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Sclero dieci - La sua vera natura

Da Wiald

Un giorno di primo ottobre, assolato e afoso come se fosse ancora il quindici di agosto, Zhang He, vestito con una camicia rosa confetto pieno di ruche e un pantalone bianco crema da sembrare una meringa, tornò a casa dopo una bellissima passeggiata. Pescò dalla borsetta il mazzo di chiavi, lo inserì nella toppa della porta ed aprì uno spiraglio per vedere chi c’era. Vedendo che il corridodio era deserto, scivolò all’interno dell’appartamento. Si avviò in soggiorno e lì trovò tutta la sua famiglia. C’era Cao Cao che guardava la TV, Xiahou Dun che leggeva, Zhen Ji che ricamava, Cai Wenji che giocava alla Nintendo DS, Xu Huang che leggeva le offerte del supermecato di fronte e segnava su un foglio le cose che conveniva comprare, Zhang Liao stava chiacchierando con Zhang Miao, Dian Wei stava facendo il cruciverba, Cao Ren stava connesso su Facebook e Xiahou Yuan che gli rompeva le scatole per andare su Grepolis. “E jà, ca me stann attaccanne na città” piagnucolava quello. “Nun me ne fott, mo ci sto i ca”. “All’aneme ra fess e mamet. I Crows me stanne a piallà tutt l’esercit”. “Ma  a quant o’ vinn?”. “Wa fratè si proprit antipatic” Intanto Xu Zhu e Cao Pi giocavano a Monopoli. Liao alzò lo sguardo e fissò He. “Perché stai sotto l’arco della porta?”. He ingoiò rumorosamente. “Ho una sorpresa per tutti voi” disse allegro. “Uh, maronne ro carmene” disse Cao Cao girando il volto verso il ragazzo. “E che sarebbe?”. He tossì per schiarirsi la voce. “Guo Jia vieni avanti”. Dalla porta entrò un ragazzo dai capelli castano chiaro tagliati a caschetto tanto da sembrare Nino D’Angelo, occhi color nocciola e un sorriso allegro e cordiale. “Salve!” disse salutando tutti. “Lui è il mio fidanzato”. Gli altri inarcarono un sopracciglio. Cao Cao si alzò e gli teste una mano. “Sono il capofamiglia Cao Cao”. “He mi ha parlato molto di lei” disse il ragazzo prendendo la mano e stringendola calorosamente. “Per me è un onore conoscerla”. Cao Cao si limitò a sorridere e ritornò a guardare la TV, sprofondando nel divano. “Se vuoi accomodati” disse continuando a tenere gli occhi fissi sullo schermo. Guo Jia fissò Zhang He come per dirgli cosa dovesse fare. He annuì e lo fece accomodare nel soggiorno. Presero posto tra Xiahou Dun e Zhang Liao, che aveva sulle gambe Zhang Miao che soffiava minaccioso in direzione del loro ospite. “Né ma quanne se magne ca?” chiese Xu Zhu alzando lo sguardo verso le due ragazze. “Song e l’une e ancor nun è pront”. “Mo jamme, racc sol o’ cans” disse Zhen Ji alzandosi dalla poltrona. Prese per mano Cai Wenji che a malincuore dovette posare la Nintendo DS. “Né chiattò che wò magnà?” chiese Wenji. “Vulesse e paccher cu a ricott, che ne ricete wuagliù?” disse il gigante buono. “Vabbuò” dissero tutti in coro, ad eccezione di He. “Mo’ e jamme a fa” disse Zhen Ji. Nel sentire come tutti stavano parlando, He impallidì e voleva sparire dalla faccia della Terra. Non era cosa comportarsi in quel modo dinanzi ad un ospite e pregò con tutto il cuore che Liao in quel momento diventasse muto o tutt’al più non aprisse bocca per tutto il giorno. O che lo colpisse una malattia fulminante alla gola! Passò un’ora che tutti guardavano la TV o leggevano, mentre i due nuovi amanti non facevano altro che parlare. Un sospiro sfuggì dalle labbra di Dun e alzò l’occhio al cielo. “A chiurit nu poc sta cazz e vocc?”