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Recuperati, nelle acque antistanti Gela, reperti del V secolo a.C.

Creato il 12 novembre 2012 da Tanogabo

Nuova scoperta archeologica nelle acque antistanti Gela, in provincia di Caltanissetta. Alcuni reperti di notevole valore scientifico, tra cui tre coppe ad orlo rientrante biansate risalenti al V secolo a.C. e frammenti di anfore della medesima epoca e di epoche piu’ recenti, sono stati rinvenuti nello specchio d’acqua antistante contrada Bulala, a pochi chilometri ad est di Gela.
Recuperati, nelle acque antistanti Gela, reperti del V secolo a.C.Dopo la segnalazione di un subacqueo, infatti, i tecnici della Soprintendenza del Mare Stefano Zangara, Roberto Garufi ed Alessandro Urbano, coordinati dal soprintendente Sebastiano Tusa, hanno effettuato una vasta perlustrazione dell’area coadiuvati dai subacquei dell’Arma dei carabinieri.
Oltre alle coppe e ai frammenti di anfore e’ stata recuperata anche un’antefissa in terracotta, elemento della copertura dei tetti posto sulla testata delle travi o dei coppi di gronda.
La parte antistante dell’antefissa presenta l’immagine della Gorgone realizzata in bassorilievo. La ben nota figura della mitologia greca e’ realizzata secondo i canoni dell’arte arcaica, a stampo, con un arco di capelli ondulati che incorniciano in alto il volto contratto in atteggiamento ghignante che riempie le gote. Presenta, come di consueto, la bocca semiaperta con la lingua di fuori spinta verso il basso. La presenza di tale figura terrifica aveva un carattere apotropaico, cioè  di difesa dal malocchio e dalle forze negative, e veniva posta generalmente sui frontoni dei templi e sul colmo dei tetti a protezione simbolica degli edifici.

Recuperati, nelle acque antistanti Gela, reperti del V secolo a.C.

Antefissa con testa di Gorgona – Museo Pushkin

L’antefissa risale alla prima meta’ del VI secolo a.C. e rappresenta uno degli oggetti più  antichi ritrovati finora nelle acque siciliane. L’antefissa ed i reperti recuperati sono con molta probabilità oggetti provenienti da carichi di navi dispersi che le mareggiate provocate dai forti venti di Ponente spingono verso la spiaggia di Bulala.
E’ per questo che, grazie ad un’ordinanza della Capitaneria di Porto, la zona e’ parzialmente interdetta all’immersione per proteggere i reperti che certamente ancora i fondali gelosamente custodiscono. I reperti sono stati depositati presso il Museo Archeologico regionale di Gela dove sono stati già  sottoposti ad un primo trattamento conservativo di desalinizzazione.

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