Mi sono imbattuto per caso nel film Scusate se esisto!, uscito oggi in home
video, che, dopo il successo di Nessuno
mi può giudicare (del 2011), ha ricomposto la coppia Paola Cortellesi – Raul Bova.
Una commedia degli equivoci, in cui l’Architetto Serena Bruno (la Cortellesi),
dopo un lungo soggiorno all’estero, decide di ritornare in Italia ed è
costretta a fingersi per caso assistente di un uomo per affermare il proprio talento
in un ambiente lavorativo dominato da maschi, e vincere un bando per la
riqualificazione di un casermone popolare nella periferia di Roma. Nessuna vera
novità, se si considera che Whoopi Goldberg
aveva già portato alla luce la stessa problematica nel mondo della finanza con
il film Funny Money del ‘96, se non
fosse che in questa pellicola, diretta da Riccardo
Milani, si aggiunge il filone omosessuale con il personaggio di Bova, Francesco,
ristoratore gay divorziato e con figlio, che offre a Serena vitto e alloggio, e
la aiuta fingendosi il suo capo, in cambio di un supporto morale nel confessare
al figlio di sette anni la propria omosessualità.
Nel cast c’è anche un’altra coppia attoriale
che viene a ricostituirsi, quella composta da Lunetta Savino e Ennio
Fantastichini, che ritornano insieme dopo Mine Vaganti di Ozpetek del 2009: la prima assistente in un grande
studio di architettura del secondo, architetto eccentrico, un po’ despota e
piacione che, a suon di carinerie, costringe i suoi collaboratori a fingersi
altro per tenersi stretto il posto di lavoro. Sì, perché Scusate se esisto! è un’intelligente
gioco di specchi, in cui ognuno dei personaggi ritrova nell’altro una parte di
sé, quella del segreto à la Desperate Housewives, che nasconde agli altri per timore
del giudizio.
Il film occhieggia al cinema statunitense con
tanti riferimenti a pellicole cult come Harry ti presento Sally o Il Matrimonio
del mio Migliore Amico, e lo fa con quell’italianità tipica del nostro cinema
che sposa questa volta l’inedita regionalità e dialettica abruzzese della
protagonista, allontanandosi dai filoni nord-sud tanto in voga da qualche anno
a questa parte nelle sale.
Magazine Gossip
“Scusate se esisto!”, intelligente commedia sulle diversità
Creato il 07 maggio 2015 da Marianocervone @marianocervone
Mi sono imbattuto per caso nel film Scusate se esisto!, uscito oggi in home
video, che, dopo il successo di Nessuno
mi può giudicare (del 2011), ha ricomposto la coppia Paola Cortellesi – Raul Bova.
Una commedia degli equivoci, in cui l’Architetto Serena Bruno (la Cortellesi),
dopo un lungo soggiorno all’estero, decide di ritornare in Italia ed è
costretta a fingersi per caso assistente di un uomo per affermare il proprio talento
in un ambiente lavorativo dominato da maschi, e vincere un bando per la
riqualificazione di un casermone popolare nella periferia di Roma. Nessuna vera
novità, se si considera che Whoopi Goldberg
aveva già portato alla luce la stessa problematica nel mondo della finanza con
il film Funny Money del ‘96, se non
fosse che in questa pellicola, diretta da Riccardo
Milani, si aggiunge il filone omosessuale con il personaggio di Bova, Francesco,
ristoratore gay divorziato e con figlio, che offre a Serena vitto e alloggio, e
la aiuta fingendosi il suo capo, in cambio di un supporto morale nel confessare
al figlio di sette anni la propria omosessualità.
Nel cast c’è anche un’altra coppia attoriale
che viene a ricostituirsi, quella composta da Lunetta Savino e Ennio
Fantastichini, che ritornano insieme dopo Mine Vaganti di Ozpetek del 2009: la prima assistente in un grande
studio di architettura del secondo, architetto eccentrico, un po’ despota e
piacione che, a suon di carinerie, costringe i suoi collaboratori a fingersi
altro per tenersi stretto il posto di lavoro. Sì, perché Scusate se esisto! è un’intelligente
gioco di specchi, in cui ognuno dei personaggi ritrova nell’altro una parte di
sé, quella del segreto à la Desperate Housewives, che nasconde agli altri per timore
del giudizio.
Il film occhieggia al cinema statunitense con
tanti riferimenti a pellicole cult come Harry ti presento Sally o Il Matrimonio
del mio Migliore Amico, e lo fa con quell’italianità tipica del nostro cinema
che sposa questa volta l’inedita regionalità e dialettica abruzzese della
protagonista, allontanandosi dai filoni nord-sud tanto in voga da qualche anno
a questa parte nelle sale.