. Zhang He si sentì morire e Guo Jia fissò il suo amato con occhi spaventati. He tossì attirando l’attenzione di Dun. “Modera i toni, Dun. Sei in presenza di un nostro ospite”. “Er meglj se stev a casa soj” disse l’uomo. Zhang Liao scoppiò a ridere sentendo il discorso dei due. “Wa fratè e rit proprit buon”. “Miao!” fece il gatto. “Te ress o cinq se nun ce fosser sti ruj sciem miezz” continuò Liao. Dun rise. “Che vulimme fa”. “N’idea a tenesse”. “Aroppe rimmelle”. “Stat sicur”. Zhang He ingoiò rumorosamente conoscendo perfettamente cosa avevano in mente di fare quei due esseri perfidi e spregievoli. “Smettetela, non sono cose da fare, uffa” disse imbronciato e incorciando le braccia sul petto. Zhang Liao gli appoggiò un braccio intorno alle sue spalle. “Ossaj buon e? Appriparete”. “Stai tremmanne, He?” chiese Dun. “Tremmanne? Pare nu vibrator” disse ironico Liao. “E lui e sti cose se ne intend”. “BASTAAAAAAAAAAA!” urlò Zhnag He. “L’avit a firnì”. Quando si accorse di quanto avesse detto e come arrossì. “Perdonami Guo Jia, non era mia intenzione parlare in dialetto ed essere così scostumato”. “A te perdono, a loro due no” disse il ragazzo risoluto. “O mio Dio” disse Zhang He. Liao e Dun annuirono. Intanto nel soggiorno entrarono le due ragazze. “E’ pronto a tavola, iat a schiattà e cul vuost ngopp a chelle cazz e seggie, jamma jà”. “E’ sempre così qui?” chiese Guo Jia ad He. L’altro annuì. “E’ un inferno”. “Inanto andiamo a mangiare” disse Zhang He col morale sotto terra. Ognuno di loro prese posto intorno ad una tavola bella grossa e imbandita di tanta roba bella e squisita. Xu Zhu guardò ogni cosa con occhi pieni di lacrime, mentre prendeva posto e iniziava a mangiare. Il sugo gli colava dall’angolo della bocca e gli sporcava la maglietta. E così fecero gli altri, ma senza sporcarsi. “Oddio, neanche aspettano” disse Guo Jia disgustato. “E quello lì mangia come un maiale”. “Non farci caso, siediti e mangia” disse Zhang He. Mentre mangiavano, Xu Zhu si allungò come un falco e afferrò la bottiglia di vino. La stappò in tutta velocità e si versò un bel bicchierone, che poi bevve tutto d’un fiato, dopodiché rutto libero che fece tremare i due amanti. “Oh mio Dio! E’ disgustoso!” gridò Guo Jia. “Hai ragione!” urlò Zhang He. “Xu Zhu chiedi immedatamente scusa”. “Scusate” disse con fare superficiale mentre addentava un coscotto di pollo. “Fa proprio schifo” continuò Guo Jia. “Ma nun aggia capit, cape e cazz ca nun si ate! Nun e fai pure tu? O si modificat biologicament?” disse Liao. “Hey Liao, modera i termini”. “Stat zitt bucchinar, nun sto avenne cu te”. “Miao!” fece Zhang Miao minaccioso che balzò sulla tavola e corse da He graffiandogli una mano. “Ma guarda te” disse Guo Jia. “Ora anche gli animali sulla tavola”. Il gatto soffiò minaccioso. “Latrine chiene e merd ma comme te permiett e offenenr o jatt mi? Eh? Mo me le ricere zompa perete”. “Basta, io me ne vado” disse Guo Jia. “Non sopporto di essere offeso in questo modo. Vieni via con me Zhang He”. “Hai detto bene, andiamocene” disse Zhang He e dalla sua bocca partì un rutto stile Fantozzi. “Scusa, ho bevuto troppa Coca Cola a tavola”. “Ma fai pena, fai schifo, sei uguale a loro. Un animale, una bestia. Non voglio più avere a che fare con te e con questa lurida famiglia”. “Oh, ma comme te permiette? Ma chi cazz te crir e essere, omm e merd?” urlò Cao Cao. “Mo mo iesc a rind a casa mi, primme ca tiette a for a cavic ngul”. “Che scurrilità!”. Intanto, dalla bocca di Zhang He uscì un altro rutto. “Ancora? Fai pena come loro” disse il ragazzo. “Ne strunzill stat zitt e vattenne” lo apostrofò Cao Ren. “Zhang He con me hai chiuso definitivamente, non cercarmi mai più”. “Ma non l’ho fatto a posta. E’ stato un incidente” disse e partì un altro rutto, sparato dritto in faccia al povero Guo Jia. Al ragazzo venne sia da vomitare che le lacrime agli occhi. “Addio” disse ed uscì dalla casa correndo e piangendo. “Assafà, se ne jut o’ scassa cazz” disse Liao soddisfatto. “Lo avete fatto a posta, vero?”. “In realtà volevamo fare altro” disse Dun. “Sì come no”. “E fatt tutt tu mongoloid” disse Liao. Il ragazzo scoppiò a piangere ed impietosì tutti. “Siete dei mostri, avete distrutto la mia felicità, la mia gioia! Lui per me era tutto”. Xiahou Dun scosse la testa e si avvicinò al ragazzo, gli appoggiò una mano sulla spalla. “Smettila, dai, si vedeva da qua un miglio che non era fatto per te”. “Già, ha ragione” disse Zhen Ji. “Nun t’ammeretav proprit” disse Liao, che alzatosi e avvicinatosi ad He, gli scompigliò i lunghi capelli in segno di affetto. “Se realmente ti avesse amato, ti avrebbe accettato così com’eri ed avrebbe accettato anche la tua famiglia” disse Cai Wenji. “Dite sul serio?”. “Certamente” affermò Cao Cao. “Non puoi amare una persona senza accettare anche i suoi difetti”. “E poi ti avrebbe perdonato per quei rutti, che poi sono una cosa naturale, mica hai commesso un delitto” disse Xiahou Yuan. “Non so” piagnucolò l’uomo. “Dai su!” cercò di incoraggiarlo Dun, che si abbassò leggermente e gli baciò una guancia. Zhang He arrossì. “Che emozione! Un bacio da Dun”. “Te ne do uno anch’io se servirà a non farti piangere” disse Zhang Liao che gli baciò l’altra guancia. “Che emozione!” disse l’uomo nascondendo il viso tra le mani. “Ora mi sento super allegro”. La giornata continuò così fino a sera! Zhang He aveva ripreso a sorridere e si sentiva accettato da tutta la famiglia, nonostante la sua diversità. Aveva riso e scherzato con tutti, proprio tutti, anche con Cao Cao e avevano giocato a Go, bevendo una moltitudine di birra e ruttando allegramente, alla faccia di Guo Jia. Ma, verso le sei di sera, il cuore di Zhang He si riempì di mestizia, solitudine e gli vennero le lacrime agli occhi. Gli mancava terribilmente il suo amato e, per non farsi vedere così afflitto da tutti, andò in camera sua. Si gettò sul letto e affondò la testa sul cuscino, iniziando a piangere e buttando fuori tutto il suo dolore. Ad un certo punto il suo cellulare iniziò a squillare. Zhang He rispose con voce tremante: “Pronto?”. “He, sono io, Guo Jia”. “Cosa vuoi?” chiese questi con un singhiozzo. “Volevo chiederti scusa per oggi!” disse il ragazzo. “Non volevo trattarti in quel modo”. “Davvero?”. “Sì e voglio tornare con te. La mia vita è vuota senza il mio amato He”. “Amore mio” susussurrò He. “Vieni via con me e abbandona quella famiglia di falliti” continuò il ragazzo. “Sono gente marcia, lurida, sporca, schifosa”. “Scusa come hai detto?” chise He interrompendo il suo pianto e sentendo l’incazzatura esplodere nel suo petto come un pugno nello stomaco. “Ho detto che scapperemo via, andremo a vivere insieme in modo che tu possa scrollarti di dosso questa lurida e schifosa famiglia, questi parassiti, vermi urticanti. Che te ne pare?”. “U vuò proprit sapè?”. “Come scusa?”. “Accirete omme e merd, zuzzus, spuorc, animal, bestie, suca sang a tradiment, bucchinar, lot, funicular senza current, ietta cammalut, latrine, cuofene e merd, cess ambulant, chine e corn, i t’abbal cu e pier ngopp a panz se insult a famiglia mi, ce simme intes? Si nu cul rutt, nu scurnacchiat, fai schif tu, no lor! E capit? Nun me chiammà chiù, ricchiò, nun me cercà chiù che cu e viper comme te i nun ma facc! Ce simme spiegat? Stu serp, sta sament, vir e t’ittà a copp a bash, zucculone” urlò e attaccò il telefono. Quando alzò lo sguardo, si trovò tutta la sua famiglia che l’osservava con occhi sbarrati. “Che tenit a guardà?”. “Si nu Wei pur tuuuuuuuuuuuuuuuuuu!!” gridò felice Cao Cao. “Finalment amma capit a natur toi”. Zhang He sorrise felice. “Oh, ma grazie!”. “Festeggiamo su, birra, vino, champagne, spumante, sakè, lambrusco, vov, vodka, marsala, pere e palumb cu e percoc, hashish…offro tutto io” disse allegro Cao Cao. Tutti esultarono felici, accesero lo stereo mettendo musica metal, aprirono tutti i liquori che avevano nella dispensa, tirarono dolci e dolciumi da altri mobili e salatini di ogni genere per festeggiare quell’avvenimento così importante per loro. “Aspettavo questo giorno  per tutta la vita” disse Zhang He. “Pure nuj” disse Liao sorridente con Zhang Miao tra le sue braccia. “Miao” fece il micino e leccò la mano graffiata ad He. “Amore mio” disse l’uomo accarezzando la testolina al gattino. Iniziarono i festeggiamenti e durarono fino alle tre del mattino. Nessuno del condominio osava andar a lamentarsi a casa loro, in quanto l’organizzatore era proprio il capofamiglia di casa Wei.

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