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Storia d'Egitto, valvole aortiche e pasque in ospedale

Creato il 18 maggio 2015 da Mapo
Milano, aprile 2015
Una delle cose che mi sono sentito ripetere da quando, dall'Uganda, sono tornato nella più grigia Lombardia, è quanto sia paradossalmente più semplice raccontare storie di un mondo così lontano dal nostro invece di quelle che, quotidianamente, ci passano sotto il naso senza destare particolare stupore.Così, un giorno che in ospedale non avevo troppo da fare, mi sono deciso ad accettare la sfida. Era il venerdì prima di Pasqua e il mio reparto, abituato a lavorare con ricoveri più spesso programmati, era quasi deserto. Il giorno in cui risorgeva il signore meritava di essere festeggiato a pranzo con le famiglie, magari in riva al lago, e non certo nel freddo ambiente di una corsia ospedaliera dove il massimo della sorpresa sarebbe stata una fetta di colomba sul vassoio del the consegnato alle cinque.Ne derivava un giro visite lungo la metà del solito, dentro e fuori le camere di pazienti che non si potevano permettere di rimandare e qualche istante in più per soffermarsi su alcuni dettagli altrimenti ignorati.
La signora Marta (il nome è di fantasia) ha 88 anni ed è ricoverata alla camera 326 per essere sottoposta a un delicato intervento sulla valvola aortica. La vestaglia blu mare, i capelli d'argento, l'espressione di chi ha almeno 20 anni di meno e le dita delle mani così vispe, appena intaccate dall'artrosi senile. Sul comodino ci sono un giornale di moda, la settimana enigmistica e un romanzo in francese, "per passare il tempo". Illuminata dalla luce di primavera che filtra attraverso le tende immacolate, è una specie di miracolo.
Le valvole del cuore sono delle strutture complicate, collegano atri e ventricoli cardiaci e altro non fanno che aprirsi e chiudersi rispondendo a una mezza dozzina di leggi della fisica che, loro, non conoscono punto. Ipotizzando una frequenza di 70 battiti al minuto, in un giorno lo fanno circa 100.000 volte. Che poi sono 36.792.000 volte all'anno. Qualcuna di più la notte del 24 dicembre quando si aprono i regali, nell'istante in cui si salgono le scale di corsa o quando l'aereo sembra cascare in preda a uno di quei fastidiosi vuoti d'aria. Quante volte si saranno aperte in quasi un secolo di vita è un numero che persino la calcolatrice fatica a restituire. Con il passare degli anni queste strutture così precise e delicate si possono ammalare, ricoprirsi di una patina marmorea composta perlopiù di calcio e offrire una resistenza ogni volta che il cuore prova a buttar fuori il suo sangue ossigenato destinato a tutto il corpo, producendo un caratteristico rumore, rude, potente, che molto tempo fa qualcuno ha definito impropriamente "soffio". "Fhhhuu, Fhhhhuu...", 100.000 volte, al giorno.Storia d'Egitto, valvole aortiche e pasque in ospedaleCome (non) funziona la valvola aortica della signora Marta, si capisce, sta scritto dentro quel faldone rosso e pesante che mi porto appresso quando vado a visitare i malati e che adesso giace appoggiato sul tavolo rotondo al centro della stanza. Oggi, però, mi cade l'occhio sulla copertina, dove è infilato il foglio con i dati dell'anagrafe. Gli anni non occorre ripeterli, sarebbe scortese, ma ciò che mi colpisce è che questa signora colta, brillante e simpatica che mi siede dinnanzi venne alla luce in Egitto.Nel 1927 il paese dei Faraoni era una monarchia indipendente da circa 5 anni, e provava a  barcamenarsi tra i partiti nazionalisti che respingevano in toto l'influenza degli ex colonizzatori britannici e gli inglesi stessi, interessati a mantenere il controllo del canale di Suez. Il mondo era sospeso tra due guerre mondiali, i fascisti governavano l'Italia, veniva fondata l'AVIS e in un piccolo paese della Lombardia nasceva la mia nonna.
"Mio padre era un albergatore - racconta la signora Marta, felice di fare due chiacchiere -. Cercò, come tanti suoi connazionali, di fare fortuna all'estero. Così, di punto di in bianco, partì alla volta dell'Egitto, allora una terra esotica di cui si poteva appena pronunciare il nome per evocare immagini confuse, distorte e paurose. Aprì un grande albergo, nel centro di El Cairo. La città era molto diversa da quella di oggi, ma le cose sembravano funzionare, i viaggiatori internazionali e i diplomatici si fermavano per lunghe settimane nelle stanze di quell'Hotel gestito da un italiano e sembravano apprezzarne l'ospitalità. Mia madre lo raggiunse presto e, dopo poco, nacqui io.""Per qualche tempo restammo laggiù, finché io non entrai nell'età scolare e i miei genitori, per certi versi a malincuore, decisero di tornare in patria per farmi studiare. Tornai in Egitto due volte in tutti questi anni, e lo trovai così cambiato da non riconoscerlo più. Preferisco ricordarlo con gli occhi di quando altro non ero che una piccola bambina più bianca delle altre, a spasso con i miei genitori per quei mercati coperti di terra rossa e pieni di spezie, animali e gente che urlava all'inverosimile".
- "E sa, dottore, qual è la cosa più buffa?"- "Mi dica"- "Mio padre in Egitto non ci doveva nemmeno andare. Decise all'ultimo."- "E dove avrebbe dovuto andare?"- "In America. Fortunatamente lasciò perdere. Una lettera da El Cairo, arrivata a pochi giorni dalla partenza per il Nuovo Mondo - così lo chiamavano tutti - gli fece cambiare idea. C'erano buone possibilità per un albergo di prestigio. Grazie al cielo accettò e, il giorno in cui doveva partire con la nave, regalò il biglietto ad un amico. Fu una fortuna"- "Non le sarebbe piaciuto nascere a New York City?"- "Oh, non è quello. Mi sarebbe piaciuto eccome. Il punto non era il dove, ma il come ci sarebbe andato, in America"- "E come?"- "Sul Titanic, dottore. Sul Titanic..."

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