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Renzi nella palestra dei fighetti

Creato il 05 aprile 2014 da Albertocapece

images (8)Correre, correre, correre. Pare che Renzi non abbia altra cifra che dare l’impressione del movimento, che apparire dinamico, anzi sotto anfetamine pur senza avere alcuna meta che non sia auto referenziale per  il sistema politico che lo ha generato e fonte di soddisfazione per i suoi temporanei genitori in affido che risiedono a Bruxelles.  Di certo non può mettersi a torso nudo per trebbiare il grano, né atteggiarsi a pilota di aerei e di macchine sportive per sorreggere questo futurismo della mutua, essendo “ggiovane” fa twitter e gira come una trottola per impedire che il Paese comprenda dove vuole andare a parare. Ma il concetto è sempre quello: chi si ferma è perduto. E si è visto com’è andata a finire.

I medici dicono che sia salutare passeggiare di buon passo per un’ora al giorno, ma anche andando a zonzo, si incontra gente, si vedono scorci, si riflette, ci si interroga e anche gli altri ti possono vedere meglio chi sei, cosa fai, dove vai, giudicare il bricolage di populismo che vai componendo. Meglio allora correre correre correre, ma sul tapis roulant di una palestra da fighetti, sudare e mostrare il cardio frequenzimetro al popolo ammirato. Però rimanendo sempre nello stesso punto e non avvertendo gli adoranti che saranno loro a pagare il conto del centro sportivo – mediatico dove tutto questo si svolge.

E naturalmente poiché è fatica trottare sul tapis roulant, tutti capiranno come sia facile dire montagne di cazzate ad ogni cento metri, anche l’enormità di sostenere che l’Eni agisce in sinergia con i servizi segreti: nelle condizioni dello strenuo corridore fermo a rinsaldare l’oligarchia di fatto anche questo non appare come una gaffe colossale, perché gli unici segreti che non vanno mai rivelati sono proprio quelli di Pulcinella, ma come fresca ingenuità. Quando invece è la stupidità del vanaglorioso il cui esercizio viene mostrato in continuazione dai media, la verità del frescone che si attorciglia alla bugia dell’uomo di stato. Il futurista in un Paese a cui sta togliendo il futuro.


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