Magazine Attualità

Quello che il renzismo non dice (81) – Il problema dell’alternativa. Sulla destra, mesta mai desta e sul “the best of a bad lot”.

Creato il 27 febbraio 2015 da Rosebudgiornalismo @RosebudGiornali
Clint_Eastwood-Holden-Breezydi Rina Brundu. “Mi piace Clint Eastwood perché è un attore che ha solo due espressioni: una con il cappello e una senza cappello” così parlava il grande Sergio Leone a proposito di uno dei suoi attori preferiti, uno che non faceva troppe smorfie ma sapeva “bucare lo schermo” come nessuno. Esattamente l’opposto di quel che riesce a fare Matteo Renzi, un politico che, purtroppo per lui, nonché a dispetto di quella che sembrerebbe essere una sua sincera passione per la mediaticità a tutto tondo, è certamente uno dei personaggi più anti-catartici che si ricordino. Detto altrimenti, quando te lo ritrovi in prima sui tanti giornali-che-contano, fai subito lo scroll-down fino a che l’immagine non scompare dalla visuale, se lo vedi in tv o cambi canale o se colto di sorpresa ti ritrovi a pensare che forse stanno mandando in onda l’ultimo film di Mr Bean.

Non è un problema da poco per un leader, di sicuro è un problema che toglie tanti voti e chiunque pensasse che qui si sta esagerando dovrebbe prendersi la briga di leggere i numerosi commenti in calce agli articoli di politica e analizzarne il contenuto. Tuttavia, questo è un peccato perché tante delle cose che Matteo Renzi dice o fa – tolta la fuffa retorica che nel suo caso raggiunge il parossismo – hanno un senso e muovono nella giusta direzione per favorire un cambiamento duraturo, fermo restando il carattere gattopardico che sarà sempre la palla al piede del renzismo e lo condannerà a un destino ignavo, tra quelle dottrine senza infamia e senza gloria.

Vero è però che non si farebbe un’analisi politica corretta se non si dicesse che ora come ora non esistono alternative a questo governo. Non ne esistono a sinistra, dove i “gufi” renziani abbondano davvero e non sono solo una fantasia del leader; dove è indubbio che si nascondano i nemici duri-e-puri di Matteo Renzi (che giustamente se li tiene vicino, come raccomanderebbe Sun Tzu), i quali vivono nell’attesa del giusto passo falso per fargli lo scalpo. E senza dimenticare movimenti come SEL che sono una specie di ologramma obsoleto puntato sul futuro, distanti anni luce dalle reali necessità del mondo attuale e chiusi a riccio nel difendere una visione della vita infarcita di uno spirito edenico che come tutte le età dell’oro non solo non sono mai esistite ma non hanno mai completamente chiarito il loro senso.

Il vero problema però sta a destra, meglio ancora il vero problema lo pone la mancanza di una destra credibile, che non sia un mesto mai desto riflesso ectoplasmatico di una visione politica. Il vero problema lo pone un Silvio Berlusconi determinato a non fare un passo indietro e che, così facendo, uscirà di scena (è nel destino di tutti, quindi anche nel suo e a nulla serviranno i miliardi accumulati), portando seco le macerie della sua creatura partitica. Il vero problema lo pone un Raffaele Fitto che – indipendentemente dalle sue indubbie qualità – non ha il carisma necessario per diventare un leader nazionale, dato che non vi può essere leader politico senza un popolo che, per un qualunque motivo, voglia seguirlo. Il vero problema lo pone un Matteo Salvini che oltre ad essere poco credibile nella sua illuminazione sulla via meridionale, più il tempo passa più sembrerebbe mancare di una capacità dirigenziale e carismatica sostanziale che si presenta invece impedita dal mitico motto “Cogli il voto e fuggi!”. Il vero problema lo pongono i partiti di destra “estrema” (se così possiamo ancora chiamarli oggidì!), che per ovvie ragioni non possono “ispirare” una maggioranza elettorale dentro le dinamiche sane (e digitali) di una grande democrazia moderna. Infine, un problema di fondo lo pone un Ncd e il suo leader Angelino Alfano che hanno ampiamente dimostrato di preferire le poltrone alla coerenza ideale e politica e che in conseguenza di questo alle prossime elezioni saranno probabilmente spazzati via, lasciati con l’inevitabile alternativa “O Renzi o morte!”.

C’é un buco quindi, un buco con poca menta intorno che oggi come oggi è riempito dalla figura dell’attuale Segretario del PD, il primo leader che è pure “the best of a bad lot”. Non ci resta dunque che attendere il Messia, del resto dall’ultimo arrivo sono passati duemila anni, il prossimo dovrebbe essere qui presto… any moment now

Featured image, Clint Eastwood dirige William Holden in Breezy (1973)

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog