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Recensione "La ricetta dell'assassino" di Anne Holt

Creato il 15 settembre 2013 da Alessandraz @RedazioneDiario
Pubblicato da gina sfera Autore: Anne Holt
Titolo: La ricetta dell’assassino
Titolo originale: Uten ekko
Traduttore: Margherita Podestà Heir
Edizione: Einaudi
Collana: Stile libero Big
Pagine: 448
Prezzo: € 19,50
Data di uscita: 4 giugno 2013
Trama: Quando Brede Ziegler, cuoco celeberrimo, viene assassinato, l'ispettore Billy T. e la squadra Omicidi si trovano a svolgere un'indagine che si rivela ogni giorno più complessa. Ricco, ambizioso e spietato, Ziegler aveva troppi nemici per individuare con sicurezza un sospetto. Anzi, forse due sospetti, visto che l'uomo è stato per così dire ucciso due volte: con un pregiato coltello da cucina la prima, con un farmaco in dose letale la seconda. Ci vorrebbe Hanne Wilhelmsen per orientarsi fra testimoni reticenti, contrabbando di vini, eredità milionarie, malavita organizzata e un passato oscuro. Ma Hanne è ancora in lutto per la morte della sua compagna e non è sicura di volere,o potere,  riprendere l'esistenza di prima. Così fra interrogatori, perquisizioni e colpi di scena, prende corpo l'indagine più difficile: quella per distinguere apparenza e realtà, per comprendere chi siamo dietro la facciata che offriamo al mondo.
RECENSIONE Prosegue con quest’ultimo giallo di Anne Holt la serie che ha come protagonista l’ispettore di polizia Hanne Wilhelmsen, iniziata nel 1993 con La dea cieca. La scrittrice norvegese ci dà ancora una volta un bel giallo che fa dimenticare il suo genere nel corso della lettura, per gli spunti e le storie raccontate, un libro in cui l’autrice non punta la sua attenzione sull’omicidio che diventa solo un pretesto, come spesso nei suoi libri, per scrivere, invece, un romanzo dove tutti i personaggi hanno la loro bella storia da farci sentire. Riesce, Anne Holt, a tenerci sempre sulle sue pagine, non semplicemente arricchendo l’avventura investigativa con approfondimenti di altri personaggi, ma dedicando a essi tutto lo spazio sufficiente a fare di uno tanti romanzi.

Che strano che la vittima sia stata trovata proprio sulle scale posteriori del comando di polizia di Oslo. Che strano che le armi del delitto siano due, sebbene una sola quella letale, come se l’assassino non abbia voluto rischiare di fallire… oppure no, forse la quantità di Paracet trovata nel suo corpo non è stata opera del medesimo assassino. Ma ciò che appare più strano è che tutti i testimoni sembrano non dire nulla, nulla di interessante almeno. Tutti conoscevano il più famoso chef del mondo Brede Ziegler e la sua cucina, tutti ne ammiravano le qualità, pur considerandolo persona poco amabile. Nessun testimone riesce a smuovere dunque lo stato delle indagini, almeno fino a quando torna a Oslo Hanne Wilhelmsen, l’ispettore capo improvvisamente allontanatasi dalla città qualche mese prima, subito dopo la morte della sua compagna, lasciando nello stupore e rabbia tutti, soprattutto il collega ispettore Billy T., che al suo ritorno si chiude nel mutismo per il rancore accumulato. E già… perché, come dice la politiadvokat Skar, 

Tutti perdono la testa per Hanne Wilhelmsen, tutti se ne innamorano un po’.
Il suo arrivo al comando, nel mezzo delle ricerche dell’assassino del cuoco, consente di dare una svolta alle indagini. Hanne è acuta, sensibile, determinata, logica, e riprende piano, ma con fermezza, le redini di una situazione che era sfuggita di mano a tutti.


