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Successo, disastri e donne: il potere diseducativo della fiction

Creato il 11 marzo 2013 da Alessandraz @RedazioneDiario
Pubblicato da Alessandra Zengo Successo, disastri e donne: il potere diseducativo della fiction Miracoli a stelle e strisce, e miracoli possibili grazie alla rete. Anche Uno splendido disastro è uno di questi: primo romanzo del genere New Adult – genere di cui non si sentiva la mancanza – a essere pubblicato in Italia, a cui seguirà a brevissimo Easy (Leggereditore) di Tammara Webber. Jamie McGuire si aggiunge alla moltitudine di autori/autrici esordienti in ambito YA che grandi case editrici americane portano al successo già al loro esordio. Nel dicembre 2012 è stata resa ufficiale la notizia che la Warner Bros ha acquistato i diritti per la trasposizione cinematografica. A pochi giorni dal suo rilascio, anche in Italia è scattato il passaparola, che furoreggia tra le lettrici. La mia domanda è perché? La stessa che riempiva il mio cervello dopo aver constatato il successo di una certa trilogia grigio/nero/rosso. E non cito a caso la James, in questo contesto.

Uno splendido disastro non è assolutamente uno splendido libro, come il titolo potrebbe suggerire. Direi che l'aggettivo più calzante è mediocre. La storia è delle più semplici: la McGuire narra le vicende amorose di una coppia di studenti universitari. Lei è Abbie, una ragazza con un passato misterioso; lui è Travis, il badass della situazione, tatuato, libertino, per pagarsi gli studi partecipa a incontri di lotta (uscendone sempre vincitore) e, naturalmente per non farci mancare nulla, ha il massimo dei voti all'università, anche se poca della sua presunta intelligenza traspare dalla narrazione.


Lo stile è semplice, i dialoghi spesso risultano banali e anche la strutturazione della trama non è delle migliori, giacché si evidenziano alcune incoerenze interne, soprattutto in alcuni atteggiamenti e azioni dei personaggi in gioco. Il pregio del romanzo è che si legge in fretta, e il motivo che mi ha convinta ad arrivare all'ultima pagina era capire fino a che punto l'autrice si sarebbe spinta con il personaggio di Travis. E, in particolare, con il comportamento che avrebbe assunto Abby nei suoi confronti.

Nel romanzo Travis è un personaggio controverso, dominato da luci e ombre di difficile collocazione. Il suo amore è morboso, i suoi comportamenti ai limiti dello stalking. Ma il senso che fuoriesce dalla narrazione è di normalità. È normale che un ragazzo si comporti così, che non lasci avvicinare nessuno alla propria "conquista", che pesti chi fa del sarcasmo sulla sua fidanzata, che picchi chiunque le si avvicini, che sia eccessivamente geloso, che la rivendichi come una sua proprietà, e che alla fine lei accetti quello che lui, galantemente, le offre. Il tutto condito da gesti plateali, come tatuarsi il suo nome o comprarle un anello dopo pochi mesi di relazione. Che pensi di intrecciare un rapporto con la mafia con la scusa di poterle garantire il lusso che si merita. Per lei, insomma. Certo. Abby diventa la dipendenza di Travis, che non riesce a stare senza di lei nemmeno un attimo, che soffoca la sua individualità per nutrire la propria.


Successo, disastri e donne: il potere diseducativo della fiction
I will not be yours, diceva Jane Eyre a Mr Rochester dichiarando ad alta voce il proprio bisogno di indipendenza, l'aderenza alla propria moralità – che le impediva di diventare la sua amante, sapendo dell'esistenza della pazza Bertha Mason nel maniero – e, non meno importante, il proprio disappunto verso una società improntata al maschilismo. It would to obey you. Sarebbe crudele obbedirti, aggiunge facendo aggrottare le sopracciglia a Mr Rochester, l'uomo che è stata costretta a rifiutare per rimanere fedele ai propri ideali. Era il 1847 quando è stato pubblicato il romanzo di Charlotte Bronte, e da poche semplici parole traspare tutto l'amore che le donne dovrebbero provare per se stesse, tutto il rispetto che dovrebbero conservare per la propria mente e il proprio corpo, tutta l'indipendenza che è loro dovuta. Traspare tutta la vena polemica nei confronti della società dell'epoca della maggiore delle sorelle Bronte. E come non amarla per questo!

