Magazine Cultura

RECENSIONE A CALDO – Magic in the Moolinght

Creato il 15 dicembre 2014 da Fabioeandrea

Magic-in-the-Moonlight-scena-film-29292

L’anno scorso, Woody Allen ci aveva fatto vibrare con lo psicoticamente egoista Blue Jasmine, affidandosi alla grande e poi meritatamente premiata Cate Blanchett per indossare i panni di una new Blanche DuBois (se il nome non vi dice niente non sto neanche a dirvi di consultare Un tram che si chiama desiderio, è una battaglia persa in partenza).
Oggi, ci ha riprovato con Magic in the Moonlight e, per la verità, ha già vinto qualcosa perché ha fatto segnare 10,300,000 dollari di incasso solo negli USA (e ripeto, solo negli USA!!!).
Non male per una storiella non particolarmente elaborata come la sua!
Stanley è un illusionista misantropo dall’ironia piuttosto sarcastica e acidula degli Anni Venti, e viene convinto da un suo collega a incontrare una ragazzina, Sophie, che pare riesca veramente a entrare in contatto con l’aldilà. Malgrado all’inizio sia molto scettico e ritrovo verso la medium, questa riesce a dargli prova di quanto le sue capacità siano veritiere, permettendogli finalmente di abbassare le difese e di aprirgli gli occhi su ciò che ha da sempre rifiutato con razionalità: l’esistenza di un essere vivente ultraterreno sopra di loro e, quindi, di una forza mistica… o forse il governo americano che controlla tutte le nostre email?
Il film è tutto qui, ma possiede una forza che lo rende particolare. Perché rispolvera i conflitti di un tempo (scienza vs. religione, senza dubbio), ma lo fa con uno spirito irriverente ed estremamente leggero, sebbene non particolarmente incisivo e, talvolta, un po’ troppo frettoloso.
I tanti critici francesi (che adorano sopra ogni cosa il cinema alleniano) hanno ribattezzato il regista “l’inventore della light comedy”, una commedia leggera, ma con valori che piacciono molto agli intellettuali e in grado di far ridere chi intellettuale non lo è per niente (e sto parlando con te, meccanico con fidanzata che vai a ballare il sabato sera in discoteca).
Emma Stone, nel suo maldestro smarrimento che continua a farla assomigliare a una ragazzina in fase tardoadolescenziale, ha una recitazione estremamente naturale, e questo la rende efficace… anche perché nel film non fa altro che mangiare, senza ingrassare, e questo ha generato l’odio di chi si è fatto un abbonamento a vita da Burger King! Mentre Colin Firth, ad alti e bassi, fra forzature e non, funziona quel tanto giusto per non essere troppo isterico.

Fabio Secchi Frau


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog