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Recensione "Underworlds: echi dal lato oscuro" di Alan D. Altieri.

Creato il 12 luglio 2011 da Alessandraz @RedazioneDiario
Cari lettori e lettrici,
è un onore per me poter recensire la nuova raccolta antologica di un grande autore italiano: Alan Altieri. Professionista della carta e del cinema, scrittore innovativo e poliedrico, quest'Autore ha all'attivo moltissimi (20) romanzi e raccolte di racconti, che fanno di lui uno degli autori più prolifici del panorama editoriale Italiano. Editor di grande esperienza e passione - ha da poco lasciato il timone della Mondadori edicola - è anche traduttore delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di R.R. Martin, oltre che curatore di numerose antologie e di sceneggiatore  e collaboratore con firme prestigiose del cinema americano e italiano (vi dice qualcosa il nome Michael Cimino? Ecco...) Un curriculum da paura. Ma nulla farà più paura delle sue storie a tinte molto, molto forti...
TramaUnderworlds raccoglie sette storie che esplorano il lato più oscuro e ai confini del soprannaturale dell’universo narrativo di Alan D. Altieri, il «Maestro italiano dell’Apocalisse», capace ogni volta di stupirci e di spostare ancora più avanti i confini della sua affilata e potente immaginazione. Il volume si apre con una versione completamene rinnovata del formidabile Scarecrow, lo «spaventa-corvi» sentinella della tenebra, una delle storie più amate (e introvabili) di Altieri, e soprattutto è arricchito da ben due inediti.L’ultimo rogo della morte rossa, cupa visione finale di un mondo che cavalca verso l’estinzione accompagnato dalla voce dolente e già ultraterrena del vecchio Johnny Cash; e il fenomenale Totentanz, la «danza della morte», che racconta in presa diretta le micidiali conseguenze di un reality show fuori controllo: quell’estrema spettacolarizzazione della violenza in cui già siamo immersi, anche se spesso preferiamo voltare lo sguardo dall’altra parte.
RECENSIONE Sette racconti. Un crescendo di paura acida e di angoscia che si mescola, in varie fasi, con l'angoscia, il disgusto, la consapevolezza e l'ammirazione. Altieri è un autore che può vantare molti haters: senza voler citare l'antico (e discutibile) "Molti nemici, molto onore", si può dire che è difficile trovare giudizi equilibrati su quest'autore così poliedrico. Il perché è presto detto: lo stile.
La scrittura di Alan Altieri è un'esperienza unica. Può piacere o risultare insopportabile, affascinare o disgustare, ma è assolutamente innegabile la grandissima capacità che ha quest'uomo di giocare con ogni declinazione della nostra lingua. Stile frammentato, ai limiti dell'assenza del verbo e del complemento. Eppure il tessuto narrativo non ne esce scalfito, ma anzi: è rafforzato, incisivo, grazie alla sua icasticità così prepotente e violenta. La resa della narrazione è cinematografica, frutto della capacità evocativa di una prosa scarna, persino sterilizzata. Attraverso il fuoco di una visione onirica e iperrealistica della realtà, la parola esce forgiata, piegata a nuovo scopi, nuovi codici espressivi. 

Non ho usato l'espressione forgiata a caso: la prosa di questo Autore è un susseguirsi caotico, scoppiettante di espressioni secche e feroci, un fuoco di file di frasi che si susseguono come pallottole. In un simile contesto, dove le espressioni che costruiscono la narrazione sembrano quasi slegate tra loro, l'uso attento, persino ricercato degli aggettivi tradisce il meticoloso lavoro di rifinitura sul testo.  


L'esito è incredibilmente originale: poesia e orrore, sublimazione dell'orrido e sguardo gentile, persino pietoso sulla miseria umana. E' facile criticare una prosa del genere. Non tutti hanno gli strumenti per comprendere appieno la bellezza di uno stile così innovativo, anglosassone nell'accezione migliore del termine. Quanti possono comprendere la raffinata ricerca stilistica che vi è alla base di questa scrittura così affascinante, colgono la ricerca continua per ottenere un effetto sempre nuovo, levigato e tagliente. 

Fatta questa necessaria premessa, passiamo ai racconti. Si tratta di sette storie, organizzate secondo un crescendo d'orrore, dove si alternano finali disperanti e nichilistici a sprazzi di fiducia verso un futuro amaro, forse impossibile... ma pur sempre un futuro.

L'elemento saliente che accomuna i racconti è la critica feroce all'assetto politico e sociale che connota la nostra epoca. Non si tratta di una critica mossa unicamente al "sistema Italia" o a quello USA. E' una valutazione impietosa, dove il sistema in sé è visto come un mostro, un leviatano che schiaccia le individualità rendendo le masse inerti greggi da macello.

In Scarecrow, primo racconto, l'ambientazione è surreale. Un immenso spazio aperto nel cuore dell'America, campi di grano da trebbiare e tre personaggi chiusi in una sfera di incomunicabilità: un padre e una figlia, oltre che un misterioso vagabondo. Sarà un temporale a far deflagrare le tensioni, a rendere il padre, un perfetto esemplare di americano profondo con tanto di fucili e odio per negri, omosessuali, musulmani e donne, un pazzo assassino. La perdita di controllo sul microcosmo che si era creato a sua immagine e somiglianza non è tollerabile, specie se il vagabondo ha la discutibile abitudine di non morire...

Il secondo racconto è Giorno segreto: una comunità di donne, di streghe. Madri primigenie del potere segreto che governa la terra, detentrici di un sapere che è divenuto privilegio. Ma cosa accade se questo sapere giunge tra le mani di chi non ha paura del potere costituito? E se questa donna decide di scardinare le regole cambiando codici di comportamento che hanno governato per millenni? Personalmente, ho trovato il registro linguistico di questo racconto poetico, persino commovente nel momento in cui la cecità dei un potere assoluto determina il sacrificio di una vita e affascinante lo sguardo con cui l'Autore ha guardato alle donne descritte nel racconto: un misto di fascinazione e timore.

