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Sanremo 2015, autori dove eravate

Da Gynepraio @valeria_fiore

Parlare degli artisti a Sanremo è un po’ come parlare dei bambini maleducati al ristorante: è colpa dei bambini in minima parte, quelli da biasimare sono i genitori che non li hanno educati.

Ecco, se gli artisti sul palco di Sanremo sono semisconosciuti propinati come celebrità (io sapevo chi era Lara Fabian, ma si è trattato di un caso) o incapaci di compitare le parole (Grignani biascicava, Nesli aveva il fiatone di mio padre quando porta su i fardelli dell’acqua minerale), o palesemente troppo freschi di talent (Lorenzo Fragola, parlo con te) la colpa di chi è? Del cantante? O di chi li seleziona nella rosa dei potenziali partecipanti? O di chi li prepara all’esibizione? Io penso che il cantante -supportato da autori, manager, advisor vari- si possa candidare liberamente. Ma se non è in grado di stare in una categoria o di sostenere 3 minuti di esibizione rimanendo presente a se stesso, un comitato di selezione dovrebbe accorgersene e annunciargli: “Per te Sanremo finisce qui”.

Poi, ammesso che il cantante sia meritevole di stare nella categoria dei big e sappia gestire il palco, se la sua canzone è orribile in termini melodici e contenutistici (i.e. ha una musica inascostabile e/o parole messe insieme con lo sputo) con chi dobbiamo prendercela? Con l’interprete, che peraltro quasi mai ne l’ha scritta, oppure

con i suoi autori? Oppure, di nuovo, con la giuria tecnica che si occupa di selezionarli e che dovrebbe accorgersi che le canzoni che ha sotto mano sono brutte?

Per fare del pop su un tema caldo, e portarlo a Sanremo, e fare in modo che se ne parli, e bene, ci vuole personalità ma serve anche un brano della Madonna: quello di De Michele-Coruzzi aveva forse un testo decente (anche se “iconoclasta?” “lasciva?” “crisalide?” Ragazzi, seriamente, non è il premio Tenco) ma l’interpretazione era una scena stracciamutande. “Per Elisa” e “Perchè lo fai” parlavano di eroina, ma erano belle canzoni.

Per scrivere canzoni d’amore, ci deve essere dietro una vicenda che parli -ma guarda un po’!- d’amore. Gioia, struggimento, sentimento, possibilmente usando immagini e parole nelle quali il pubblico si riconosca. La canzone di Alex Britti era terribilmente scialba (considerato che lui è un ottimo musicista) e suonava come un’accozzaglia di imperativi e rime da prima elementare tipo fondo-mondo-profondo. Veramente non sappiamo fare di meglio? Le canzone pop, soprattutto in italiano -una lingua virtuosa e schiava della metrica- raggiunge il suo vertice quando è storytelling animato, interpretato e musicato, in grado di generare una rapida reazione emotiva in chi lo ascolta. Treni delle 7.30 senza Marco, zingare che prendono mani, ipovedenti-che-han-paura-di-amare: si può scrivere canzoni d’amore su qualsiasi cosa.

Io trovo che in Italia non manchino gli interpreti né le voci né i personaggi. Dai talent show, negli ultimi anni, sono usciti dei soggetti con potenziale altissimo, timbri originali e versatili, anche con una presenza scenica notevole (un nome per tutti: Marco Mengoni). ll problema è che gli vengono puntualmente appioppate delle canzoni che non li valorizzano e che sono oggettivamente brutte. C’è bisogno di persone che li prendano sottobraccio e li aiutino a capire cosa possono e vogliono essere. Poi servono professionisti che scrivano per loro, o con loro, delle canzoni che gli somiglino, cariche di sentimento e significato. Servono poi delle persone dotate di intuito, senso estetico e critico, che sappiano, tra tante canzoni dotate di potenziale, scegliere quelle capaci di emozionare il grande pubblico.

Insomma, in Italia servono gli insegnanti, i letterati, i sociologi, gli oppositori strenui dei testi di Kekko dei Modà. Cioè gli umanisti.

Per il resto…

Conduzione di Carlo Conti: senza infamia e senza lode.

Interviste di Carlo Conti: senza senso e senza speranza. Ammirevole l’aplomb del dr Pulvirenti (o Virulenti, come l’ho freudianamente ribattezzato dopo 3 nanosecondi) che riesce a non mandarlo affanculo quando Conti gli chiede se ha avuto PAURA quando ha capito di essere stato contagiato da un virus letale. Autori, di nuovo, veramente non sappiamo fare di meglio?

Presenza femminile. Ottima l’idea di prendere due ex vincitrici a fare da co-conduttrici. Peccato che una sia buzzicona ipocomunicativa e che per l’altra -che trovo invece un soggetto originale- gli autori non si siano sbattuti a scrivere degli interventi decenti. Rocio bella e inutile, un po’ come quell’accento straniero fintamente esasperato che ok per Heather Parisi, Amanda Lear e Natalia Estrada, ma ora ha stufato. Autori, siate lungimiranti: trovate un bravo insegnante di italiano e per l’edizione 2016 preparatemi Conchita Wurst: è la Audrey Hepburn LGBT.

Ospiti: Romina e Albano, dolci come un frappè di bile. Atroci Siani e Pintus. Ottimi Nibali e Pulvirenti. Charlize Theron perfetta e dolorosamente bona con quel taglio di capelli bellissimo e di-solo-apparentemente-facile-manutenzione. donne mettete giù quelle forbici che poi tra due giorni piangete.

sanremo

No, non fatelo

Gestione del budget (cioè del canone Rai). Il budget di quest’anno era adeguato: ci vuole solo un po’ di riallocazione costi. Confermo l’investimento su Biagio Antonacci: pubblico femminile in solluchero anche se in quanto a doti vocali sta perdendo. Invece, i soldi del compenso di Siani e Pintus potevano darli ad Emergency. Visto che la carenza di volontari è grave quando quella di fondi, gli avrei mandato Siani stesso: Massimo Troisi e Pino Daniele avrebbero preferito così. Il denaro impiegato per la trasferta della famiglia De Coniglis dalla Calabria sarebbe bastato a procurare uno stylist a Chiara Galiazzo e un parrucchiere a Malika Ayane. Ma del resto avevano le uniche canzoni decenti, quindi conciarle come dio comanda sarebbe stato troppo. IDEA, IDEA! Avrebbero potuto far cantare un’altra canzone a Tiziano Ferro, così, per far capire alle nuove leve -ma anche alle vecchie- come i veri professionisti stanno sul palco, sorridono mostrando il profilo migliore, reinterpretano i propri pezzi vecchi di 10 anni e fan pisciare addosso mezzo Twitter.

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*Pintus no, dopo la scena del croissant francese non si merita manco l’ebola


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