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Robert Zemeckis

Creato il 04 giugno 2013 da Ildormiglione @ildormiglione

Robert-ZemeckisI tentativi di proporre un’analisi stilistica o tematica di Robert Zemeckis (regista nato a Chicago nel 1951), partendo dai suoi lavori, si è rivelata piuttosto ardua e pretenziosa. Studiando tutto il materiale filmico della carriera di Zemeckis, è apparsa evidente una componente comune: la sperimentazione e l’apporto di importanti novità. Infatti grazie al rapporto privilegiato con la tecnologia, il regista hollywoodiano, ha sempre cercato di sviluppare un nuovo impatto visivo, alla ricerca di nuove frontiere che coniughino digitale e analogico. Se in “Contact” Zemeckis racconta la storia di una scienziata alla ricerca di nuovi mondi, noi ora cercheremo di raccontarvi di un regista alla ricerca di nuove realtà cinematografiche.

Scorrendo la lunga filmografia di Zemeckis, abbiamo individuato tre grandi sperimentazioni tecnologiche, che sono state riproposte nel corse del tempo:

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1. TECNICA MISTA, ossia la tecnica grazie alla quale all’interno di una pellicola coesistano personaggi animati e personaggi reali. Questa sperimentazione è riscontrabile in “Chi ha incastrato Roger Rabbit”, pellicola del 1988. Ad onor di cronaca è importante sottolineare come questo non sia il primo film a far uso di tecnica mista nel mondo del cinema, basti pensare a “L’ammiraglio è uno strano pesce” del 1964, ma è in assoluto il primo ad ottenere un effetto totalmente realistico, grazie soprattutto all’utilizzo di bracci robotici che hanno consentito ai cartoni animati, aggiunti ovviamente in post produzione, di interagire con oggetti e persone reali. Sempre per la componente realistica, è importante anche sottolineare come la recitazione degli attori sia stata favorita dall’uso di manichini e pupazzi, sostituiti solo successivamente dai personaggi animati, in modo tale che non ci fossero problemi di prospettiva, di espressività e interazione. Tutto questo ha elevato la tecnica mista, da tempo presente nel mondo del cinema, ad un livello decisamente superiore e meno “amatoriale”, riscontrabile in futuro in film come “Space Jam” del 1996 di Joe Pytka. Detto ciò l’altro aspetto fortemente innovativo, e pressoché unico, è quello di essere riuscito ad inserire all’interno della stessa pellicola personaggi dei vari studi, spesso rivali, come Warner Bros e Walt Disney. Tra i vari personaggi ritrovabili nel film, tra cui una Betty Boop in banco e nero ad esempio, è possibile ritrovare nelle stesse sequenze Daffy Duck (W.B) e Paperino (W.D), o anche Topolino (W.D) e Bugs Bunny (W.B).   Tutto questo è stato possibile grazie a Steven Spielberg, produttore della pellicola, che è riuscito in quella che sembrava una missione impossibile.

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2. CGI (Computer-generated imagery, Immagini generate al computer), che è una applicazione nel campo della grafica computerizzata che Zemeckis utilizza in maniera innovativa per la prima volta in “Forrest Gump“, e successivamente anche in “Contact“. Per la prima volta infatti il cineasta americano riuscirà a far interagire i propri protagonisti Forrest (Tom Hanks) ed Allie Arroway (Jodie Foster) di Contact, con personaggi di vario genere in filmati d’epoca. Infatti nella pellicola fantascientifica si vedrà la protagonista interagire con l’allora presidente Clinton, mentre in “Forrest Gump” il protagonista riuscirà ad interagire con personaggi defunti, come John Fitzgerald Kennedy (si veda la foto sopra) e John Lennon, riuscendo persino a far stringere loro le mani. Nel 1995, proprio per questo film, Zemeckis vincerà l’Oscar come miglior regista, e proprio per questo tipo di innovazione vincerà anche l’Oscar per i migliori effetti speciali.

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3. PERFORMANCE CAPTURE, ossia una tecnica i rielaborazione virtuale.  Dopo una pausa di ben quattro anni, Zemeckis evidentemente aveva bisogno di una nuova sperimentazione tecnologica, e così nel 2004 sforna l’innovativo “Polar Express“. Grazie alla nuova tecnica digitale, è possibile utilizzare dei sensori elettronici sul corpo degli attori e, grazie ad essi, vengono catturate le movenze e le espressioni che subiranno quindi la digitalizzazione. In questo modo l’immagine dell’attore può essere modificata a proprio piacimento, risultando però fortemente realistica: in “Polar Express” e in “A Christmas Carol” rispettivamente Tom Hanks e Jim Carrey riescono ad interpretare diversi ruoli, molti dei quali in maniera quasi irriconoscibile, ottenendo due risultati di rilevanza assoluta, infatti grazie alla Performance Capture vi sarà un risparmio sostanziale di tempo sul makeup a cui sarebbero stati sottoposti normalmente gli attori, ed anche le riprese più ardue, se non impossibili, risulteranno fattibili e semplici, ma soprattutto, a differenza dell’animazione classica, grazie all’interpretazione di attori in carne ed ossa, sarà più apprezzabile l’espressività che porterà beneficio al realismo. In questo senso il capolavoro è “La leggenda di Beowulf“, che riprende un poema classico norreno, in cui il protagonista, un eroe statuario e dal fisico perfetto, sarà interpretato da Ray Winstone (in “The departed – Il bene e il male” interpreta Mr.French, il braccio destro del Frank Costello di Jack Nicholson), attore tutt’altro che dotato di un fisico statuario, che verrà scelto esclusivamente per il timbro vocale. In questo film inoltre la sperimentazione su questa tecnica digitale prosegue grazie all’utilizzo di sensori sugli occhi degli attori, che renderà persino gli sguardi realistici.

