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Quello che il renzismo non dice (31): se Serra (Davide non Michele) prende la tessera PD. Da Wordsworth a Machiavelli, sul re nudo e i sudditi ‘cecati.

Creato il 26 ottobre 2014 da Rosebudgiornalismo @RosebudGiornali
Emperor_Clothes_01di Rina Brundu. Quando ho sentito che Serra forse si sarebbe iscritto al PD ho pensato: “Ma, come? Non era già iscritto?”. Pensavo a Michele, naturalmente, il mitico padre di Cuore. Poi scopro che il Serra in questione si chiama Davide. “’Azzo é?” mi chiedo. Un finanziere, mi dicono. Un giovane finanziere amico di Renzi. Non uno qualsiasi però, almeno a giudicare da ciò che si legge sui giornali. Uno che vorrebbe il Jobs Act più duro, insomma una sorta di Ulisse dei tempi digitali che sta usando la riforma del lavoro in guisa di cavallo di T*oia per espugnare le vecchie fortezze marxiste. Là dove non è riuscito a volare Berlusconi è riuscito Matteo Renzi con la sua rivoluzione di velluto, dall’interno, complice lo sfascio totale che ha interessato il sistema politico Italia.

Ma sovente la brace resta viva sotto la cenere ed é indubbio che la contro-manifestazione della CGIL (contro la kermesse leopoldiana, intendo), ha colpito nel segno e per una volta hanno avuto ragione Camusso e Fassina di tirare un sospiro di sollievo. Il grande merito del raduno voluto dai sindacati è che ha dato chiara visibilità di quanto sia largo il “gap” tra le due anime del PD, così largo che in realtà da oggi in poi si può tranquillamente affermare che di due partiti si tratta e prima avviene lo split meglio è. Il partito di Renzi è partito democristiano, casiniano nella sua essenza e starebbe bene collocato al centro o a destra. Ma non a sinistra, dove un dato rispetto per certe linee guida di pensiero occorrerebbe averlo, non tanto per salvare insalvabili perle ideologiche quanto perché quel partito rappresenta comunque le giuste recriminazioni di una parte importante del Paese, e verso tali richieste occorrerebbe mostrare rispetto. Di sicuro molto più rispetto di quello che mostra Matteo Renzi.

Ho però grandi dubbi anche sulla validità del renzismo collocato più a destra. Francamente cominciano a dare da pensare anche certe dichiarazioni di Matteo Renzi: “Facciamo la Leopolda per tornare ad essere bambini”. Per carità, dai tempi in cui studiavo Wordsworth ho sempre difeso l’idea del valor aggiunto che dà il riuscire a conservare il “bambinello dentro”, anche in età più adulta. Adoro gli sfondi edenici e pastorali e conosco bene infinite favole sulla mitica età dell’oro. Tuttavia, da qui a pensare che una politica forte di una moderna democrazia occidentale possa essere realizzata con questi escatomotages new digital age ce ne corre! Sia perché dal Medioevo in poi abbiamo avuto il solido pensiero machiavelliano la cui validità per quanto ne so non è mai stata smentita da niuno (neppure dal pensiero rottamatore renziano!), sia perché oggidì serve ben altro per ottenere il risultato, se mai si riuscirà ad ottenerlo!

C’é qualcosa in questo renzismo trionfante che quasi fa paura. Un poco come se il re fosse nudo ma anche tutti i suoi sudditi fossero accecati e dunque in dato modo impossibilitati ad avvertirlo che il burrone è poco più in là. Fortuna che noi dentro il burrone ci siamo già e dunque il domani non potrà mai essere troppo diverso dall’oggi e dall’ieri. Domani è semplicemente un altro giorno.

Featured image,  il re sfila senza vestiti nell’acquiescenza generale, in un’incisione dell’Ottocento ad opera di Vilhelm Pedersen (1820 – 1859)

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