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Spunti di vita 10

Creato il 24 aprile 2014 da Marvigar4

Spunti di vita

MARCO VIGNOLO GARGINI

SPUNTI DI VITA

   “Mi diceva non piangere sei una bella ragazza quanti altri troverai e si sforzava lo vedevo per non ridermi in faccia prendeva il respiro tra due brevi frasi e se ne fotteva di me maledizione come sono carogne i maschietti io più di loro che sto qui a versare qualche lacrima incapace di rimanere in alto sul più alto pennone mirando le formiche indaffarate piccoli poveri inutili squilibrati omiciattoli spinti dalla buona educazione verso sentimenti di carta incuriositi mai soltanto repandirostrum incurvicervicum cioè a ppecorone d’altra parte prendere il coraggio a due mani e reagire se non fosse dannatamente rischioso e basta pensare quanti fossili si ammucchiano fino alla superficie di modo da presenziare morti i quali sigillano i vivi con la propria presenza storia di millenni di vuote vestigia l’archeologia la scienza della rovina la catastrofe dei nostri predecessori rivelata con lo scoperchiamento l’urna che racchiude i destini i discorsi le dicerie intorno alla vita degli uomini e poi voglio cambiare imparare e se il mondo avesse avuto un’esistenza di cinque minuti prima della mia nascita la mattina quando mi alzo dal letto un po’ con la pressione bassa ma vivaddio che bello affrontare la nuova giornata con un tale spirito rinunziare alle lezioni rifondarsi affinché si muova questa ragazzina si senta non più malinconica avrei addirittura voglia di incontrare Estrella e dirle che non la respingerò stavolta perché non ho motivo di temere la novità io sono stanca della consuetudine specie se sporca l’acqua con il catrame della tradizione mi incanterà una mano femminile bacerò una bocca di donna resuscitando in me la visione di Anattoria il suo procedere amabile il lampo del suo volto chiaro e avrò ragione infine proverò una libertà che mi ero lasciata non so perché in fondo convinta di poter raggiungere con agilità la sponda del sesso che non ho sì mi sto raccontando questa bella storia per non piangere ancora ma ci voglio credere testarda come sono riuscirò ben presto nell’impresa però accidenti non ce la faccio a trattenere la rabbia se solo rammento il viso quel modo simpatico che ha di carezzarsi i baffetti e la sua voce calda ma veramente stava per ridere o forse sono stata brusca nei miei tentativi ho oltraggiato il rito della conquista maschile il fragile protagonismo fallico che si autoproclama mentre noi ricettive dovremmo accogliere la ferocia squinternata so di avere superato i limiti della sua suscettibilità ancora una volta tenterò la carta se la prima donna non fece uscire dal vaso la sacra Speranza mi restano le astuzie per farlo innamorare il tempo è dalla mia e poi quel sogno in cui lui mi passava davanti sorridendomi facendo segno di seguirlo finimmo entrambi su una strada deserta camminavamo distanti incrociando i nostri sguardi un sole incandescente faceva tremare l’orizzonte dietro una duna avremmo avuto il nostro abbraccio non gemere l’infinità del percorso giungerà l’istante desiderato scheletri dappertutto nella desolazione tra i sassi e la sabbia granulosa scuotevo il capo mi ripetevo che avrei fatto la stessa fine sarei invecchiata lungo la strada morta dallo sfinimento un’altra donna avrebbe veduto la realizzazione del mio desiderio pazienza occorre inventare un’ulteriore occasione e non esiste altro che l’amore inutile rovistare tra i ricordi dirsi felici per un gelato o per uno stipendio sostanzioso una donna gioca male le sue possibilità da sempre è la generosità padrona della nostra indole e poi cos’è questa donna di cui tutti parlano sembra un elettrodomestico da installare ammirare pagare a rate o in contanti gioia degli sfaticati che amano le proprie mani impediscono alle proprie mani di strofinare i tessuti lisciare le stoviglie usare i detersivi adoratori inconfessati di feticci stupidi frustrati ruffiani che fanno l’occhiolino leggono Schiller e Hesse dando retta allo spazzino che bestemmia unendosi spiritualmente al tanghero dalla mascella squadrata che ho incontrato l’altra sera e mi ha urlato alle spalle che tanto sono una bagascia che le donne son tutte puttane per questo vorrei passeggiare circondata da quadri di Mondrian piuttosto che imbattermi nelle smorfie di un maniaco salariato dello stato ignobili deformi mostri che dormite i sonni della bestia e pretendete di piegare la ragione con il vostro buzzo pieno di birra vi odio stupratori avete sporcato la bellezza succhiando il sangue della civiltà che vi ha invitato demagogicamente voi feccia lurida dell’universo retrogusto della merda che gridate finocchi pur essendo voi teste di rapa e guidate auto a duecento all’ora meglio non considerarvi avevi ragione tu Arthur Rimbaud io non sarò mai la Suora di carità dei cuori maschili la mia dolce pietà rimarrà vuota in una cassa da morto e tutto si fa nero come il mio sguardo abbandonato il ventre dove non piangerà le sue lacrime bianche la passione calpestata afferrerò continuamente maniglie spettrali gettata rifiutata smarrita calerà su me la sera relegandomi all’ombra troppe azioni confesseranno il fallimento e intanto in una boutique rintraccerò la quiete fluviale di Estrella”.



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