Cosa ci spinge al cinema?
Lo svago, no? O piuttosto l'idea di partecipare all'evento iperpubblicizzato?Chi si lascia condurre in sala a vedere blockbuster tipo Star Wars - Il risveglio della Forza appoggia la seconda posizione. Pecoroni al pascolo, possiamo dire.Chi abbraccia la prima scelta è invece un cinofilo appassionato. Poeti della settima arte, possiamo dire.A che genere appartiene il pubblico dell'ultima opera di Tarantino?
Cosa c'è di più figo che vedere un filmone in anteprima?Vedere quel filmone in uno dei templi sacri della cinematografia mondiale: ecco cosa!888 posti a sedere per vedere i 188 minuti della versione integrale di Hateful Height, l'ottavo film di Quentin Tarantino, sistemati nel teatro 5 dei gloriosi studi di Cinecittà in Roma. E il 5 non è altro che un 8 monco.Anche i Martoniani mi invidieranno!Essere tra le prime migliaia di persone a pagare il doppio del comune prezzo del biglietto per vedere l'ultima fatica del Maestro, non ha prezzo!Che Tarantino sia un regista superlativo è fuori discussione.
Il doppiaggio vagamente monocorde credo riprenda lo standard della versione originale, quasi a non voler togliere luce alla regia: alto e corposo è l'ego di Tarantino.Il film procede per sapienti ritmi compassati, adagiando una scena sull'altra come i fiocchi di neve che vanno a ricoprire le quinte.I dialoghi della prima ora si svolgono praticamente tutti nella diligenza.Poi i nostri, ormai raggiunti dalla bufera di neve, arrivano al rifugio che diventa il nuovo palco sul quale portare avanti la piece tarantiniana: Hateful Eight credo sia il primo western d'interni della storia del cinema.É qui che, tra gli altri, troviamo Tim Roth, Michael Madsen e Channing Tatum (che, nell'esperimento della recitazione monocorde imposta ai mostri sacri che lo accompagnano, manco sfigura): parlano tutti come se indossassero la maschera di Batman che altera la voce.Finisce il primo tempo.I fans di Martone esultano per la grande prova registica alla quale stanno assistendo: i dettagli della neve che s'infila tra le tavole del rifugio sono spettacolari e richiamano quelli già apprezzati nella prima parte quando passavano all'interno del cocchio della diligenza.Purtroppo c'è pure chi dorme in sala: dopo due ore, la neve è ancora candida e immacolata, perbacco! Manco un morto? Ma che cacchio di film è questo? Tarantino s'è bevuto il cervello? Lo sceneggiatore che è in lui è risultato strabordante anche stavolta: perché nessuno offre mai un corposo editing all'opera scritta dal buon Quentin?Non disperiamo, comunque: aspettiamo di vedere che capita nella terza e ultima ora. Vediamo. Una fine figa può ancora salvare tutto il film, no?Per cercare di tirare tutte la fila del discorso, decide di ricorrere al vetusto meccanismo del flashback: è artificio che consente palesemente di dar corpo al vuoto delle prime due ore di proiezione. Ed è strumento di cui si è già abilmente avvalso ne Le Iene.
