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Sdoppiamenti mattutini d’autunno

Creato il 09 novembre 2011 da Unarosaverde

Stamattina c’era un grande  albero giallo che specchiava le sue foglie sulla superficie grigia e immobile del lago grande e ne accendeva uno spicchio d’acqua. Il sole cercava di farsi largo dal versante ad est e la montagna che illuminava  era un’unica macchia di gradazioni di marrone, rosso e oro, interrotta a tratti dal verde acceso delle piccole conche su cui si appoggiano i paesi arroccati. Davanti, verso la pianura, e di lato, ad ovest, si affollavano nuvole color acciaio.

Stamattina c’era il clima giusto per infilarsi le scarpe da ginnastica, la tuta e un kway e rifugiarsi per un paio di ore nel castagneto, a pestare foglie umide e ricci aperti e a sedersi su un masso di pietra simona davanti alle rive del lago piccolo, con un buon libro o i pensieri per compagnia.

Stamattina invece ci sono stati i rumori delle macchine e del metallo tagliato a fare da sottofondo a lunghe discussioni, a decisioni, a valutazioni, a progetti che avanzano. La testa era lì e ci si trovava benone. Però sapeva che l’anima era altrove, a zonzo lungo il fiume.

PS: Fuori di poesia, da lettura rapida dei giornali appena conclusa: col cavolo che andrò in pensione a 67 anni. A 67 anni anche la testa in mattine così sarà a zonzo lungo il fiume a braccetto con l’anima. Anzi, comincerà ad andarsene molto molto tempo prima. Piano B, senza remore. Bisogna pure sognare.

“Il vero rivoluzionario contemporaneo, quello che può seriamente far tremare l’establishment politico-economico, è oggi un consapevole, cocciuto, equilibrato individualista, che parte da sé, dal suo mondo, ci lavora sopra, fa di tutto per essere libero e consapevole come essere umano singolare. (Un individualista della volontà, sia chiaro, restando nel cuore un uomo sociale e in relazione). Non necessariamente compra ciò che gli si dice. Non necessariamente fa quel che dovrebbe. Usa gli strumenti come strumenti, non come fini. Costruisce una sua realtà, adatta a sé, efficiente, concreta. Così facendo, il singolo diventa eversivo.  Egli interrompe in qualche punto vitale le sinapsi del consumismo e dell’assenza di senso. Il suo comportamento è individuale, cioè mosso dalla responsabilità e dalla dignità del singolo essere, dall’orgoglio di non vedersi soggiacere alla massificazione, eppure ha effetti enormi sul sistema, il suo esempio è emblematico e vale più di mille teorie sociali o programmi politici. Con conseguenze imprevedibili. Dieci, cento, mille uomini così e il potere è spacciato.” Simone Perotti. Adesso basta.


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