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Queste sono probabilmente le tre novità principali che Zemeckis regala ad un cinema che viaggia sempre più spedito verso frontiere tecnologico-digitali, eppure sarebbe superficiale credere che il cineasta statunitense sia solo un uomo di mezza età fissato con i computer. Procedendo per confronto infatti, appare piuttosto semplice notare come tutti i protagonisti di Zemeckis abbiano caratteristiche comuni. Prendendo ad esempio Forrest Gump, Marty McFly (Michael J.Fox) e Doc. Emmett Brown (Christopher Lloyd) della saga di “Ritorno al futuro“, Eddie Valiant (Bob Hoskins) di “Chi ha incastrato Roger Rabbit“, Ellie Arroway (Jodie Foster), Chuck Noland (Tom Hanks) di “Cast away“, Whip Whitaker (Denzel Washington) di “Flight“, appare lampante come si tratti sempre di personaggi che, per un motivo o per un altro, sono da considerarsi “esclusi”, ma che riescono sempre a realizzare imprese eccezionali. Se Forrest Gump, nel corso della sua vita riesce a fare cose straordinarie come ricevere una medaglia al valore, essere il primo uomo a giocare su territorio cinese, insegnare ad Elvis Presley le mosse che lo renderanno famoso, nonostante un sottosviluppo dell’intelligenza che lo porterà ad essere deriso per tutta la vita, allo stesso modo i protagonisti di “Ritorno al futuro” sono entrambi considerati fannulloni e falliti dalla società, pur riuscendo a cambiare il corso della storia. Cosa che succede anche a Ellie Arroway, che da scienziata pazza e fanatica, riuscirà ad essere la prima persona a scoprire la vita su altri pianeti. Eddie Valiant, un po’ come Whip Whitakaer, invece è un uomo devoto all’alcol e sull’orlo del fallimento, deriso dai colleghi e da chiunque si senta in diritto di giudicare, eppure riuscirà a salvare Cartoonia dal villain di turno, come anche il protagonista di “Flight” riuscirà a salvare 96 vite e a trovare una propria redenzione dai peccati. Chuck Noland, a differenza degli altri, non sarà escluso dalla società stessa, ma da un evento catastrofico naturale, ma rimane tuttavia simbolico l’allontanamento dai canoni che la società impone. Con questi pochi esempi appare evidente quindi una sorta di critica ad un mondo che spesso non sembra pronto ad accogliere talenti straordinari e che è facilmente impressionabile dalla diversità.

Bruce Willis La morte ti fa bella

Sempre procedendo per confronto, un’altra caratteristica comune a molti film è quella legata al tempo. Se la saga di “Ritorno al futuro” cercava di attraversare l’America delle piccole città negli anni ’80, anni in cui si intravedevano le prime esplosioni tecnologiche, e andava fino al vecchio West per arrivare a prevedere il futuro, “La morte ti fa bella” affrontava il tema dell’immortalità attraverso la scienza. Ed è evidente anche il tema nostalgico che pervade molte pellicole, in cui vengono citati personaggi storici come Elvis Presley, Marylin Monroe, Andy Warhol, Chuck Berry ecc. In poche parole è come se per Zemeckis il tempo si sia fermato, e se per alcuni aspetti la vita diviene un ciclo infinito (esempi del genere sono riscontrabili soprattutto in “Ritorno al futuro” grazie alla serie di eventi che si ripetono tra passato, presente e futuro), per altri sarebbe limitante parlare della vita del singolo a cospetto della vita dell’umanità intera. E la vita dell’umanità sembra immortale, senza possibilità di conclusione, ma solo a volte con la possibilità di ripetizioni. Ed in questo sottotesto è quindi comprensibile la scelta di Zemeckis di affidare ai suoi personaggi alcune scoperte o invenzioni storiche (in “Ritorno al futuro” Martin McFly risulta essere il creatore del pezzo “Johnny be goode” di Chuck Berry, che lo copierà proprio dal protagonista della storia, mentre in “Forrest Gump” è proprio lo strano protagonista a far scoprire lo scandalo del watergate ad esempio). Il tempo nelle pellicole di Zemeckis torna indietro (“Ritorno al futuro“), si ferma (“Cast away“), va avanti nel tempo (“La morte ti fa bella“), viaggia tra le dimensioni (“Contact” e”Polar Express“).

Zemeckis sarà sempre ricordato come uno sperimentatore del cinema, un innovatore, sempre pronto a stupire al passo con i tempi, a sorprendere e sorprendersi. E’ proprio come un bimbo che cresce e vuole sempre il giocattolo nuovo. Lui con quei giocattoli costruisce capolavori destinati a rimanere nella storia.



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