Solo mignotte, niente d'importante

Creato il 19 settembre 2011 da Abattoir

 di Manuela Lino

La prima reazione che ho avuto guardando l’intervista a Terry De Nicolò è stata di rabbia profonda. E più lo guardavo, più pensavo: che schifo. Sulla mia home page di Facebook moltissimi tra i miei amici hanno pubblicato questo video, e le reazioni sono state tutte più o meno di sdegno. La ragazza parla di bellezza che si vende, e che sei racchia devi stare a casa, e tutti noi sentiamo qualcosa di terribile agitarsi nello stomaco, e no, non abbiamo in corso un movimento intestinale. Non è ammissibile che una donna dica una cosa del genere, che dica apertamente che il corpo si può vendere, e che sul corpo, sul corpo bello, si può basare il proprio introito economico. Non è ammissibile che parli di vestiti che costano un occhio della testa, e che ci chiami pecore, perché noi non rendiamo disponibili le nostre pudenda. Io penso a mia madre, che per vent’anni si è svegliata alle cinque del mattino per prendere un bus che la portasse al paesello dove faceva la psicomotricista, e al primo taglio di fondi è stata licenziata, sostituita da una giovane precaria a basso costo. Penso che il suo stipendio corrispondeva a circa la metà della cifra che la De Nicolò disprezza, perché non adatto al suo tenore di vita. Ho visto anche altre interviste, servizi super speciali sulle donne del premier, sempre al plurale, perché lui ne cambia otto a sera, come i vestiti della conduttrice di Sanremo.

Siamo tutti indignati. Questa qui viene in tv a dirci che siamo delle racchie, delle pezzenti, e che non capiamo che cosa è la bellezza, e noi subito a darle della puttana. Puttana lo è, nel senso che è quello che fa, ma siccome non se ne duole come dovrebbe, allora merita sicuramente la nostra condanna. Siamo pronte a batterci per i diritti delle prostitute che sono costrette a farlo, ma quelle che lo scelgono per mestiere se la sono voluta loro, va. E questi discorsi su vestiti da millemila euro sono offensivi per chi non ha manco gli occhi per piangere.

Però amiamo comprare riviste di moda e sognare quei corpi tutti uguali, quei vestiti bellissimi ma che non compreremo mai, perché troppo costosi, perché inutili in una vita “normale”. E allora chi li compra? Le escort, ad esempio, per andare alle cene del presidente. E noi sbaviamo su quelle pagine patinate, pensando a serate di gala, e polsi sottili, ad attrici, piatti vuoti, chirurgia estetica, pettinature che andranno di moda questo autunno.

Non so. Ho riflettuto su quello che si dice delle donne che cambiano molti partner, e poi sulla morbosità con cui il camera-man inquadrava le belle gambe della De Nicolò. Mi è venuto in mente un vecchio porco che mi consigliava di essere meno sulle mie, se volevo fare strada, e poi la dicitura “bella presenza” su qualunque tipo di annuncio di lavoro. Le ragazze che danno delle “pulle” ad altre ragazze, ma poi scendono in piazza per i diritti delle donne. Un mio amico che dice che è una questione naturale se il maschio della specie vuole “coprire” più partner, e se la femmina ne sceglie uno fisso. Ho pensato a certi racconti di modelle che si infilano due dita in gola per raggiungere la taglia zero, a conoscenti che fanno indebitare i genitori per mantenere uno stile di vita alto, con vestiti sempre diversi ogni giorno, ricostruzione delle unghia, e massaggi per rassodare il culo. Mi sono chiesta che cosa sia una donna, esattamente, e quanti modi ci siano di essere donna a questo mondo. E quanto sia difficile esserlo in questo periodo, in questa società che ci vorrebbe tutte belle e zitte come bambole senza pile.

Mi chiedo che differenza ci sia tra questa donna che ritiene di avere solo la bellezza, e se la vende ad alto prezzo, e gli ingegneri che vendono il proprio intelletto per la costruzione di armi intelligenti, o bombe giocattolo. Mi chiedo perché una modella possa vendere il suo corpo senza essere definita puttana. Perché ci sembra normale il calcio mercato, e ci sembra ovvio che le Miss (o le deputate) si siano scopate qualcuno per arrivare dove sono, e se una osa dire come stanno le cose, ci disgustiamo.

Mi sembra che lapidare pubblicamente una donna che sceglie (che poi lo sceglie davvero?) di entrare nel meccanismo di compra vendita dei corpi sia fare una guerra civile tra oppresse. Mi sembra che sia incoerente lottare contro le coppie binarie uomo/donna, bianco/nero, e poi ricadere in quella storica santa/puttana. Credo che dovremmo farci un esame di coscienza su quanta bacchettonaggine e buonismo e moralismo di stampo cattolico (mon dieu!) ci sia nel giudizio frettoloso che abbiamo dato alla “escort” di turno.

Non ci stupiamo più del fatto che un uomo scelga segretarie giovani e belle, non ci stupiamo più che il presidente del consiglio scelga le deputate che gliel’hanno data. Ma ci stupiamo che loro lo facciano. Mi sembra che il discorso sullo strapotere maschile, sul sessismo come criterio di scelta politica, si stia spostando ancora una volta dalla parte sbagliata. E ci sono caduta dentro anche io, perché non riesco più a distnguere bene chi in questo sistema è vittima e chi oppressore.

Di certo, mi sembra interessante che la reazione più viva, più violenta sia quella scaturita da un video in cui una donna, non un uomo, parla di destra e sinistra, di legalità e scorrettezze, e mette in parole quello che i grandi potenti della terra pensano (non tutti?) in questo periodo di crisi economica e di valori. Chi vuole andare avanti deve passare sui cadaveri degli altri, lo fanno loro, e lei lo dice. Tempesta.


*(Il titolo è tratto da una frase di Attilio Bolzoni, giornalista di Repubblica, citato da Monica Pepe in una sua lettera aperta)



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