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Riflessione su giochi da maschi e giochi da femmine (dal libro "Giochi con me?" di Claudia Porta)

Da Mammagiochiamo

La mia lettura della sera di questo periodo è Giochi con me? di Claudia Porta.
Claudia, noi blogger la conosciamo tutte...lei si distingue per le sue proposte di giochi fai date, di giochi alla scoperta della natura, di giochi steineriani e montessoriani....entrare nel suo blog per me è stato come entrare in un luogo ricco di tante belle cose nuove di cui io non sapevo neanche l'esistenza, e per questo ogni volta è stimolante leggere le sue idee.
Non sono ancora arrivata alla fine del libro, ma le parti che fin'ora mi hanno appassionato sono piu di una...perciò mi fa piacere parlarne qui strada facendo, magari ne esce un bel confronto di idee e di esperienze tra noi mamme.
Il capitolo che mi ha fatto riflettere per diversi giorni e soprattutto notti è quello che riguarda "Giochi e stereotipi".
Detto ancor più semplice, si tratta del diverso approccio che generalmente si ha difronte ad un maschietto e ad una femminuccia.
Claudia fa notare come noi adulti, chi più chi meno, cadiamo nel tranello di trattare in modo diverso maschi e femmine.
A partire dai complimenti - di bellezza per le bimbe e di forza per i bimbi - per poi passare alla stimolazione del coraggio per i maschi, mentre per le femmine si punta più sui sentimenti.
Un esempio classico è dire ad un bimbo che piange "non fare la femminuccia", come se lasciarsi andare al pianto sia sinonimo di debolezza che spetta solo al sesso femminile.
Se invece incontriamo una bimba che si arrampica, che fa giochi "violenti" o si sporca a terra, la nostra mente la definisce "maschiaccio".
Il massimo del confronto tra due mondi che sembra debbano essere opposti, lo vediamo distintamente entrando in un grande negozio di giocattoli: tutto azzurro e "forte" da un lato, contro tutto rosa e "delicato" dall'altro.
Io personalmente, dopo i primi errori iniziali, non entro più in un negozio di giocattoli con i miei figli - un maschio e una femmina -: uno scappa da una parte e l'altra dal lato oppusto, fissando in estasi giochi per loro da sogni, ma quasi sempre è la pubblicità che li ha precedentemente condizionati.
Voglio essere io a sceglie per loro, in maniera ragionata e ponderata e cercando di non trascurare i loro gusti personali.
E quasi sempre finisce che un solo gioco piace ad entrambi (le costruzioni, la fellovia di legno, apparecchiare la tavola, preparare pappe con tanti pentolini.......) e si divertono a condividere insieme momenti di divertimento che sono certa ricorderanno con piacere quando saranno grandi.
 
Nonostante questo, leggendo le riflessioni di Claudia, mi sono resa conto che anche io cado nel tranello.
Ci cado quando compro vestiti di colore chiaro a Linda, metre per Valentino sono sempre più scuri; ci cado quando andando al ristorante, propongo a Valentino di portarsi una macchinina piuttosto che una bambolina come sua sorella.......
Quello che i bambini apprendono da piccoli, sarà quello che poi vivranno da adulti e  trasmetteranno a loro volta ai loro figli.

Se vogliamo che nostro figlio sia un buon marito/compagno da adulto, insegnamogli che i panni sporchi vanno messi nell'apposito cesto e non lasciati per terra perchè tanto poi c'è la mamma che li raccoglie e li lava; se vogliamo che sia un buon padre insegnamogli a vivere con serenità anche  i sentimenti più delicati.
Nostra figlia sarà una moglie migliore se oltre a fare faccende domestiche, saprà anche chiedere aiuto al suo compagno quando è al limite delle sue possibilità; sarà una donna più felice se le trasmetteremo la possibilità di prendersi una pausa per se, di coltivare i suoi interessi piuttosto che dedicarsi esclusivamente a marito e figli. E soprattutto facciamole capire che può avere "successo" se userà prima di tutto l'intelligenza piuttosto che la sensualità e l'abbigliamento.
Dato che i bambini apprendono giocando, il modo migliore per trasmettere loro queste capacità è ovviamente il gioco unito al modo di porci di noi genitori, padri e madri, che dobbiamo trasmettere gli stessi valori e le stesse priorità sia ai figli maschi che alle figlie femmine.
Come spunto di riflessione trascrivo le stesse domande che Claudia pone nel suo libro:
"Ma è davvero utile formare esseri umani destinati a non capirsi? Davvero vogliamo educare futuri bullettti, privi di empatia, incapaci di comprendere le proprie mogli  e di accudire i propri bambini?
Davvero è cosi spaventosa l'immagine di un uomo capace di comprendere, di sostenere, di coccolare? Non è quello che tutte vorremmo? Prendersi cura degli altri ed in particolare dei neonati, non fa parte del bagaglio che tutti, uomini e donne,dovrebbero apprendere?"
Io cerco ogni giorno di non dimenticare queste riflessioni e di applicarle alla nostra vita in famiglia!

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