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Sulla scena della strage

Creato il 27 settembre 2011 da Ilcasos @ilcasos

L’articolo potrebbe anche essere intitolato “a volte ritornano”. In esso Angelo Panebianco rispolvera una pagina molto dolorosa del recente passato italiano, ovvero la Strage della stazione di Bologna, instillando dubbi sullo sviluppo di tutta la vicenda. Dubbi appunto, senza alcuna prova a supportarli, che sembrano voler insinuare una mancanza di professionalità nella conduzione delle indagini, oltrechè una sorta di “preconcetto” nei riguardi delle frange estreme di destra (di cui alcuni esponenti saranno effettivamente condannati). Quindici anni di indagini (con cinque processi celebrati in ogni grado di giudizio) tutti da rifare? Esprimetevi!

Da:  “Sette” - Corriere della Sera, 01/09/2011 (titolo originale: Sulla scena della strage, di Angelo Panebianco)

Sulla scena della strage

L'orologio fermo da allora alle 10.25

Con “soli” trentuno anni di ritardo si è ora ufficialmente scoperto che due estremisti tedeschi legati al terrorista Carlos erano a Bologna il 2 agosto 1980, quando scoppiò la bomba alla stazione. Il che rilancia la pista palestinese. Per coloro che hanno sempre considerato con scetticismo l’idea che gli esecutori di quella strage fossero i neofascisti Mambro e Fioravanti (come invece sostiene una sentenza di tribunale), la pista palestinese è sempre stata una possibilità da non scartare. E, inoltre, bastava leggere Francesco Cossiga, che di misteri italiani se ne intendeva, per trovarla verosimile. Perché non venne allora seriamente presa in considerazione? Si possono fare solo ipotesi. Si può ipotizzare, per esempio, che abbiano giocato due fattori: la Ragion di Stato (dello “stato democristiano”, all’epoca) e le convenienze dei partiti di allora. Negli anni settanta/ottanta vigeva quello che Cossiga battezzò il “lodo Moro”, una intesa tacita tra l’Italia e i movimenti armati palestinesi che assicurava ai loro aderenti un occhio di riguardo, anche sul nostro territorio, da parte delle autorità italiane. Quali effetti dirompenti avrebbe avuto per la politica italiana in Medio Oriente la scoperta, da parte dell’opinione pubblica, che la strage di Bologna (per scelta deliberata o per incidente mentre l’esplosivo transitava per la stazione) andava ricondotta all’azione di un gruppo di terroristi palestinesi? La politica filo – araba della DC avrebbe ricevuto un durissimo colpo. C’erano poi le convenienze ideologiche. Era molto più rassicurante (e creava anche molte meno rogne nei rapporti fra la DC e il PCI) ricondurre alla pista “nera”, alla pista neofascista, l’attentato.

Comunque sia è un fatto che il processo proprio questo stabilì: stabilì che si trattava di “strage fascista”. Il che ha consentito, per trentuno anni, di sfoggiare, intorno a quel terribile evento tutto il repertorio ideologico connesso: la “strategia della tensione”, i “servizi segreti deviati”, il “doppio stato”. Quando ogni anno, nella manifestazione commemorativa del 2 agosto, viene invocata “tutta la verità”, è di questo che si sta parlando: si vuole la verità sui “mandanti”, ossia su coloro che controllavano quell’ipotetico “Stato eversore” che, secondo la teoria del doppio stato, agiva nell’ombra, dietro lo stato ufficiale. E se venisse fuori che non era vero niente?

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