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Recensione | The Walking Dead 5×08, “Coda”

Creato il 02 dicembre 2014 da Parolepelate

Ok, prendiamoci tutti un momento di silenzio.

Respiriamo profondamente.

Devo un attimo trovare coraggio e forza mentale per recensire questa puntata. Grazie ancora Pierapi.

Questo finale di metà stagione è stato qualcosa di molto diverso rispetto a quelli passati. Ora, se siete qui a leggere immagino che il vostro lutto abbia già raggiunto proporzioni bibliche, quindi cercherò di andarci piano.

Naturalmente tutta l’attenzione tende ad essere concentrata sulla morte di Beth, perché in fondo è l’unico evento di rilievo in 43 minuti di puntata. Tuttavia, io devo recensire tutta la puntata e non solo gli ultimi cinque minuti. So quindi che mi odierete, ma se provate a pensare un attimo con distacco all’intero episodio dovrete convenire con me nel dire che non è stato uno dei più belli. Andiamo con ordine.

Gli sceneggiatori ci hanno abituati a mid season finale molto più densi d’azione di questo – pensiamo all’attacco a

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Woodbury o all’assalto alla prigione. Questo, invece, è caratterizzato da un ritmo molto più lento ed è privo di suspense. Iniziamo con Rick dagli occhi più azzurri che mai che ammazza a sangue freddo Lamson, perché oramai è appurato che non si fa più problemi ad ammazzare le persone.

E poi c’è Gabriel, un personaggio apprezzato da molti ma che a me non dice assolutamente niente. Scott Gimple e gli altri hanno perso di vista la ragion d’essere di questo telefilm: da una parte vogliono portare giustamente la storia ad un altro livello, più maturo ed evoluto, ma non ci riescono a pieno perché, dall’altra, sono ancora troppo ancorati al tema portante della serie, l’inerte sofferenza umana di fronte all’Apocalisse. Gabriel è l’emblema di questo statico ancoraggio: credo che con lui volessero toccare il tema della fede, rappresentando un prete che nega la realtà ma al contempo lascia morire i suoi confratelli fuori dalla chiesa. E l’idea era buona – questo telefilm pullula di idee buone mal realizzate – ma è pretenzioso inserire un tema così caldo in una trama che ha già troppi nodi da sciogliere: Terminus, Bob, Carol e Daryl, Beth e l’ospedale, Eugene.

Tutto questo ha messo in ombra personaggi di spessore come Michonne e Glenn, figuriamoci l’ultimo arrivato! In definitiva, Gabriel appare il più delle volte uno sciocco, che scappa, trova la gamba di Bob, ha un’epifania (??), fa sfasciare le protezioni della chiesa per poi riuscirne con Michonne e Carl. Ma scusate, la logica? Anche quella è morta con i cannibali? E per l’ennesima volta, a metà serie perdiamo l’unico rifugio valido – come Woodbury e la prigione.

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Nella preparazione del piano per lo scambio possiamo vedere, ancora una volta, l’unione di Daryl e Rick, la loro intesa. Questi due uomini hanno sofferto tantissimo, eppure sono così diversi e per questo complementari. Daryl dà equilibrio all’istinto di Rick, perché è l’unico che può tenerlo a bada. Questo dimostra che gli sceneggiatori sanno come dare spessore e sviluppo coerente ai personaggi, quindi non capisco perché poi mi cadono su altri passaggi!

Dawn ne è un esempio. Christine Woods, che la interpreta, non è stata brava nell’impersonare il cattivo di turno. Dawn doveva essere implacabile, ferma, fredda e sottilmente psicopatica, quel poco che basta per infondere ansia e odio nello spettatore. E noi sì, la odiamo. Ma la odiamo solo perché è altro rispetto al nostro gruppo. Perché ormai sappiamo che qualsiasi altro posto non guidato da Rick è malvagio. Un po’ la odiamo per i suoi metodi, ma

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sinceramente dopo la mastodontica cattiveria del Governatore lei appare più sperduta che crudele. La vediamo poco, nelle puntate, eppure in qualche modo dovremmo temerla – il Governatore ha avuto tipo una serie e mezzo per dispiegarsi completamente.