Le indagini si dipanano lungo il racconto delle storie dei vari personaggi. Di Hanne Wilhelmsen, sconvolta dalla perdita della sua compagna e chiusa nella solitudine della sua personalità; di Billy T., deluso da Hanne e dal suo vile passato; della vittima, ambizioso potente che ama l’Italia, di sua moglie, del suo socio, del suo rivale in affari, che forse voleva la sua vendetta; del piccolo Thomas e del suo gattino ucciso dalla vecchia strega del piano di sotto, si fa chiamare Pugno Chiuso e anche lei è tra gli indagati maggiori; di Daniel, di cui per buona parte del libro si viene a conoscere la storia senza sapere il suo ruolo nell’intreccio delle piste e dei personaggi; di Idun Franck, redattrice della Casa Editrice che sta per pubblicare un libro su Ziegler e le sue ricette. Queste storie si alternano con un’efficacia di scrittura che ci lascia ammirati. Anne Holt riesce a sviluppare le loro storie senza nulla togliere alla suspense del giallo, ma lasciandolo tuttavia in sottofondo, appunto come un pretesto. Questa è arte. Questo è un ritmo narrativo vincente. Questo significa saper scrivere e narrare al di là e al di sopra dei generi letterari, cavalcandoli e scavalcandoli con disinvoltura e significato.

La Holt, non a caso, è stata definita come l’innovatrice della tradizione che va da P.D.James a P. Cornwell. L’innovazione va colta, credo, nel mantenere le linee del genere giallo classico, in cui vi è una vittima e molti indagati anziché un serial killer e pochi sospettati, in cui la vita quotidiana dei personaggi diventa la chiave di volta della storia e dell’indagine, all’interno di una narrazione da thriller, quella cioè che fa rabbrividire il lettore al comparire di un dettaglio insignificante all’apparenza.

C’è anche dell’altro ne La ricetta dell’assassino. Pur nel freddo periodo prenatalizio di una Oslo gelata e poco propensa a rapporti umani calorosi, l’autrice tratteggia, senza indulgere a sentimentalismi che non appartengono alle culture del nord, ritratti di una umanità insolita, triste e solitaria, per dirla con Soriano. La protagonista ispettore capo Wilhelmsen possiede l’empatia necessaria per far emergere l’aspetto intimo dalle esperienze dei personaggi incontrati nel corso delle sue indagini. Attraverso questo personaggio l’autrice, che pure ha dichiarato di non identificarsi con la sua eroina, ci offre la bellezza di certe storie comuni che in tanta letteratura di genere rimangono assolutamente marginali e poco incisive. Qui no, qui la vagabonda prostituta non più giovane, zoppa, è quella che riesce a far sentire Hanne, forse per la prima volta, felice che sia Natale.

Alla fine del romanzo, dispiace staccarsi dai personaggi che Anne Holt ci racconta.

L'AUTRICE
Anne Holt (1958) è la regina assoluta del romanzo del crimine norvegese e scandinavo, ma anche una delle autrici scandinave piú apprezzate dal pubblico e dalla critica di ogni tempo. Oggi si avvia a detronizzare anche i colleghi maschi con il crescente successo delle sue due serie romanzesche  la prima con il personaggio della detective Hanne Wilhelmsen, la seconda con la coppia Vik e Stubø. È una donna con una straordinaria e vasta esperienza lavorativa e umana alle spalle, una conoscenza diretta dei meccanismi investigativi e legali  è stata Procuratore e perfino Ministro della Giustizia. È nata a Larvik e cresciuta tra Lillestrom e Tromsø in Norvegia. Ha vissuto negli Stati Uniti, a Dallas (proprio negli anni in cui fu ucciso JFK) e nel Maine, dove ha frequentato il liceo. Oggi vive a Oslo con la moglie e la figlia, nata nel 2002. Anne Holt ha lavorato anche come collaboratrice per diversi media e curato una rubrica di calcio, sua grande passione. Di Anne Holt Einaudi Stile libero ha pubblicato con grande successo nel 2008 il primo libro della serie di Vik e Stubø, Quello che ti meriti , proseguita con Non deve accadere e La porta chiusa  dove alla coppia Vik e Stubø si affianca la stessa Hanne Wilhelmsen. La serie della detective Wilhelmsen è poi proseguita con La dea cieca , vincitore del Premio Riverton per il miglior giallo norvegese dell'anno, La vendetta, L'unico figlio, Nella tana dei lupi, Il ricatto e La ricetta dell'assassino.

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