Magazine Diario personale

The con brandy armeno nella cittadina di V

Da Giulia Calli @30anni_Giulia

Avevo dimenticato quanto fossero grigie le mattine nella cittadina di V. Forse avevo voluto dimenticarlo, visto che mi ero ripromessa di non metterci piede, qui. E invece la vita a volte ti fa fare giravolte strane e quello che ti auto-prometti non resiste più di fronte alle nuove circostanze. Eccomi quindi a preparare una moka di caffè in un appartamento con le pareti arancioni – come quelle della mia scatola di fiammiferi – mentre la mia amica armena dormicchia ancora. Sul tavolino di fronte a me i resti del pomeriggio di ieri, passato a sorseggiare the con brandy armeno: serve per combattere l’influenza, mi dice lei, e in ogni caso il brandy armeno non è fatto per ubriacare ma per renderci felici. Lo sentenzia sorridendo mentre mi passa sotto il naso una bottiglia di liquido color caramello che odora di fiori e frutti dolci, di campagne lontane. 

the con brandy armeno

E un po’ più felici ci fa diventare, questo the leggermente alcolico dal profumo fruttato. Di sicuro scalda tutti i centimetri di corpo in cui scorre, e già questo è bene, che ‘sto freddo non me lo tolgo di dosso da tre giorni. 

Sono in un condominio di casette a coorte, dove nel patio principale sono stati allestiti un presepe e un albero di Natale che non si accendono la sera. Si confondono con l’umidità della notte, quella nebbiolina bassa che bagna impercettibilmente le guance. 

Avevo deciso che non sarei più venuta nella cittadina di V e invece non avevo fatto i conti con il futuro, a cui piace scombinare le carte e riorganizzare le vite degli altri. 

Non esiste un raggio di sole, sono quasi le 9 di mattina ma potrebbero benissimo essere le 3 del pomeriggio. Il cielo non da risposte, se guardi fuori dalla finestra. C’è bisogno di cercare un orologio, di chiedere un aiuto esterno per ricollocarci e capire in che momento siamo.

Alla gente piace dire cose come sei un po’ matta, hai perso tutte le certezze, vaghi come una nomade, e ora? – ma mi guardano comunque da lontano, aspettando che sia io a ritornare normale.

Matta no, un po’ nomade forse sì, ma non ho ancora bevuto il caffè, magari nel giro di dieci minuti mi ristabilisco un po’.

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