Un romanzo dal tono poetico e drammatico; la storia di una donna che racchiude in sé quella di molte altre, sparse per il mondo e costrette a subire soprusi di ogni genere. Goccia a Goccia nasce il fiume è terribilmente reale ed attuale: intenerisce, commuove, provoca rabbia, timore, indigna e fa riflettere. Un libro destinato a uomini e donne per i quali le distanze non sono cosi importanti, perché il rispetto della dignità umana non conosce frontiere né religioni.

RECENSIONE Le femmine sono il giardino di qualcun altro, dunque non ha senso prendersene cura. D’altra parte chi coltiverebbe il giardino di un’altra persona? Questo pensiero cinico, maschilista e misogino è il punto di partenza del romanzo di Dipika Rai, Goccia a Goccia nasce il fiume. La storia di Mamta, la protagonista, è un’ulteriore conferma al fatto che esistono ancora luoghi in cui nascere ed essere donna è una maledizione e ‘femmina’ è sinonimo di «peso fastidioso di cui ci si deve sbarazzare al più presto». Gli uomini nascono per comandare e prendere una sposa, le donne per diventare mogli di qualcuno che non hanno mai visto ma a cui devono totale sottomissione fino alla morte e forse anche oltre. A cosa servono, dunque, le donne se sono destinate ad andar via da casa, a mettere al mondo figli (possibilmente maschi) e ad appartenere ad un altro? Non valgono il (poco) cibo che mangiano e, per di più, occorre racimolare una dote, altrimenti chi le vorrà mai?
Questa squallida visione del mondo appartiene a molti uomini, tra cui il padre di Mamta, Seeta Ram, indurito ed amareggiato dalla preoccupazione di dover trovare un marito a tutte le sue figlie — che non ama e tratta come bestie — sfruttandole per duri lavori e dando loro da mangiare il minimo indispensabile. Sua moglie, Lata Bai, pur amando la numerosa prole non può contraddire il marito violento. L’ignoranza e le fatiche della vita l’hanno resa una donna rassegnata e timorosa, incapace di sottrarre la figlia ad un destino già scritto, ad una tradizione che lei stessa non rinnegherebbe mai. D’altra parte non è stato facile trovare un marito per Mamta, a causa di quella voglia che deturpa la sua bellezza. A venti anni la ragazza è considerata quasi una vecchia. Cosi, una volta trovato lo sposo giusto, non ci si può permettere il lusso di lasciarselo scappare. Perfino i debiti per racimolare la dote sono un sacrificio ben accetto, purché portino i risultati sperati.
Mamta, però, è diversa dai suoi coetanei: non una giovane timorosa o irrigidita in vista delle nozze, bensì una sognatrice che ama ascoltare storie romantiche e spesso si rifiuta di stare con i piedi per terra. La ragazza idealizza il concetto stesso di matrimonio e perfino il futuro sposo, di cui non sa nulla. Questa spensieratezza si infrange presto contro la dura realtà di un’unione fatta di paura e brutalità. Ancora una volta Mamta ricorre ai suoi sogni, alle speranze infrante e ad un inaspettato regalo pur di sfuggire alle miserie della sua esistenza.Attraverso qu el dono — tenero e affettuoso come dovrebbe essere l’amore che non ha mai conosciuto — Mamta trova il coraggio di costruire la propria ribellione, rompendo gli argini di regole statiche, ancestrali ed immutabili nel tempo. Con la capacità che solo i sognatori hanno di inventarsi di nuovo e di credere ancora al futuro con rinnovata vitalità, Mamta sceglie la sfida, diventando un esempio per tutte coloro che non si piegano passivamente al destino ma scelgono di affrontarlo pur consapevoli dei rischi.
La ribellione e la fuga non sono semplici parole per una ragazza nata e vissuta nella rigida società di Gopalpur. Libertà vuol dire emarginazione, in un mondo in cui le giovani spose possono subire violenze e addirittura essere uccise dai mariti o dalle loro famiglie in nome dell’obbedienza e della dote. A tal proposito Dipika Rai porta alla luce una piaga mai completamente estinta nel subcontinente indiano: numerosi casi di cronaca, infatti, hanno più volte trattato la questione delle giovani donne vittime di brutali violenze perché rifiutavano di sottomettersi o a causa dell’avidità dello marito e della famiglia che — non contenti della dote ricevuta — continuavano a chiedere soldi e beni al padre della sposa. Molti di questi casi sono sfociati in terribili vendette in cui le giovani ragazze sono addirittura morte carbonizzate e le vicende, a volte, insabbiate sotto l’etichetta di «incidente domestico» (famosi i casi dei sari che “hanno preso fuoco” in cucina). La storia di Mamta e quella di sua madre, Lata Bai, sono un esempio di questo tipo di violenze. Nonostante questo la protagonista del romanzo di Dipika Rai sceglie di affrontare la paura ed il suo personaggio si evolve da giovinetta spensierata a donna che lotta per i propri sogni.
Goccia a Goccia nasce il fiume è un romanzo dallo stile elevato, quasi aulico e delicato, sebbene tratti argomenti capaci di schiacciare contro il muro anche la personalità più indifferente. La lettura dell’ultimo parto di Lata Bai è l’esempio più consono di ciò: la solitudine e le difficoltà del travaglio, il ricordo della nascita degli altri figli, tutti associati ad un particolare colore che ne riassume la storia, il rientro a casa, dove il marito scopre con malcelato disgusto l’arrivo di una nuova femmina e la descrizione del rapporto violento e privo di rispetto che Seeta Ram ha con sua moglie. La femminilità mostrata nei suoi aspetti più crudi e nei suoi recessi più oscuri. Questo è Goccia a Goccia nasce il fiume. Vi farà indignare ed inorridire, ma vi regalerà anche la speranza di un mondo migliore.
Per saperne di più e leggere un estratto dal libro, visitate la pagina del sito Piemme dedicata al romanzo ed il sito dell’autrice.

Nata e cresciuta a Nuova Delhi, Dipika Rai ha lavorato come giornalista freelance per varie testate internazionali. Ora vive tra l’India e Bali insieme al marito e ai due figli. Grazie al suo romanzo d’esordio, Goccia a goccia nasce il fiume, si è affermata come una delle nuove voci della letteratura indiana contemporanea.