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Tulpa - perdizioni mortali

Creato il 15 ottobre 2013 da Jeanjacques
Tulpa - perdizioni mortali
Ci sono delle persone che sono destinate a reinventarsi e altre a cui tocca divenire delle blande meteore. Federico Zampaglione non sò ancora quale sia delle due, fatto sta che da che ha deciso di fare il regista con la musica ha smesso. Alcuni dicono per fortuna, altri se ne dispiacciono, io invece me ne frego, anche se ammetto che alcune canzoni belle gli sono venute. Ora però si da alla settima arte, e vorrei vedere se sei il marito di Claudia Gerini e quindi hai una potenziale collega di lavoro già sotto lo stesso tetto. Il che sia chiaro, non è un male, è un aiuto di certo non scomodo per il quale non lo critico minimamente - come invece hanno fatto molti altri, io non capisco perché. E così fra una chiacchiera e l'altra il caro Zampa è arrivato alla sua fatica terza, riprendendo quell'impronta horror che tanto ama e con la quale sembra essersi definitivamente fossilizzato.
Lisa di giorno è un'intraprendente donna d'affari, mentre di notte è una lasciva scambista presso il Tulpa. In quel club romano si può lasciare uscire tutta la propria inibizione senza freni, ma non si possono avere collegamenti coi partecipanti fuori da quegli eventi. Quando però alcuni frequentatori sembrano uccisi a turno da un misterioso assassino, Lisa dovrà decidere il da farsi...

Ogni scusa è buona per fare un po' di erotismo spiccio, quindi perché non gustarci la terza opera di Zampaglione? Lo diceva anche Rat-man che servivano le tre A per fare una bella trama: Azione, Avventura e Atette. Questo Tulpa segna quindi un forte e sentito ritorno a quello che può essere l'horror made in Italy di stampo tipicamente argentiano, finendo per per divenirne un'ideale parodia involontaria. Non che riponessi molta fiducia in questa pellicola, però a questo giro il buon Zampaglione mi ha davvero deluso. Non che come regista se la cavi male eh, sia chiaro, la regia in questo film è forse l'unica cosa salvabile. Molte sequenze sono supportate infatti da una buona direzione, il regista dimostra di saper mettere la macchina da presa nei posti più opportuni, ma la sua abilità finisce lì. Per salvare un film ai limiti del ridicolo serve una regia miracolosa, ce lo ha dimostrato un film come The rise of the dark knight [e anche Sucker punch, per certi versi], una regia buona come in questo caso invece riesce a fare davvero poco. E il poco in certi casi è fratello del nulla. Quello che qui proprio non riesco a perdonare all'autore romano è proprio l'amore che sembra aver riversato in ogni inquadratura, perché si tratta di un certo fanboysmo che a conti fatti non porta da nessuna parte. Tutte cose che si potevano già denotare col precedente Shadow, ma lì la componente quasi metaforica e onirica del finale potevano far passare su molte incertezze di sceneggiatura. Qui abbiamo invece un copia e incolla dei cliché tipici dei film di Argento (con tanto di citazionismo con l'assassino che si aggira con guanti e impermeabile nero) da non dire nulla di proprio. Un po' come un comico che continua a ripetere sketch altrui che finisce per non dire nulla di proprio. Alla fine succede proprio questo, il suo essere terra terra e concreto negli intenti e nello svolgimento finisce per farlo affossare su sé stesso. La trama ha delle svolte forse troppo ingenue ma che per la grandguignolesca riuscita degli eventi possono dirsi azzeccate, ma non si può perdonare un finale affrettatissimo ed ai limiti dell'improbabile, senza contare che si accostano idee ai limiti della genilaità (la scena della torutra sulla giostra nella sua inverosimilità è fantastica) insieme a trovate indegne del pegigor film trash (la buttafuori nerboruta che insegue la nostra protagonista con una wakizashi fa sanguinare gli occhi). Altra cosa che mi ha dato parecchio fastidio è la direzione degli attori. A me la Gerini piace [non è la mia attrice preferita, ma fra le 'solite note' del panorama italico è quella che mi sta più simpatica - oltre al fatto che è una gran topa] ma qui la sua performance non risulta affatto credibile, complice anche un ridoppiaggio che toglie molta spontaneità e fa denotare l'inesperienza dell'attrice in quel campo. E lo stesso dicasi per tutti gli altri attori, Michele Placido incluso, che a causa di uno script debole non riescono a farsi affezionare dallo spettatore. Perché Lisa si dedica a quelle pratiche? Perché l'assassino decide di fare quello e come faceva ad avere accesso a delle informazioni riservate? Tutte cose che non vengono dette e che tolgono gran parte del gusto, e contribuendo alla ridicolaggine finale quando la pellicola si trova a virare nel fantastico.

Delude anche il contesto erotico, che mostra solo qualche bacio saffico e una scena di sesso a tre. Sarà che magari sono io ad essere particolarmente fantasioso su quel campo, ma mi sembra che questo film non abbia nulla da dire di più delle ben più famose 50 sfumature...

Voto: ★½
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