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Siria: USA cerca Assad. Tutte le alleanze.

Creato il 17 marzo 2015 da Retrò Online Magazine @retr_online

Svolta degli USA in Siria: ora Assad non è più un dittatore illiberale e antidemocratico, ma un possibile alleato.
Già dal 15 marzo il segretario di Stato degli Stati Uniti John Kerry aveva sottolineato come “per la prima volta in assoluto” la Casa Bianca aveva “deciso di aprire un dialogo politico” con Bashar al-Assad, Presidente attualmente al potere in Siria.
In un’intervista al canale statunitense Cbs, Kerry aveva detto che l’America e “altri paesi” stavano “cercando di fare pressioni su Assad per aprire un nuovo dialogo politico”.
A spingere Washington verso un cambio così radicale nella sua politica estera potrebbe essere stata la minaccia dell’ISIS. Gli estremisti del cosiddetto Stato Islamico starebbero facendo preoccupare non poco la Casa Bianca con le loro offensive in Siria e in Iraq, tanto da spingere a un cambio di alleanze quantomeno inaspettato.
La Siria di Assad, infatti, ha sempre avuto il sostegno della Russia e dell’Iran, dai quali gli USA si sono sempre distaccati politicamente, a volte con durezza.

Assad: “Le richieste americane non ci riguardano”. Ma in quattro anni, già 215mila i morti

Bashar Al-Assad ha risposto alle parole di Kerry con un secco “No, grazie”. Durante un’intervista rilasciata a una televisione siriana, ha dichiarato che “Queste dichiarazioni dall’esterno non ci riguardano”.
In effetti, osservando i movimenti dell’esercito siriano sul campo, sembra che ad Assad importi di più schiacciare i ribelli con tutte le risorse possibili. In questi giorni, le forze governative hanno colpito la roccaforte di Duma, in mano ai ribelli. Organizzazioni umanitarie stimano che le vittime siano state circa 18, mentre i feriti sarebbero un centinaio, con diversi civili.
Dall’inizio della guerra, quattro anni fa, sono già più di 215mila le vittime, tra cui almeno 66mila civili. L’Osservatorio Siriano, che ha rilasciato questi dati, ha anche stimato che sono 610 le vittime tra medici e lavoratori sanitari deceduti sul suolo siriano, mentre sarebbero oltre 13mila i siriani morti per le torture del regime di Assad.

Negli USA si sfila contro l’alleanza con Assad. Ma quante volte gli USA hanno “cambiato sponda” negli ultimi anni?

“La politica statunitense in Siria mi fa infuriare” ha dichiarato Muna Jondy, organizzatrice del corteo che nelle ultime ore ha sfilato di fronte alla casa Bianca protestando contro lo Stato Islamico e l’alleanza con Assad. “Barack Obama ha deciso che un criminale di guerra come Assad può continuare a torturare, uccidere e distruggere il paese senza conseguenze. Sembra che abbiano deciso di sacrificare la Siria per raggiungere un accordo con l’Iran sul nucleare”, dichiara Muna Jondy, tra gli organizzatori della manifestazione.
Non è la prima volta che uno stato cambia repentinamente alleanza, sotto la pressione di una minaccia militare, o per porre un freno ai rischi su scala internazionale.

Ma quali sono stati gli ultimi cambi di alleanza per gli Stati Uniti?

USA e Iran: Gli Stati Uniti hanno sempre avuto degli stretti legami con lo stato iraniano. Fino a partire dalla crisi di Teheran, nel 1980. Successivamente, durante la guerra tra Iran e Iraq, gli USA temettero che una vittoria Iraniana potesse minare la stabilità politica e il raggiungimento degli obiettivi americani in suolo medio orientale. Dopo aver isolato diplomaticamente l’Iran, e fatto sentire solo in sordina le lagnanze iraniane sull’uso delle armi chimiche da parte dell’Iraq, gli USA si avvicinarono proprio allo stato Iracheno. Tuttavia, gli Stati Uniti mantennero un profilo politico pubblicamente contrario all’uso delle armi chimiche, arrivando a bloccare l’invio di fluoruro fosforoso dal proprio territorio verso il territorio iracheno, dopo aver dato ragione all’Iran sulle sue lamentele a proposito proprio delle armi chimiche irachene.
Sempre in quel periodo, gli USA visitarono l’Iraq di Saddam Hussein più volte, arrivando a dichiarare, tramite il rappresentante americano Donald Rumsfield, che “gli Stati Uniti e l’Iraq condividevano molti interessi”.
I rapporti con l’Iran, specialmente sul nucleare, rimasero tesi fino ai giorni nostri. Durante la guerra Iran-Iraq, gli USA (pur continuando a vendere armi all’Iraq) condannarono l’uso delle armi chimiche da parte del regime di Saddam, ma dichiararono “incompatibili con il diritto internazionale” il tentativo dell’Iran di rovesciare il governo iracheno, considerato da Washington “legittimo”.

USA e Iraq: Nonostante la condanna dell’uso delle armi chimiche, le relazioni tra USA e Iraq non si sono mai rivelate eccessivamente tese, anche se sempre ambigue, se non nel periodo che va dal 1980 al 1984, data in cui Washington ripristinò i contatti diplomatici con l’Iraq e Saddam Hussein. I rapporti si deteriorarono dopo l’11 settembre, e nel 2003 gli USA iniziarono un’operazione militare sul suolo iracheno per deporre Saddam Hussein. Le accuse americane andavano dal voler ristabilire la democrazia in un paese comandato da un dittatore a voler impedire il proliferare delle armi chimiche irachene (armi chimiche, peraltro, mai trovate).

USA e Siria: Le relazioni degli Stati Uniti con la Siria si sono intensificate e complicate dal 2011, dopo l’inizio della rivoluzione civile siriana. Sin dall’inizio della rivoluzione, Stati Uniti e Unione Europea si sono schierati contro le repressioni attuate dal regime di Assad e l’uso delle armi chimiche. Proprio John Kerry, il 21 settembre 2014 aveva dichiarato che “armi chimiche al cloro sono state usate ripetutamente e sistematicamente contro villaggi siriani”. Per Kerry, quello era stata una “violazione della quale il regime di Assad dovrà rendere conto di fronte alla comunità internazionale”.
In generale, Washington si era schierata dalla parte dell’Esercito Libero Siriano (cioè i ribelli).
In questi ultimi mesi, però, l’avanzata dello Stato Islamico nel territorio Siriano ha posto nuovi dilemmi ai diplomatici USA. La forte presenza di fedeli di religione islamica legati ai Fratelli Musulmani potrebbe tenere contatti con il califfato nero, anche se la rinuncia all’uso delle armi da parte dei Fratelli Musulmani mal si sposerebbe con i metodi dell’ISIS.

Da oggi, si prospetta un uovo asse politico internazionale, con gli USA possibili alleati della Siria di Assad, e quindi anche della Russia e dell’Iran, tanto temuto da Washington per i suoi programmi sul nucleare.
La paura dell’ISIS ha portato il governo americano a cercare questa strada, che porterebbe Washington paradossalmente più vicina all’Iran, alla Corea del Nord e alla Russia, e meno ai suoi alleati occidentali (Inghilterra e Francia in primis) per quanto riguarda la guerra civile siriana.

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