Forse sono stata distratta io, ma questo Hanson salta fuori solo ora. Molto conveniente. Riferimenti ad un personaggio di cui abbiamo sentito parlare una sola volta dovrebbero forse impressionarci? E dovremmo forse credere che Dawn si penta di tutto ciò che ha lasciato accadere – fino a pochi attimi prima, ad esempio col vecchio Percy – solo perché O’Donnell l’ha affrontata e Beth le ha detto che non c’è fine all’apocalisse? Personalmente non trovo nulla di credibile in questo filo narrativo, perché poi Dawn muore e non ci lascia nulla. Si era veramente pentita? Cosa comporta questo pentimento nella sua leadership? Non lo sapremo mai e non ci importa perché per noi è una perfetta sconosciuta.

Character deaths in and of itself should never be done for shock.” – Scott Gimple.

Tutto procede molto, moooolto lentamente fino al fatidico momento dello scambio. No, non voglio per forza vedere pistolettate ed esplosioni, però diamine! La morte di Beth è un argomento molto spinoso. Ammetto di essere rimasta sconvolta anch’io, perché davvero non me l’aspettavo. A tutti dispiace che sia morta, perché era un bel personaggio. Era buona, nonostante ciò che ha passato, ma aveva anche imparato a combattere, a farsi valere, a misurare la propria fiducia. Purtroppo, ci sono due però grandi quanto una casa.

Primo, non è giusto né sensato far morire Beth ora. Partita come un personaggio secondario, era diventata fondamentale, acquistando uno sviluppo sempre più profondo. Ma la sua vera evoluzione iniziava adesso! Aver ucciso Beth ora equivale a non dare senso compiuto a tutto ciò che le è successo. E non è sensato anche a livello narrativo: far girare una serie intera attorno al salvataggio di un personaggio – che sia Sophia o Beth – per poi farcelo morire suona un po’ come una scusa. Almeno a me.

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Questa scena è l’amore.

Secondo, e questo vale per Beth ma per tanti altri quest’anno. Io capisco la sofferenza, la voglia di vendetta e così via, ma se questo deve rendere personaggi cazzuti degli scemi allora no, non transigo! Sì, mi riferisco ad Abraham, supersoldato che si fa fregare troppo facilmente da Eugene; mi riferisco a Beth, che poteva andarsene sana e salva e invece no, lei deve per forza tentare di uccidere Dawn, armata, davanti ad altri sei poliziotti, armati. Farsi prendere da questi impulsi vendicativi non si addice a chi ha affrontato anni di apocalisse, a chi ha combattuto, a chi è abbastanza freddo da far uccidere un poliziotto da uno zombie con estrema abilità. Anche questa mi sa tanto di scusa.

Sceneggiatore 1: Ehi, come finiamo la prima metà della stagione quest’anno?

Sceneggiatore 2: Assalto all’ospedale, come sempre?

Sceneggiatore 1: Naaah, cose già viste. Perché invece non uccidiamo il personaggio che tutti amano e che tutti stanno cercando di salvare, facendole fare una cosa stupida in pieno stile Gabriel?

Sceneggiatore 2: Ma perché? Che senso ha?

Sceneggiatore 1: Beh altrimenti come la finiamo? Abbiamo messo fra parentesi la cura, non ci è rimasto molto da dire. Dobbiamo per forza far morire qualcuno, altrimenti sai che palle!

Credo sia andata così.

Spendo due parole per Daryl, una delle poche gioie rimaste al telefilm. La sua faccia, la sua reazione.

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Ecco un personaggio ben costruito ed ecco un attore che merita! Norman Reedus è stato a dir poco magistrale nella sua interpretazione e il collegamento fra Sophia e Beth, che passa inevitabilmente per Carol, è la cosa più preziosa che mi ha lasciato questo telefilm. Più che la morte in sé di Beth, è stata la sua espressione a straziarmi dentro. Certo, Lauren Cohan non è stata da meno, anche se non dimentichiamo la sua totale (apparente?) mancanza di interesse per la sorella scomparsa prima di questo episodio.

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Con questo vi lascio. So bene che molti non la penseranno come me e che non ci sono andata leggera con un telefilm che sento raramente criticare. Però volevo esprimere a pieno la mia opinione, sperando di farvi notare cose che credo siano oggettive e che vanno dette, anche se si ama la serie. Io sono affezionata a TWD, ma non lascio che ciò che mi ha dato in passato offuschi ciò che non mi dà più da tempo. Ecco il promo della nona puntata, in onda l’8 febbraio – maledetti a loro!


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