Sinistra in crisi tra l’evocazione di Tex Willer, il fallimento con i «radicali» e l’identità dei cattolici

Creato il 18 ottobre 2011 da Iljester

Parto da Tex Willer, che è la questione che mi ha fatto più ridere. Ebbene, per dirla con Cofferati (ve lo ricordate?), per battere la destra – e cioè Berlusconi-Mefisto – ci vorrebbe Tex Willer, che – secondo l’ex leader sindacale ed ex sindaco di Bologna – dovrebbe essere ricercato fra i candidati alle primarie.
Ho davvero riso all’idea che uno come Tex Willer possa davvero rappresentare la sinistra. Soprattutto la sinistra italiana. E che Berlusconi – dal suo canto – rappresenti Mefisto. Tanto da farmi porre due domande: ma il buon Tex – uno che in America voterebbe sicuramente repubblicano – qui da noi sarebbe di destra o di sinistra? E in Italia con chi si schiererebbe?
Badate, la domanda non è agevole, perché nel fumetto dei compianti Bonelli (padre e figlio) la visione del mondo e della legge presenta sì dei chiaroscuri, ma nel caso del fumetto principe degli editori milanesi, si è davanti a un eroe d’altri tempi. Tex infatti è integerrimo, è un puro, è un onesto all’ennesima potenza che da noi non si trova nemmeno se lo cerchi al lumicino nella più santa e proba delle associazioni di volontariato, figuriamoci nel mondo della politica nostrana. Ma è anche un duro: gente come i black block e dei centri sociali che mettono a ferro e fuoco Roma (o Genova) se li sarebbe pappati a colazione con un bel po’ di «piombo caldo». Dunque nel nostro paese credo che non si schiererebbe proprio con nessuno. Né con Berlusconi, ma nemmeno con Cofferati, Bersani, Casini e Vendola. Sono quasi certo che se esistesse e ne avesse le possibilità inizierebbe a prendere a sganassoni tutti, nessuno escluso, per mandarli letteralmente a calci nel sedere da dove sono arrivati.
Altro che Berlusconi-Mefisto! I Mefisti in Italia sono più di uno e ne trovi parecchi anche nella sinistra. Anzi, soprattutto a sinistra. Dove vige la legge dell’ipocrisia morale ed etica, e dove i disagi della gente non sono considerati un problema, ma un’opportunità politica e affaristica per riaffermare il proprio potere là dove è già affermato o per conquistarlo (vedi alla voce Palazzo Chigi) là dove non ce l’hanno. E non sempre con una vittoria elettorale (vedi alla voce ribaltone e inciucio).
Ma passiamo brevemente all’alleanza dei Mefisti di sinistra con i radicali di Pannella. Ancora mi chiedo come abbiano potuto i radicali – liberali e libertari convinti – aver fatto un’alleanza con gli ex-comunisti e i loro amici catto-comunisti. Peraltro con partiti poco rispettosi (se non a parole) del Parlamento e delle istituzioni democratiche, fino a pretendere che i radicali boicottassero il discorso del Premier sulla fiducia, al fine di far mancare il numero legale. Robe da pazzi! Fortunatamente, ogni tanto, Pannella ragiona e grazie al cielo non è accaduto nulla. Ma è chiaro che questo episodio registra la fine del «rapporto» d’amore con gli ex-comunisti che ora sempre di più guardano ai cattolici del Terzo Polo, con i quali auspicano un’alleanza.
E a proposito dei cattolici terzopolisti, ieri la loro ala più «sindacalizzata» – capeggiata da Bonanni – ha auspicato (ancora una volta) un passo indietro del Cavaliere, affinché nasca l’ennesimo Governo istituzionale (va da sé: degli inciuci e dei poteri forti). Perché secondo il sindacalista «serve un governo più forte. Quello attuale non è adeguato. Un governo che dovrà fare i conti fra le principali forze politiche e sociali».
Voi non sentite puzza di Prima Repubblica? Io sì. E anche parecchia! Altro che rivoluzione liberale. Altro che riforme istituzionali. Altro che indignados! La nostalgia per la vecchia Democrazia Cristiana è chiara e forte, ed è forte pure la nostalgia per il consociativismo e per le politiche della spesa pubblica che distribuiscono benefit non secondo il merito ma secondo le clientele politiche. Naturalmente equamente ripartite tra il mondo cattolico e il mondo ex-post-comunista (che non vuole proprio morire). E il tutto con la benedizione di sindacati e industriali, che per la cronaca, oggi si ritrovano a secco di grandi ruoli per via «dell’oscura» epoca tardo-berlusconiana.
Ovviamente – come cattolico – non posso condividere questa prospettiva di una insana alleanza con la sinistra para-comunista. I cattolici devono restare uniti nel centrodestra. E seppure Berlusconi non sia da considerare un santo (cristianamente parlando), ha però un pregio di indubbio valore: non è affetto da ipocrisia. In altre parole, se dovessi scegliere una persona di cui fidarmi, e fossi costretto a sceglierla tra l’esercito dei farisei ipocriti della sinistra e i pubblicani peccatori della destra, non avrei dubbi. Voi?

di Martino © 2011 Il Jester


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