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Qui. Appunti dal presente. Innocenza

Creato il 10 marzo 2011 da Fabry2010

Qui. Appunti dal presente. Innocenza

Innocenza?
di Massimo Parizzi

C’è qualcuno che, davvero, si sente innocente? Io no.

Questo “davvero”, o “in verità”, manifesta una diffidenza. E la diffidenza è incompatibile con l’innocenza. Chi si sente innocente non può essere interrogato, solo confermato o contestato. Non esistono vie di mezzo. Qualunque domanda sul suo senso di innocenza è una contestazione radicale. Lo distrugge. (continua qui)

E’ uscito il n. 23 della rivista Qui. Appunti dal presente. Propongo il sommario e una presentazione.

SOMMARIO

2-4 luglio 2010: un autobus dato alle fiamme a San Salvador; una serata fra ragazzi in Israele. E una domanda, Innocenza? (Massimo Parizzi), che percorre gran parte del numero. 4-12 luglio: un prigioniero politico a Cuba; il bisogno di “rivivere dentro di sé la propria storia arricchita da quella dell’altro”; una mattina in piscina a Roma; le strolaghe vicino ad Arctic Bay, penisola di Baffin, Canada; “quale marciume occorre spazzare via per scoprire un mondo abitabile” (Joan Miró); Arctic Bay coperta di polvere; una seduta di yoga a Kabul; un’incursione dei muttawa, “campioni della moralità saudita”, in un centro commerciale di Riyadh. E una poesia di Roberto Juarroz, argentino, Vivere è infrangere. 12-20 luglio: di nuovo a Kabul, un rapimento per sbaglio e gli smalti per unghie al supermercato; una ragazza che si fa due piercing ad Atlanta, Georgia, Stati Uniti; due donne che in palestra, a San Salvador, parlano del matrimonio: è un “rinunciare a me”; la fine dell’estate ad Arctic Bay; Kabul nel caos della Conferenza internazionale e “il bambino o il cane dentro di voi, quella parte innocente che sa ancora riconoscere la differenza”. Una pagina di Elsa Morante sulla “innocenza” degli animali. 21 luglio-2 agosto: un venditore ambulante di giornali a San Salvador; i pensieri che “mette in testa” la tv a una ragazza nigeriana negli Stati Uniti; le autorità saudite informano un marito che una sua “dipendente”, sua moglie, è partita per l’estero; scontri fra genitori e figli all’Avana; cerimonie sciite a Baghdad viste da una giovane non sciita; mettere via i libri sulla gravidanza insieme alla speranza di avere un altro figlio; una conversazione fra due donne espatriate a Shanghai su una bambina adottata. e una poesia di Sylvia Plath, Bambino. 2-23 agosto: “l’innocenza verrà divorata boccone per boccone”; una bambina che addestrava formiche; un luogo in cui “la presenza dell’uomo è inosservata e la sua assenza non compianta”; un incontro facendo jogging nella campagna attorno a Bologna; una “azienda agricola con certificazione biologica” a Gaza; il ferragosto a Roma; una fiction televisiva, in Arabia Saudita, in cui “una donna sposa quattro uomini”; un picnic in Iraq; un tramonto ad Arctic Bay. E un saggio su Il rossore perduto (Alfredo Tamisari), quello provocato dal pudore e quello provocato dalla meraviglia. 25 agosto-5 settembre: due genitori vanno a trovare il figlio nella sua base militare in Israele; una lettera di una donna israeliana al presidente palestinese Mahmoud Abbas e al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu; come gli studenti delle scuole medie superiori, a Cuba, devono vestire e portare i capelli; un incontro a un autolavaggio, a Bologna, con una famiglia rom; una coda in banca a San Salvador. E una poesia di Robinson Quintero, colombiano, su Lo straordinario. 9-28 settembre: i festeggiamenti dell’Eid a Gaza; la ripresa dopo il ritorno dalle vacanze a Roma; Fidel Castro e il sistema cubano che “non funziona neanche per noi”; libri bruciati in Iran; la morte di Chucho all’Avana; la fatica di studiare medicina ad Atlanta; una ragazza nigeriana negli Stati Uniti che non parla mai di razza “perché, francamente, non mi interessa”; l’arrivo della stagione buia ad Arctic Bay; razzismo su un autobus all’Avana.

Cosa è Qui. Appunti dal presente?

Questa rivista è nata nel 1999 per raccogliere testimonianze, descrizioni, osservazioni, riflessioni sul tempo privato-pubblico che viviamo in qualunque forma la scrittura consenta: appunti, poesie, racconti, lettere, saggi, pagine di diario ecc. Dal numero uscito nel febbraio 2005 è divenuta, privilegiando una delle forme che aveva sempre praticato, un diario. Viene pubblicata anche in un’edizione in inglese e i suoi collaboratori sono persone che vivono in diversi paesi del mondo; sia persone per le quali scrivere è un’attività quotidiana, a volte professionale, sia persone per le quali è un’attività soltanto occasionale o rara (intellettuali e non, insomma). Perché un diario? Per farci insieme, su queste pagine, “testimoni” del tempo che insieme viviamo, per leggerlo e commentarlo offrendo periodicamente al lettore la possibilità di ripercorrere, attraverso un “coro” di voci diverse, un passato recente che egli stesso ha vissuto in prima persona. Inoltre, un diario è un esercizio d’attenzione. E può essere anche un contenitore di pensieri, osservazioni, interrogativi sparsi: quelli che non giungono a farsi “compiuti”, e che soprattutto in questi anni, in cui si tratta di ripensare tutto, possono essere un aiuto prezioso. Infine, il diario è un genere di scrittura “personale” per eccellenza, e questa rivista ha sempre voluto essere una rivista di singole persone che parlano a e con singole persone.

Questa rivista, singolare nel panorama italiano, vive solo grazie agli abbonamenti. Per abbonarsi, vedi qui.



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