carciofo siciliano.

Dalla semina alla raccolta è un percorso difficoltoso, fatto di duro lavoro: semina, irrigazione, concimazione e manutenzione delle piante. Poi ci vuole un bel po’ di fortuna legata alle condizioni climatiche, se il tempo non è clemente non si arriverà mai alla raccolta e quindi nessun introito ma debiti.

Dopo un duro lavoro si arriva alla raccolta. Per raccogliere i carciofi  ci vuole molto tempo, e il tempo utilizzato varia perchè dipende dalla vastità dei campi, dalla quantità dei carciofi presenti sulle piante e dalla quantità di manodopera utilizzata.

Per esperienza personale posso dirvi che si parte di buon mattino e si torna a casa prima che faccia buio.

Si sta intere giornate nei campi, anche quando fa molto freddo, anche quando fa molto vento e anche quando piove.

Ma alla fine tutto questo duro lavoro sarà compensato da una giusto introito ? No, perché al contadino siciliano, nel momento in cui vi scrivo, il carciofo viene pagato 4 cent al pezzo. E indovinate quanto lo paga il consumatore ? “Da un indagine effettuata a Roma, che puo’ essere presa come media nazionale, relativamente ad un ortaggio di stagione, il carciofo, i prezzi praticati nei mercati rionali sono inferiori a quelli dei supermercati. Il prezzo al pezzo (cosi’ vengono venduti i carciofi) piu’ conveniente al mercato e’ di 0,40 euro (utilizzando anche le ore tarde della mattinata, a chiusura dell’attivita’) mentre quello dei supermercati arriva a 0,60 euro al pezzo.” (fonte: ADUC)

Ora, cosa significa concretamente che un carciofo viene pagato 4 cent al pezzo al contadino? Significa che una cassa (25 carciofi) di carciofi viene comprata dal contadino a 1 euro e venduta dalla grande distribuzione a 15 euro  (per essere ottimisti), significa soprattutto che al contadino non conviene raccoglierli proprio perché con il misero ricavo non riesce nemmeno a pagare i vari costi di produzione.

Ho preso ad esempio i carciofi ma avrei potuto prendere ad esempio qualsiasi prodotto. In generale, per i piccoli agricoltori non è conveniente produrre nulla e se continuano a produrre è perché hanno una grande passione per il loro mestiere ed è perché l’alternativa è il nulla.

La soluzione ? Per farla semplice (il discorso sarebbe piu’ complesso) se la grande distribuzione vuole continuare a vendere i carciofi a 0, 60 cent  deve cominciare a comprarli dal produttore ad un giusto prezzo. Cosa vuol dire giusto prezzo? Vuol dire che al contadino deve essere garantito un introito utile per pagare i costi di produzione e soprattutto utile per campare dignitosamente.  Naturalmente non puo’ essere la grande distribuzione ad imporsi norme non vantaggiose per se’ stessa, qualcuno dovrebbe cominciare a controllare chi ci lucra su oltre un “limite di decenza”. Ad esempio, nei vari passaggi della filiera il costo di un prodotto cresce a dismisura arrivando nelle tavole degli italiani a prezzi indecenti. E’ evidente che la colpa non è ne’ del povero contadino ne’ del malcapitato consunatore ma di tutti coloro che gestiscono la filiera.

E’ singolare che in questo malpaese (e ho chiamato il blog cosi’ non a caso) chi lavora di piu’ viene pagato di meno e considerato meno di zero, mentre chi lavora di meno guadagna di piu’ e considerato un onorevole.

 Qualcuno vuole occuparsi degli agricoltori italiani ? Perché noi vi diamo da mangiare ma voi (politica in primis) ci state facendo morire di fame.

Gio’ Chianta

QUANDO UN CARCIOFO E’ L’EMBLEMA DEL MALPAESE.

 


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