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Turismo del bisturi, ecco perchè è legittimo dubitarne

Creato il 06 ottobre 2012 da Mariodini @profmdini

E’ una tendenza che la crisi economica ha accentuato, negli ultimi anni. Però, come spesso accade, ci sono controindicazioni che non sempre vengono illustrate con dovizia di particolari. Mi riferisco al cosiddetto “turismo del bisturi“, i viaggi organizzati – all’estero, spesso in località amene – dove alla vacanza di uniscono uno o più trattamenti estetici. Nei mesi autunnali e invernali, quando diverse località di villeggiatura abbassano i prezzi per far fronte alla “bassa stagione”, agenzie di viaggio offrono pacchetti extralusso con sconti che variano tra il 50 e il 70%.

Particolarmente conveniente è l’India, con proposte “total body”, ossia che prevedono più interventi insieme, a partire dai 5mila dollari. Altrettanto gettonate sono la Tunisia, il Marocco, il Libano o la Thailandia. L’obiettivo è sempre lo stesso: eliminare gli inestetismi e spendere poco, o sempre meno di quanto succederebbe in Italia. Sono soprattutto gli europei e gli americani, a sperimentare questo genere di soluzioni da più tempo. Alle categorie tradizionali si è aggiunta negli ultimi tempi quella dei “pendolari del bisturi”, che compiono simili viaggi più volte all’anno e per periodi velocissimi. Una volta lì, i turisti si sottopongono a rinoplastica, laserterapia, lifting, liposcultura e così via.

Come dicevo, ci sono però delle controindicazioni. Alcune volte l’igiene delle strutture dove vengono eseguiti gli interventi non è al top, spesso il chirurgo – un dipendente dell’hotel, in non poche occasioni – non è iscritto alla Federazione mondiale delle società chirurgia plastica (Ipras). Dal momento che ci si limita spesso a piccoli interventi, ciò vuol dire che se va storto qualcosa, il paziente può non essere nemmeno tutelato legalmente. Infine, nel caso in cui l’intervento non sia “necessario” od “opportuno” difficilmente il chirurgo opporrà un rifiuto o porrà semplicemente dubbi davanti a un (ricco) paziente.


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