Amai da subito la storia dell’arte. E per quanto fossimo alunni in uno scalcagnato istituto d’arte di provincia, la bionda volle per noi il testo dei testi, la Storia dell’arte di Giulio Carlo Argan, detto il benemerito. La bionda, mite e bella ragazza che ci iniziò alla lettura di un’opera d’arte, sarebbe andata via di lì a poco, ma ormai il seme della bellezza e della filosofia dell’arte aveva attecchito – in me di sicuro, nei miei compagni non posso giurarci. Oggetto costante di approfondimenti, leva ininterrotta di curiosità anche fuori dei momenti scolastici, lo studio della storia nella storia della filosofia di vita, del pensiero, delle opere delle donne e degli uomini uguali, nell’assunto e nel pathos della costruzione e della fattura, agli uomini e alle donne scrittori e poeti, fautori con lo stesso arrovellìo della mente di un testo alto di poesia e di filosofia, così lo studio dell’opera d’arte come immagine del pensiero, dell’animo, del cuore, così mi è penetrato nella mente e nel cuore, fascinosa impostazione di lettura del bello. Un sapere che è importante trasmettere e non smettere, perché è alla base di una vita che non contempla solo lo svilimento del quotidiano e degli schiaffi che costantemente ci vengono dispensati, masochismo e sadismo allo stesso tempo, perché schiaffi che siamo andati a cercare. Tutto questo non deve trovare una fine vilissima in tagli ulteriori alle già risicatissime ore di storia dell’arte che vengono praticate nelle scuole italiane. C’è solo da raccomandarsi all’animo santo del benemerito Giulio Carlo Argan, perché si possa mantenere alta la civiltà in questo paese di ignoranti.
