di Matteo Zola
L'allegria dei candidati
In Slovenia ci si prepara al voto con grandi sbadigli: il 4 dicembre prossimo si apriranno le urne nella rassegnazione generale. L’impressione diffusa è che qualunque sia il risultato elettorale, cambierà poco. La verde piccola repubblica ai piedi della Alpi carinziane, a metà strada tra il Mediterraneo e la pianura pannonica, si tinge di grigio. Come il futuro che l’aspetta. La crisi non ha risparmiato la Slovenia e il debole esecutivo socialdemocratico guidato da Borut Pahor è caduto nel settembre scorso perché i partiti minori della coalizione di governo si sono schierati contro i tagli a pensioni e spesa pubblica.
Le elezioni anticipate, fissate per il 4 dicembre, non offrono nulla di nuovo. La svolta a destra è fisiologica, come la caduta dei socialdemocratici. Il vincitore assoluto dovrebbe essere l’ex ministro della Difesa dei tempi dell’indipendenza, Janez Janša, leader del partito conservatore. Il suo partito è accreditato di oltre il 30% dei consensi. A sinistra si punta tutto sul sindaco di Lubiana, Zoran Janković, che dai sondaggi riceverebbe consensi superiori al 20%: fuoriuscito dai socialdemocratici ha fondato un movimento tutto suo. Borut Pahor oscilla tra il 5 e il 10%. I nazionalisti potrebbero non entrare nemmeno in Parlamento mancando il quorum del 4%.