S&P 500: così simile e così diverso al Ftse Mib

Da Finanza E Dintorni @finanzadintorni

Lo S&P 500  ha chiuso la seduta a 1.744 punti, registrando un +0,65%.

Il bilancio settimanale è pari ad un +2,42%.

Grafico:

Grafico nr. 1 – S&P 500

La scorsa settimana:

“Con la consapevolezza che la direzione del vento nei mercati cambia velocemente specie in presenza di  tutte le criticità esistenti (fortissima leva, mercato in fase di distribuzione e che è in salita da quasi 5 anni, possibile tapering, ecc.), al momento, dal punto di vista prettamente tecnico, gli elementi sul tavolo anticipano una prosecuzione del rialzo dello S&P 500.”.

Come sappiamo, il rialzo ha effettivamente proseguito.

Lo S&P 500 presenta alcuni aspetti tecnici (sia chiaro, non tutti!) comuni al nostro Ftse Mib.

Innanzitutto, anche qui abbiamo una chiusura di seduta e di settimana sui massimi, il che, come sappiamo, rende probabile un nuovo massimo giornaliero (nella seduta di lunedì) ed un nuovo massimo settimanale (in una delle successive 4 sedute).

Tuttavia, anche qui sussistono elementi tecnici che suggeriscono una certa perplessità:

  • presenza di forte ipercomprato;
  • vicinanza livello di estensione di Fibonacci.

Di quest’ultimo punto, andiamo ad evidenziarne la rappresentazione grafica:

Grafico nr. 2 – S&P 500 – Estensioni di Fibonacci

I livelli sono:

  • 1.709 (61,8%);
  • 1.748 (100%);
  • 1.812 (161,8%).

Il primo livello è stato superato dopo una lieve esitazione da parte dello S&P 500.

Ora, come potete notare dal grafico, l’indice americano si ritrova ad un soffio dal secondo livello (1.748 punti) e possiamo già considerarlo giunto in tale area.

Fin qui, praticamente tutto uguale tra S&P 500 e Ftse Mib.

Tuttavia, esistono differenze sostanziose tra i due listini.

Lo S&P 500, infatti, negli ultimi tre mesi ha smesso di incrementare la propria forza nei confronti del BOND a 10 anni e dell’oro, e ne ha persa in modo significativo nei confronti dell’Eurostoxx e soprattutto del Ftse Mib.

A tale aspetto va aggiunto il fatto, più volte ricordato, che l’indice americano viene da un rialzo di oltre 4 anni e mezzo e del 161% dai minimi di partenza.

Mentre il Ftse Mib si trova ben più vicino ai minimi assoluti rispetto ai massimi, lo S&P 500 si trova addirittura sui massimi di sempre.

Sia ben chiaro, motivi che giustifichino il differente andamento tra i due listini negli ultimi anni ve ne sono, ma è  comunque bene tenere presente che uno è un mercato che ha dato tantissimo, mentre l’altro no.

S’è detto che lo S&P 500 è sui massimi e se dovesse iniziare a correggere entro fine mese, sarà bene considerare il fatto, anche recentemente ricordato, che ottobre insieme a marzo è uno dei due mesi in cui si sono verificate le sole 4 grandi inversioni dell’ultimo ventennio.

In buona sostanza, c’è la concreta possibilità che, nel caso di discesa, il picco dal quale inizierà il calo possa essere un massimo di lungo periodo.

Alla luce di quanto esposto nell’arco dell’intera analisi, seppure Ftse Mib e S&P 500 siano entrambi in una situazione in cui un acquisto a questi livelli rappresenti un’operazione sbilanciata dalla parte del rischio, a mio avviso, mentre il nostro indice va considerato come un asset da comprare nelle correzioni, lo S&P 500 va liquidato sulla forza.

Concludo con una parentesi rivolta in particolar modo a chi desidera affinare le proprie analisi: l’analisi tecnica col tempo si evolve e nell’ultimo periodo sta diventando sempre più forte (seppur sempre poco) la consapevolezza da parte degli esperti dell’importanza rivestita dallo studio degli spread tra i diversi asset.

Esso consente di capire se un asset è realmente forte: infatti, un asset che sale ma con minor intensità di molti altri non dimostra forza e non può essere considerato in bull market.

Inoltre, l’uso degli spread permette di comprendere la direzione di importanti flussi di denaro.

Riccardo Fracasso


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