E veniamo al terzo. Un pugno dello stomaco. Totentanz. Una casa, dieci concorrenti. Nessuna regola. Eliminazione "radicale" dei concorrenti, ovviamente trasmessa in diretta. Sopra ogni cosa, un Demiurgo, proprietario di ogni rete televisiva. Sotto di lui, una produzione priva di regole morali. Ai piedi, una società cieca e sorda, del tutto spersonalizzata, che lega la propria scala di valori allo spettacolo. Protagonista Cassandra, una ragazza forte, e deve esserlo per superare la sequela di stupri, omicidi, torture, necrofilia e orrore che si consumano in quella casa assediata da orde di fan impazziti e di gabbiani che saccheggiano i cadaveri dei concorrenti. In questo racconto elementi splatter si mescolano a una satira sociale tagliente, il tutto in una società distopica ed estremizzata. Fin troppo facile il rimando al Grande Fratello e ai vary reality. E' certamente il racconto più forte da leggere, a tratti disturbante, ma è di gran lunga quello in cui la satira sociale e politica è più forte. E alla fine, in una società in cui il voyerismo di massa si è trasformato in un credo religioso, è facile mettere fuori gioco chi... comanda il gioco.  Quarto racconto: [email protected] 6.6 In esso elementi del passato e di una realtà futuribile, il mondo sarà distrutto. E padroni saranno macchine contaminate dalle intelligenze di altre forme di vita. Gli scorpioni, unici sopravvissuti di un'evoluzione in cui la fase finale sarà la cancellazione della razza umana. La ubris, la volontà di sfidare il mistero, l'ignoto, forse anche una divinità sconosciuta e inconoscibile, precipitano l'uomo in un baratro di morte. Ed è lo stesso spirito che, a mio avviso, si può ritrovare in Full Dagon Five, un racconto che è anche un omaggio a H. P Lovecraft, LO scrittore di horror per eccellenza. In questo racconto, l'arroganza di un uomo scatenerà una distruzione senza ritorno, riportando alla vita ciò che doveva giacere per sempre nell'oceano...

L'ultimo rogo della Morte Rossa è invece un omaggio ad Edgar Allan Poe. Uno strano virus emorragico ha distrutto il genere umano. Nessuna, o quasi, speranza di sopravvivenza, pochi sopravvissuti asserragliati alla Casa Bianca. Il Presidente, patetico relitto di un mondo in agonia, cerca di mantenere una parvenza di comando. Ma si può regnare su un immenso cimitero? E sopratutto, che senso ha ormai lottare contro un destino di morte? Sensualissima la scena finale, con l'entrata della Morte Rossa, il virus che ormai è l'unico padrone della terra. Mi ha richiamato alla memoria la scena del ballo del "Fantasma dell'Opera" di Gaston Leroux, in cui il Fantasma si aggira con un domino rosso nelle sale del Palace dell'Operà Garnier. Inutile dire che i toni in questo racconto post apocalittico sono molto forti. Disperanti. E dannatamente incisivi.

E veniamo all'ultimo: Un'alba per l'Ecclesiaste. Riprendendo un precedente racconto, l'Autore ci porta in una New York spettrale e deserta che sembra quella di "Io sono leggenda" di Matheson nell'ultima trasposizione cinematografica. L'umanità si è - letteralmente - dissolta in cenere, disgregata. Il protagonista, unica presenza umana nel raggio di miglia e miglia, sta per morire per "denti" di iene affamate quando interviene una dea ex machina. Una sopravvissuta, come lui. 

In questo finale angoscioso e desolante, l'amore, quello disperato di due stranieri persi nel vuoto del tempo, diviene l'unica arma per poter affrontare una realtà devastata. L'amore si sovrappone all'alba, l'amore come celebrazione della vita diviene segno di speranza in mezzo alla morte e scaccia la malinconia, la paura, l'angoscia. Il racconto più bello della raccolta, il più completo e ricco di sfumature, almeno a mio avviso.  Difficile inquadrare questa raccolta in un genere determinato. Post apocalittico? Thriller? Fantasy o urban Fantasy? O ancora splatter? E' un problema che riguarda tutta la produzione di questo scrittore. Credo che la vera, grande forza dell'Autore si muoversi in una dimensione in cui ancora pochi hanno il coraggio di muoversi: siamo nel meta genere, oltre le categorizzazioni che frenano e tengono basse le qualità narrative e le storie di molti altri autori italiani. Alan Altieri è stato ed è un eccezionale apripista, un frantumatore di generi, uno sperimentatore linguistico, sia nei suoi romanzi storici come la trilogia di Magdeburgo, sia nei post apocalittici.  Due ultimi appunti a questa raccolta: la descrizione delle armi. Degna di un catalogo da armeria. Il giorno che scriverò un romanzo in cui farà una timida apparizione una Sig Sauer, saprò a chi rivolgermi per avere una consulenza. La seconda. I frequenti incisi in English american. Fanno parte dello stile di quest'Autore. Forte espressione di una cultura che lui conosce bene e che danno veridicità a luoghi, contesti e personaggi. E che servono per prendere le distanze da una società spesso distorta qual è quella statunitense.
L'AUTORE:
Alan D. Altieri è nato nel 1952 a Milano, dove si è laureato in ingegneria. È vissuto a lungo a Los Angeles, lavorando per il cinema come sceneggiatore. È considerato il maestro italiano dell’action-thriller. Con il romanzo Kondor ha vinto il Premio Scerbanenco 1997 per il miglior romanzo giallo italiano.

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