Magazine Diario personale

Sogni e futuro

Creato il 06 marzo 2012 da Povna @povna

Conficcato, suo malgrado, in un autunno denso di complicate e dolorose questioni di famiglia (che lui ha guardato in faccia a testa alta, come è sua norma e suo costume); preso dalla passione d’amore per Wendy (che lo ri-ama, certo, ma è troppo pavida per decidersi a lasciare il suo fidanzato storico, e per concedere dunque al povero ragazzo poco più che la sua mano); travolto da un’influenza di quelle toste, che lo ha lasciato per dieci giorni con 40 di febbre (e un veglione di carnevale andato a monte), nel freddo nevoso di Castagnone, Calvin è tornato a scuola in questi giorni vestito di una delicata sfumatura verde, le guance scavate e gli occhi ancora lucidi, in tempo per lasciare la ‘povna in uno stato di grande agitazione.
Così oggi, mentre aspettavano l’ora del cinema, lei ha preso la palla al balzo, e si è concessa con lui una di quelle chiacchierate ultime, coi toni consapevoli e bassi, da veri spiriti affini.
Hanno parlato di un po’ di tutto (tranne che di Wendy, ovviamente): della malattia della sua mamma (che sta meglio), delle ansie della sorellina (che vanno per fortuna scomparendo), della scuola, dell’esame di maturità che avanza, delle vitamine che deve prendere per tacitare gli sguardi accorati della ‘povna. E poi un poco del futuro.
“Sarà dura, con l’università, professoressa” – le confessa con il suo tono tranquillo – “ma ho già iniziato a mettere da parte i soldi per la prima retta. Vedrà che per settembre ce la posso fare”.
“Certo che ce la fai, Calvin. E poi tu, vero, sei sicuro della scelta: l’anno prossimo ti vedo iscritto a Architettura”.
“Ovvio” – fa cenno di sì quello – “anche se poi so che il lavoro è difficile da trovare”.
“Hai ragione, non è semplice: però hai anche il tuo diploma da spendere. E poi, se non ci provi ora, con i sogni, per quando li vuoi lasciare?!”.
“A proposito di sogni, professoressa…” – segue pausa. – “se gliela devo dire tutta, io so che cosa mi piacerebbe proprio tanto diventare”.
La ‘povna alza lo sguardo; Calvin aspetta che un paio di studenti li superino vociando. E poi (voce bassa, sottilissima: eppure è sempre la sua, calma e sicura).
“Io vorrei tanto fare l’insegnante, un giorno: prof., mi spiega che cosa devo fare?”.
La ‘povna lo guarda, sorride, e lo ama più di sempre, quel suo alunno dagli occhi acuti sopra il mondo. E da un lato ripensa – sempre più convinta che fosse solo inevitabile – alla fine di Socrate. Ma dall’altro si ricorda di quel detto: ché, per un solo giusto, la città sarà salva; e sicuramente almeno una giornata, una settimana, un mese, un anno della vita della ‘povna.
E – lei ci scommette – molto più di questo solo.


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