In Uno splendido disastro viene riproposto un tema molto caro alle lettrici di ogni età e tempo: l'amore salvifico, quello che eleva e purifica Dante e che, nello stesso tempo, redime Edward Cullen. L'amore di Abby cambia Travis, che cerca di diventare un modello di virtù. E nelle parole di Travis, che supplica costantemente Abby di perdonarlo, di avere pazienza, che è cambiato per lei etc., mi è sembrato di sentire l'eco delle medesime parole che i mariti/fidanzati violenti sussurrano dolcemente all'orecchio delle proprie compagne dopo averle picchiate. Il meccanismo è lo stesso, a mio parere. Ma l'amore, come nel caso di Cullen, redime, le donne ne sono convinte. Abby perdona gli eccessi violenti di Travis (verso gli altri, in questo caso), anzi talvolta li trova anche romantici e scatenano la sua passione per questo sfoggio di virilità maschile. E il finale non è risolutivo. Sono di nuovo insieme, ma stavolta con un per sempre siglato da un nuovo tatuaggio sulla pelle di Abby: signora Maddox. Ancora una sua proprietà. Tra le pagine si annidano giustificazioni per ogni comportamento di Travis, che invece viene adorato come un novello eroe romantico. Abby non conquista la propria identità e indipendenza, ma anzi ci rinuncia con il sorriso sulle labbra. Per amore. E le donne fanno molte cose per amore, e i dati lo testimoniano. Abby, al proprio Mr Rochester, ha risposto I will be yours con molto entusiasmo. Molto romantico.

È un romanzo young adult, dicevamo. Per adolescenti. Femmine, per lo più. Piccole donne crescono, leggendo questi romanzi e assorbendone i modelli secondo quel meccanismo di identificazione che la televisione conosce bene. Sfogliando il Cinquanta sfumature di turno in libreria, ridacchiando imbarazzate e insieme più curiose, si è attirate dalla sindrome dell’amore che redime, della bella e della bestia. È così che si creano aspettative sbagliate, che si creano ideali sbagliati da perseguire. Si creano immagini del femminile altrettanto sbagliate, che al posto di progredire regrediscono. E anche grazie alla letteratura vengono veicolati messaggi che le lettrici assorbono e fanno propri. La letteratura, non solo quella cattiva scatola che produce immagini. Ed era questo il legame con la James. Quante donne si sono identificate con Ana Steel, che agogna il tocco del suo malato partner miliardario? L'autrice sa come far piacere un uomo, e grazie all'introduzione del suo torbido passato di privazioni e stenti compie la magia e fa scattare l'istinto da crocerossina insito nella donna. Salvarlo, cambiarlo. Questi sono i diktat che la donna deve seguire, ma anche le aspirazioni che crede proprie. Perché il problema del romanzo erotico del 2012 non è la pratica del BDSM, ma l'estensione della sottomissione fisica anche nel dominio psicologico della donna, assoggettata a tutti i livelli al suo bellissimo angelo biondo, pronto a fare di lei ciò che preferisce.

Nel 1925, invece, Dora Russell, nel suo saggio Hypatia. Or Women and Knowledge (Ipazia e la guerra tra i sessi, La Tartaruga, 2012), scrive: Centinaia di migliaia di altre madri, lavoratrici e professioniste, che adesso hanno fra i venti e trent'anni, non tarderanno a farsi sentire. Per loro, il principio della parità è naturale come respirare, perché non sono né oppresse dalla tradizione né consumate dalla lotta. E poi ancora: C'è dunque qualcosa di sbagliato nell'educazione delle donne, e nel caso che cosa? Penso proprio che dobbiamo rispondere affermativamente. E la ragione sta nel senso di inferiorità inculcato nelle donne da tanta oppressione, e il risultato inevitabile fu che il loro primo obiettivo, mentre combattevano dal basso, fosse quello di provare che valevano tanto quanto gli uomini.

Purtroppo, allo stato attuale, la parità non è naturale come respirare per nessun essere femminile su questo pianeta. Mera illusione, perché l'oppressione della tradizione, di quella società paternalista e maschilista, grava ancora significativamente. E così pure la comunicazione di genere svolge il suo ruolo formativo per la donna, ma forse sarebbe meglio dire diseducativo, visti i risultati dell'ultimo ventennio.

Lascia tanta amarezza, quindi, vedere descritto con tanta superficialità il rapporto tra Abby e Travis, e soprattutto la risposta positiva, anzi entusiasta, di Abby alle stravaganze (se così vogliamo chiamarle) del suo compagno. Non ho trovato niente di romantico o sensuale negli impulsi violenti di Travis, nei suoi atteggiamenti morbosi, che non possono essere cancellati da qualche parolina dolce. Meno Travis per tutte sarebbe consigliabile, date le degenerazioni a cui assistiamo quotidianamente. E anche meno libri di questo genere, se proprio dobbiamo sognare in grande.

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