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The winning season, un film per losers

Creato il 13 luglio 2014 da Cannibal Kid
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THE WINNING SEASON, UN FILM PER LOSERSThe Winning Season (USA 2009) Regia: James C. Strouse Sceneggiatura: James C. Strouse Cast: Sam Rockwell, Emma Roberts, Rooney Mara, Emily Rios, Rob Corddry, Jessica Hecht, Connor Paolo, Margo Martindale Se ti piace guarda anche: Friday Night Lights, Coach Carter, Voglia di vincere
Rooney Mara: “Cos’è un culo a cipolla?” Sam Rockwell: “È un culo che ti fa venire la lacrime agli occhi”.
E adesso un’altra domanda: cosa rende una squadra, una squadra vincente? E cose rende un film, un film vincente? Dei grandi singoli possono essere determinanti, eppure il segreto sta tutto nell’alchimia, nel gioco di squadra. Non basta un Messi per vincere, così come al cinema da soli non sono sufficienti un Nicolas Winding Refn o una Natalie Portman, sebbene io una Natalie Portman in squadra la prenderei sempre. Per arrivare fino in fondo e alzare la coppa serve qualcosa di più. Serve un team.
THE WINNING SEASON, UN FILM PER LOSERSLa squadra messa in campo dal film The Winning Season è di buon livello. C’è Sam Rockwell, attore spesso sottovalutato, anche dal sottoscritto, che qui dimostra di essere davvero bravo e convincente nella parte del loser, vestendo i panni dell’ex stella del basket liceale precipitato non in una stalla ma a fare l’allenatore di una squadretta di basket liceale. Una squadretta femminile. E il basket femminile, così come il calcio femminile da noi in Italia, non se lo caga nessuno. Nella squadretta che allena Sam Rockwell ci sono un paio di star. Non star della pallacanestro, bensì del cinema. Una è Emma Roberts, pretty nipotina della woman Julia: una ragazzina pallida come la neve e secca come un fusciello che è l’esatto opposto di ciò che uno immagina quando pensa al basket, ovvero qualcuno più delle sembianze di Shaquille O’Neal. Eppure la squadretta dovrà contare su di lei, se vuole vincere qualche partita. Sam Rockwell, sei davvero in buone mani! L’altra star è Rooney Mara. Lei probabilmente la ricorderete nei panni della bad girl Lisbeth Salander dell’Uomini che odiano le donne versione David Fincher. Qui però è decisamente meno cazzuta e più ragazzina liceale innocente e pure lei antitesi della giocatrice di basket ideale.
Un bel cast, quindi, a cui si aggiunge pure una bella storia. Una storia sportiva classica di una squadra di perdenti che, contro ogni pronostico, riuscirà a trovare la sua strada e incasellare una vittoria via l’altra… Niente di nuovo o di mai visto, però è ben raccontata, sa come prendere lo spettatore e metterlo vicino vicino ai suoi personaggi, in particolare all’allenatore misogino e scontroso, ma in fondo in fondo in fondo in fondo in fondo in fondo pure lui dal cuore tenero. Ma in fondo in fondo in fondo in fondo.
THE WINNING SEASON, UN FILM PER LOSERSUn film vincente, quindi? Direi proprio di no. Questa è una storia di loser che rimangono fondamentalmente loser. Ed è così in empatia con i suoi protagonisti da rendersi un film loser esso stesso. La regia del rookie James C. Strouse è decisamente piatta e non si segnala in alcun modo. Si limita a seguire in maniera diligente la vicenda raccontata. La sceneggiatura tratteggia bene i personaggi e fornisce assist a ogni componente del team da buon playmaker, e questo è un bene, però al contempo rimane un po’ troppo meccanica e legata al seguire partita per partita il campionato delle ragazze, e questo è un male. Per essere un campionato di basket liceale femminile è anche reso in maniera piuttosto avvincente, ma resta pur sempre un campionato di basket liceale femminile… Un po’ come Un anno da leoni, per quanto meglio del previsto, resta sempre un film su gente che fa bird-watching. Ovvero non proprio il massimo dell’interesse. È allora un film perdente, alla fine, questo The Winning Season. Ma è anche una di quelle squadre che sai che non vinceranno mai e nonostante questo, o forse proprio per questo, non puoi fare a meno di tifare per loro. Una di quelle squadre che guardi perdere, ma sai che hanno dato tutto per perdere in una maniera così perdente. (voto 6/10)

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