Sequestrato un pezzo d’impianto di raffreddamento fumi all’acciaieria Arvedi. Servola, l’abbraccio di Debora Serracchiani

Creato il 10 dicembre 2013 da Cremonademocratica @paolozignani

“Il Nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Brescia (Noe) ha sequestrato un pezzettino di un impianto dell’acciaieria, che lo deve sostituire. Occorrerà fare il dissequestro per installare il nuovo impianto – spiega il direttore dell’Arpa Giampaolo Beati – ma non ci hanno ancora avvisato di quest’atto. Il rapporto è tra Noe e azienda, noi non siamo coinvolti”.
L’amministrazione provinciale, basandosi sui rilievi dell’Arpa, aveva diffidato l’industria a rimediare al cattivo funzionamento dell’impianto entro il 30 novembre. Il Noe di Brescia su mandato della Procura di Brescia è intervenuto per sequestrare e sollecitare, in seguito a segnalazioni e verifiche. Da parte propria l’Arpa, se già non l’ha fatto, inevitabilmente farà un sopralluogo. La scadenza ben nota anche all’azienda è già passata.
“Si tratta dell’impianto di raffreddamento dei fumi di una siviera. I fumi troppo caldi andavano verso i carboni attivi che quindi non trattenevano gli odori. Quindi hanno messo un impianto per raffreddare questi fumi” conclude Beati, in un colloquio telefonico precedente l’incendio divampato nella notte fra venerdì e sabato, che ha impegnato i pompieri presso l’acciaieria per due ore e mezza, partendo da mezzanotte circa. Spento l’incendio, i vigili del fuoco hanno proceduto a una bonifica durata un’altra ora e mezza, come riportato dal giornale La Provincia.
Sono giorni fitti di notizie e accadimenti della natura più varia. Sul fronte orientale, cioè a Servola (Trieste) il gruppo Arvedi attende un’ordinanza del Tar che potrebbe sbloccare la trattativa per l’affitto della ferriera, in pessime condizioni ambientali e bisognosa di ammodernamento e bonifica.
Il gruppo Arvedi investirebbe 20-22 milioni per l’ammodernamento degli impianti di proprietà del gruppo lucchini, in amministrazione controllata. Se l’ordinanza del Tar sarà favorevole, l’industriale cremonese potrà giovarsi dei contributi ambientali Cip6.
L’ingresso di Arvedi al posto di Lucchini sarebbe prezioso per salvare i posti di lavoro, almeno in parte. Alcuni dei 2.500 dipendenti potrebbero finire in cassa integrazione durante la bonifica.
La presidente della Regione Debora Serracchiani ha definito d’altro canto il gruppo Arvedi “la Ferrari” del settore siderurgico. Che attraversa una crisi pericolosa e di difficile soluzione. Anche a Piombino è il lavoro a pagare il conto, non solo l’ambiente.
Occorrerebbe tutt’altra politica industriale, dopo anni indecorosi. Le Regioni non svolgono il loro compito, i politici non tutelano i cittadini. Per quanto chi si lamenta del rumore di Arvedi e delle troppe discariche che sta realizzando abbia ragione, è anche vero che l’Ilva di Taranto è un caso spaventoso e che le acciaierie bresciane preoccupano sin troppo.
Visto il contesto della pianura padana, il meno peggio non basta, fa parte del male. Solo la ricerca scientifica può salvare la salute, l’ambiente, il lavoro e la produzione di acciaio.

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