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Recensione Eclipse (2010)

Da Isn't It Romantic?

   RECENSIONE ECLIPSE (2010)

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 Regia di David Slade, con Kristen Stewart (Bella Swan) Robert Pattinson (Edward Cullen)  Taylor Lautner (Jacob Black) Billy Burke (Charlie Swan)  Ashley Green (Alice Cullen), Dakota Fanning (Jane) Peter Facinelli (Carlisle Cullen) Bryce Dallas Howard (Victoria).

Se volete leggere la recensione a Twilight ecco il link:

http://romancebooks.splinder.com/post/19135445,

se invece  volete leggere la recensione a New Moon ecco il link:

http://romancebooks.splinder.com/post/21740746

 

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Tornati a Forks dopo il tentato suicidio del vampiro a Volterra, Bella ed Edward attendono solo il diploma per decidere del loro futuro. Ma tra di loro si inserisce di prepotenza Jacob, nemico e rivale, che vuole strappare Bella la donna a Edward, ma anche Bella l’aspirante vampira a quello che lui ritiene un destino infame. Bella ama Edward ma prova anche sentimenti contrastanti per Jacob, amico fidato e fedele la cui carnalità l’attrae quasi quanto la spiritualità di Edward. L’ennesima ricomparsa della vendicativa vampira Victoria, che semina morte in tutta la regione, congiunta alla minaccia costituita degli emissari dei Volturi, vampiri trasformati da poco quindi molto feroci, che sono venuti a controllare che Bella sia divenuta una di loro e in caso negativo sono pronti a eliminarla, costringerà Edward e Jacob ad allearsi per difendere la loro amata, seppellendo momentaneamente l’ascia di guerra. Anche i Cullen faranno una scelta di campo, ovvero la loro famiglia, Edward e la compagna umana che ha scelto, anziché la loro razza e assieme ai licantropi difenderanno le loro vite e il loro territorio.

 

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Dopo la terribile prova di New Moon, la visione di Eclipse fa tirare quantomeno un respiro di sollievo. I vampiri sono tornati, Edward è tornato, e si vede. Cancellato lo spento ed anemico film precedente un po’ di sangue torna a pompare nelle vene e la storia decolla. Scomparsa l’inedia di Cris Weitz almeno abbiamo un vero regista David Slade,già autore dello splendido Hard Candy e dell’ottimo Trenta giorni di buio, che per quanto chiaramente costretto da rigide direttive dalla produzione, ha comunque polso e personalità. A partire dalle inquadrature nervoseche, come in Twilight, sono in molti casi con la macchina da presa addosso agli attori e che poi si aprono inaspettatamente in splendidi campi lunghi sui suggestivi paesaggi del New England, protagonista silenzioso e non riconosciuto di tutte e tre le pellicole. Coadiuvato dalla preziosa fotografia tutta giocata sui toni cupi e sui colori desaturati di Javier Aguirresarobe, Slade cerca di darci un assaggio di un mondo sotterraneo e parallelo al nostro, che può essere crudele e infernale, come generoso e vicino al paradiso. A mescolare sentimento e azione, intimismo e adrenalina. Purtroppo le limitazioni imposte da questa corazzata per far soldi che la saga di Twilight è divenuta, unite a una sceneggiatura mediocre, tarpano le ali a quello che poteva divenire un film dal respiro molto più ampio, intrappolandolo nello scontato e nel banale in molti casi. Così la continua e inutile esibizione di bicipiti che dovrebbe attrarre il pubblico maschile sortisce poco effetto, dato che le promesse di battaglie epiche sono disattese e l’unico vero scontro che perdura per tutto il film è quello dei due galli nel pollaio. I quali, paradossalmente, diventano i veri protagonisti grazie alla totale mancanza di forza di Bella come personaggio e all’inesistente prova di recitazione fornita dalla Stewart, deludente ancor più che in New Moon. Slade se ne rende subito conto e infatti punta tutto su si loro: su Jacob, un Taylor Lautner decisamente migliorato e chiaramente impegnato a dare il meglio e ancor più su un Robert Pattinson che oramai ha, lui sì, eclissato gli altri ed è avviato a una luminosa carriera. Il regista gli regala dei primi piani per cui molte attrici si venderebbero l’anima, rendendo chiaro quello che molte di noi avevano già capito: è Edward il cuore pulsante della saga e senza di lui c’è il buio. Pattinson migliora di film in film e ha un carisma e una presenza scenica che da sole varrebbero il prezzo del biglietto forse, rammentandoci un’epoca dove questo erano i divi del cinema: un tramite, attraverso il loro corpo e la loro bellezza, per i sogni della gente comune. Molto bravi tutti i Cullen, con menzione particolare in questo caso per Nikki Reed (Rosalie), Jakson Rathbone (Jasper) e Billy Burke (Charlie Swan) che dimostrano come non ci siano piccoli ruoli ma solo piccoli attori. Pessima la scelta di rimpiazzare l’espressiva e affascinante Rachelle Lefevre con la piatta Bryce Dallas Howard per la parte della cattiva Victoria. In ultimo, non se consapevolmente o meno, il film lascia passare un messaggio pericoloso e antitetico ai libri che erano una ricerca del proprio destino, ovvero che si possono amare più persone contemporaneamente, una sorta di polyamor candeggiato per adolescenti. La verità è che per crescere e divenire adulti è necessario compiere scelte e rinunciare a cose e persone; purtroppo per compiacere gli adolescenti e ancor più i finti adulti che non si decidono a maturare e languiscono in una adolescenza protratta all’infinito, ci si vuole far credere che è possibile, volendo, non rinunciare a niente ed avere tutto senza problemi, rimorsi e dolore. Giulietta e Romeo, che sempre vengono citati in Twilight, insegnano che solo il coraggio e il sacrificio si addicono al vero amore, la mediocrità dei codardi e delle anime spente è altro dall’amore. Un film nel complesso passabile consigliato agli appassionati della saga, sconsigliato agli altri e agli uomini.


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