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Street-art, invasione di writers a Bangkok

Creato il 27 febbraio 2013 da Cremonademocratica @paolozignani

Solo le grandi città possono meritarsi un’invasione di arte giovane, che dalle strade penetra nei musei? Possiamo solo sognare o anche cocciutamente credere che un dì più vicino che lontano finirà l’occultamento dell’arte e il suo mortifero confezionamento nel cimitero dei soliti musei ben chiusi al pubblico annoiato della sterile Cremona lombarda e conservatrice? Maroni ci riserverà arte da gufi vegliardi, da civette, da cultori cimiteriali di tradizioni morte e sotterrate? E in lontani Paesi l’ebbrezza della libertà potrà sprigionarsi. Esempi, esempi che fanno trepidare, sognare, appassionare. Certi eventi accadono prima nell’immaginazione. Basta qualche muro, alcune idee, tanto per non soffocare tra violini d’acciaio e i soliti muri dei musei dove i ragazzi, portati a forza, sogneranno ben altro. Ma se ne parla nelle scuole? Ci saranno ancora scuole libere, cioè pubbliche, aperte a tutti?
Artribune spiega l’invasione dei writers a Bangkok, tra metà febbraio e 17 marzo. Meticciato culturale, meltin’ pot… Qui siamo ancora nel primo Novecento.
Ma che c’entra l’elefante tra le foto? Nulla a che vedere con i writers. Indica solo quantopoco siano agili i pachidermi.

Segue l’articolo di Francesco Sala su Artribune.

Si scrive Bukruk, ma in lingua thai si legge “invasione”. Nome indicativo e programmatico per il primo festival di street-art mai realizzato a Bangkok: una trentina gli artisti, locali ed europei, chiamati a sbizzarrirsi sulle centinaia di metri quadri di muri e cemento messi a disposizione dalla tentacolare città del sud-est asiatico. Sei location diverse, tutt’altro che marginali o underground: stencil e bombolette in azione a Siam Square, che con i suoi teatri è la piazza più in di Bangkok, ma anche nel moderno quartiere di Rama6, nei pressi di stadi e centri commerciali vari. Un mese di tempo – da metà febbraio al 17 marzo – per creare, mescolare, condividere: inno al meltin’ pot e alla fluidità di un linguaggio artistico che è per definizione meticciato culturale allo stato puro. Arte che invade le strade, arte che entra nei musei: 400metri quadri al quarto piano del BACC – il Bangkok Art and Culture Center – sono consacrati ad una mostra che indaga, tra moda e arte vera e propria, le diverse tendenze dello urban style. Pezzi e graffiti, insomma: ma pure t-shirt e sneaker, in un ammiccante fotografia del complesso universo del pop. Sapientemente in bilico tra anticonformismo e consumismo. Il catalogo degli eroi è ricco e variegato, miscela con intelligenza giovani promesse, artisti in via di emersione e nomi che hanno già saputo farsi largo. Passando dal cemento ai parquet delle gallerie. C’è il britannico Ben Eine, lo street-artist embedded: fresco di personale volante sugli aerei della Virgin Atlantic; apprezzato dal premier inglese David Cameron, che nel 2010 dona una sua opera a Barack Obama. E c’è, sempre dalla terra di Albione, Hattie Stewart, che si divide tra bombolette e lavori di grafica per gente del calibro di Adidas e Diesel. Con loro il belga Bonom, ormai sdoganato dopo i guai con la polizia di Bruxelles; i portoghesi Kruella D’Enfer e Akacorleone; la promessa della street-art francese Amandine Urruty e una nutrita selezione di nomi in arrivo dalle strade di Bangkok. A rappresentare l’Italia Dem: già esposto al PAC di Milano e in musei e gallerie tra Goteborg e Los Angeles.
- Francesco Sala

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