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Sarà la nostalgia

Da Danielevecchiotti @danivecchiotti

Sarà la nostalgiaNo, vi prego.. basta.. E’ ora di smetterla con la solita citazione di “Vamos a la playa, oh!, ohohoh-oh!”. Piantiamola con “Abbronzatissima”, “La canzone del sole” o “Sapore di mare”. E, per quanto Giuni Russo non sia mai abbastanza celebrata e ricordata, mi piacerebbe una volta tanto mettere da parte anche la regina di tutte le hit vacanziere, vale a dire “Un’estate al mare, stiiiile balneareeee-eh-eh” di un Battiato non ancora inciampato in Manlio Sgalambro.

Ecco però che arriva Giugno e, mentre noi riesumiamo palette e creme solari, i media tirano fuori dal baule servizi e articoli sui più amati tormentoni da vacanze, sondaggi il cui vero tormentone sono i risultati ogni anno identici a se stessi e per questo, nient’affatto interessanti.

Per carità.. le canzoni sopra elencate meritano senza dubbio la palma di migliori summer-hits di sempre, ma, proprio per questo, hanno perso l’ingrediente-base indispensabile al successo estivo per essere davvero considerato tale: il suo essere inesorabilmente legato ai ricordi di una e una sola stagione e poi mai più.
Il pezzo dei Righeira, tutti quelli di Edoardo Vianello, e più in generale ogni 45 giri che sia sopravvissuto ai tre mesi di tempo massimo concessi a un disco per l’estate, nell’attimo stesso in cui diventano un evergreen perdono in automatico il diritto a vedersi appiccicata addosso la loro etichetta di brano da spiaggia.

Tanto per fare une esempio: ognuno di noi, musicomane pop o meno, ha certo un suo personale ricordo legato a “Quest’amore è una camera a gaaaass”, ma è assai probabile che questo ricordo non risalga affatto a quell’estate del 1984 in cui Gianna Nannini vinse il Festivalbar con un pezzo rimasto nella storia.

E invece no! Un disco per l’estate deve per forza di cose essere un mordi-e-fuggi, appassionarci per il tempo di un cono gelato e poi sparire dalla memoria, riproponendocisi nell’anima tipo madeleine proustiana cento stagioni dopo, senza preavviso, e facendoci rivivere alla traditora un’emozione rimasta per decenni lasciata a dormire dentro di noi. Dunque.. devono essere canzoni ascoltate di continuo per un tempo breve (magari senza averlo scelto, così, solo perché uscivano da un juke box al bar o dalla radiolina del nostro vicino di asciugamano) e poi sparite da qualunque palinsesto.

Come cantava Sandro Giacobbe al Festivalbar ’82, “Sarà la nostalgia, sarà che l’estate vola via…”
Ma come fa, la nostalgia, ad essere, se prima l’estate e le sue colonne sonore non svaniscono portandosi via tutto, fino a quando un altro colpo di vento a 45 non ce le ributta addosso senza preavviso?

Penso a brani tipo “Due” di Drupi (vincitore al Festivalbar nel ‘75), tipo “Gimme hope Jo’anna” di Eddie Grant (‘88) o “Rootsie and Bootsie” di Papa Winnie (’89). O ancora “Non so che darei” di Alan Sorrenti (’80), “Amada mia amore mio” di El Pasador (’77) o “Be my lover” di La Bouche (’95).

L’elenco potrebbe essere infinito, ma una cosa è certa. Non sono le canzoni che ancora oggi si cantano, quelle diventate patrimonio intergenerazionale, a meritare il vero titolo di “dischi per l’estate”, ma, al contrario quelle che, proprio come un amore balneare, ci hanno fatto battere il cuore per un tempo brevissimo e poi si sono rivelate in tutta la loro impossibilità a durare oltre l’ultimo sole di Settembre.

(nell’immagine di questo post, la copertina del cofanetto da 10 LP o 10 MC de “Le Canzoni dell’Estate”, compilation del Reader’s Digest uscita nel 1985).

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