oggi siamo andati a ripescare un classico forse un po’ dimenticato, un romanzo ottocentesco inglese, che è tuttavia ambientato nella Firenze del Quattrocento. Lo sapevate che Mary Anne Evans, meglio conosciuta come George Eliot — nota per grandi romanzi come Middlemarch e Il mulino sulla Floss —, scrisse un romanzo ambientato in Italia? E lo sapevate che, per scrivere Romola — questo il nome del romanzo —, trascorse lunghi periodi a Firenze, tanto che sulla facciata dell’albergo presso cui dimorò, in via dei Tornabuoni, si legge questa epigrafe:


Titolo: Romola
Traduzione di Sara Donegà
Casa Editrice: Barbés
pagine: 680
prezzo: € 10,00
data pubblicazione: luglio 2009
Trama: Una complicata storia rinascimentale che si svolge a Firenze, dove il giovane Tito Melema si innamora della erudita e intelligente Romola. Un affresco che anticipa di molti anni “Camera con vista” e contribuisce alla creazione del mito della Toscana fra gli intellettuali e gli artisti inglesi.
RECENSIONE La vera protagonista di questo romanzo è, in realtà, la città di Firenze durante il Rinascimento: la sua storia, tutti i suoi più illustri personaggi che vissero dalla fine del XV secolo all’inizio del XVI. Il romanzo si apre, infatti, il giorno della morte di Lorenzo de’ Medici — il 9 aprile 1492 — e si chiude con l’esecuzione di Fra’ Girolamo Savonarola, il 23 maggio 1498, sebbene nell’epilogo vediamo la sorte dei personaggi esattamente dieci anni dopo.
Girolamo Savonarola
Anche il Savonarola si contende con i due personaggi principali, Romola De’ Bardi e Tito Melema, il ruolo di protagonista. La Eliot dedica alcune delle pagine più belle del libro proprio al frate, ai suoi pensieri e al suo tormento interiore.Savonarola era convinto, e con lui, con maggiore o minore convinzione, i suoi ascoltatori, di essere stato investito di una missione simile a quella dei profeti ebrei e che quindi i Fiorentini, destinatari del suo messaggio, fossero un secondo popolo eletto. Allora non era strano pensare che qualcuno avesse facoltà profetiche tanto che nei conventi c’erano visionari che annunciavano dettagliatamente il futuro; Savonarola spiccava tra tutti perché, mentre negli altri il dono profetico somigliava a una candela da un soldo che illuminava pochi attimi del destino umano con un chiacchiericcio da fattucchiera, egli faceva pensare a un faro potente, il cui raggio si estendeva lontano per avvertire e guidare gli uomini. Secondo le persone più razionali riusciva a conoscere il futuro grazie alla profonda conoscenza delle particolari condizioni dell’epoca.

Tito Melema è invece un giovane greco, appena arrivato a Firenze: bello, intelligente, spigliato, Tito si fa subito degli amici. Ma il giovane nasconde un segreto: è sfuggito a un naufragio, lasciando Baldassarre — l’uomo che lo ha cresciuto e curato come e più di un figlio — nelle mani dei pirati. E, anziché vendere i beni che è riuscito a salvare dal naufragio per riscattare il padre adottivo, è fuggito a Firenze e li utilizza per farsi strada nella società fiorentina.
Ma ormai si era appellato a un’usuraia terribile, Menzogna, e con l’andar del tempo il prestito era salito fino a consegnarlo, anima e corpo, nelle sue mani.

Gli episodi del romanzo sono intrecciati fittamente nella storia fiorentina di quegli anni: la Eliot studiò così minuziosamente il periodo storico da presentarci la Firenze del Quattrocento in maniera così vivida e reale, che sembra quasi di essere presenti. Conosciamo non soltanto i personaggi di spicco, ma anche personaggi minori della città, che tuttavia calcarono le sue strade e diedero il loro contributo storico, per piccolo o grande che fosse. Oltre al Savonarola, possiamo incontrare fra le pagine di Romola — che si trasformano nelle strade della Firenze rinascimentale — Niccolò Machiavelli, Bernardo del Nero, Dolfo Spini, il pittore Piero di Cosimo, che riesce a cogliere negli occhi delle persone la loro stessa essenza, comprendendo ciò che talvolta sfugge persino a loro stesse.
Maddalena di Piero Di Cosimo
Mirabile anche la caratterizzazione dei piccoli personaggi creati dalla penna della Eliot: la campagnola e ingenua Tessa, il ferrivecchi Bratti, il barbiere Nello, ma anche i Piagnoni (i seguaci di Savonarola), la cugina di Romola, Monna Brigida e tutto il popolo di fiorentini che affollano le piazze brulicanti.L’autrice tralascia spesso le vicende dei ‘suoi’ personaggi per esporci nei minimi dettagli la politica fiorentina degli anni successivi alla morte del Magnifico — operazione essenziale, dal momento che Tito e Romola partecipano attivamente alla vita della città, tanto che la giovane arriverà a considerare la sua casa non l’edificio in cui vive, ma tutta Firenze. Ma la minuziosa, quasi maniacale ricostruzione storica, se da un lato trasforma questo romanzo quasi in un vero e proprio testo di Storia, dall’altro lo rende un po’ pedante, uno sfoggio di erudizione. E questa fu causa di molte critiche mosse alla Eliot all’uscita di Romola e forse uno dei motivi per cui il romanzo è stato lasciato nel dimenticatoio rispetto alle sue opere più note.
Rogo in Piazza della Signoria 23 maggio 1498
L’edizione di Barbés rende giustizia a questo piccolo gioiellino dimenticato con la sua carta spessa e leggermente ingiallita e il disegno di copertina di Roberto Mastai di ispirazione avanguardistica. Sara Donegà che, oltre alla traduzione, ha curato l’introduzione e la biografia della Eliot, ha reso la prosa ottocentesca della scrittrice inglese con grande fedeltà, adattandola alla lingua italiana corrente. Peccato per alcuni refusi e per alcune piccole frasi vezzose che la Eliot aveva scritto in italiano nell’originale che — va da sé — non essendo state tradotte, non possiamo apprezzare, perché si amalgamano con il testo italiano.Un classico da recuperare che ci fa conoscere George Eliot in una veste inattesa: quella di ricercatrice storica e di appassionata del Rinascimento Italiano. Un romanzo storico che richiama la grande tradizione del Romanticismo ottocentesco (come non pensare a I Promessi Sposi?) e che ci immerge totalmente in uno dei periodi più belli della storia di Firenze.

La Eliot lavorò a lungo alla stesura di Romola, e nel 1860 si trasferì a Firenze per raccogliere dati e informazioni. Grazie a questo soggiorno l’autrice riuscì a compiere un accuratissimo lavoro di ricostruzione storica, quasi filologica, tanto è attenta a ogni più piccolo dettaglio e particolare. Il romanzo infatti non si limita a citare vie o personaggi fiorentini, ma immerge i lettori nella Firenze del Quattrocento, con i suoi vestiti, costumi, tradizioni, opinioni, scorci, paesaggi, case, palazzi, eventi storici e, naturalmente, personaggi di spicco. E nell’affascinante trama, strettamente intrecciata a vicende storiche realmente accadute, emerge un affresco che ha contribuito alla creazione del mito della Toscana fra gli intellettuali e gli artisti inglesi e americani.