Magazine Cultura
Mettiamola così: se ci guardiamo intorno osserviamo che la cosiddetta blogosfera culturale - di per sé una fetta minima di tutta la melassa (non vogliamo usare metafore liquide indisponenti) che c'è sul web- si sta adagiando nel vecchio conformismo da "paginetta culturale" cartacea.
Si riscalda la minestra perché si diventa più appetibili al "grande pubblico", chissà come diventato bulimico di cultura (nel senso di indifferenziato caos di segni) così come prima lo era- ma lo è ancora- di film pornografici o di salviette firmate.
Quello che vorrebbero tanto eliminare dalla vita dei blogger oggi i vari detentori della Visibilità On Line (quelli che sui contenuti ci campano appiccandoci sopra odiose pubblicità) è lo stile, l'individualità, la vita stessa: tutte cose scomode e per happy few, ormai. La cultura stessa è una sottocategoria del collezionismo, da qualche tempo a questa parte. Beninteso, se questa tesi sulla Noia da Cultura Digitale appare assurda è perché confondiamo la quantità con la qualità, magari, e ci sembra stupendo che si possa pubblicare di qua e di là - chi non è un po' Peter Pan sulla Rete? Io per primo, s'intende. Ma un conto è tentare un esperimento, magari con ironia, e un conto accorgersi di quanto si è anomali nell'ordinaria malattia delle parole.
Guardiamo bene in giro, "non c'è un'anima". Ci sono "contenuti" a profusione e di tutti i tipi, ma non ci sono stili emergenti...Non nella cultura, almeno. Ed è questo che, almeno per me, è strano: la cultura come appendice di un fantasmatico giornale di carta (li leggono ormai soltanto i vecchi, lo dicono le statistiche) è un incubo peggiore, forse, di quella "barbarie" di cui si riempiono la bocca i vari Baricco e Rovatti, Vattimo e Asor Rosa. Tutta gente che vent'anni fa cavalcava l'onda del Postmoderno, e oggi attacca le fondamenta stesse di quello straordinario movimento senza frontiere nel quale siamo cresciuti.
La Rete, per fortuna, riflette tutto e il contrario di tutto...The Art Of Hunger continua ad essere un blog contro corrente nella misura in cui si rifiuta di conformarsi a qualche format appetibile e buono per tutte le occasioni: quando facciamo i bravi ragazzi, lo facciamo sapendo di recitare.
In questi tre anni di vita ho sfornato l'inverosimile (basta sfogliare le Idee), certo. A volte raggiungendo vette di "cacofonia" (verbale e concettuale) degne di un happening che non si è, purtroppo, mai avverato: la blogosfera culturale non è un mondo per i giovani, non più, adesso è amabilmente senile. E sapete che vi dico? A renderla senile ci hanno pensato proprio le "persone di cultura", quelle ancorate a un umanesimo marcio e stantio che confonde sempre l'intelligenza con i salotti della borghesia. Come dire la recensione ben scritta, sempre e comunque. Eterna ripetizione del Mondo di Carta. Anche quando la borghesia è scomparsa e sostituita dalla Kebab Society, of course. Sono le stesse vecchie cariatidi- trentenni, magari- che oggi guidano il web 2.0? Vecchi a trent'anni, nemmeno il costruttore di giocattoli di Blade Runner mi commuoveva così tanto.
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