Uccidimi con le spezie. Il pan d'epices.

Da Pamirilla
   

Le ipotesi, nel primissimo momento, potevano essere tre: rimossa, persa, rubata.
Che la mia auto non sia stata rimossa è stato facile da appurare: qualche click in internet, recapito del deposito della municipale, telefonata .
“La vettura non è presso il deposito” = non rimossa.
Bene, prima di escludere “persa” cerco bene. Senza risultato. Non che mi ricordi dove l’abbiamo parcheggiata ma, dopo aver percorso svariati chilometri avanti ed indietro per il quartiere nel quale abito, l’unico risultato ottenuto è che ho due natiche più toste di quelle di Angelina Jolie. E un po’ di mal di schiena. Tutto il resto è rimasto uguale e non somiglia per niente ad Angelina, sfortunatamente.
Nel frattempo incontro una cliente abituale che mi chiede qualcosa di sfizioso e diverso dal solito per la colazione e prendo nota.

Potrei escludere l’ipotesi “persa”. Benché non del tutto, cioè ancora non me la sento di farlo proprio del tutto perché, si sa, la speranza è sempre l’ultima a morire. Vorrei un tiro di cannella per tirarmi un po’ su.
E vado dai Carabinieri perché con la macchina, fosse effettivamente stata rubata, potrebbero essere commessi efferati delitti ed io potrei finire la mia vita in prigione, incapace di dimostrare che non ero io alla guida della mia macchina al momento dei fatti. Se penso che sono quasi tre settimane che non la vedo inorridisco: potrebbe essere ovunque e con chiunque.
Immagino le forze armate che mi sottopongono ad estenuanti interrogatori davanti ai parafanghi insanguinati, i fari puntati negli occhi. Aule di tribunale. Celle di prigioni affollate. Il plastico di Bruno Vespa.

I carabinieri hanno i computer fuori uso. “E’ una cosa lunga?” chiedo “ “Almeno due giorni”.
Cavolo, pensa se qualche efferato delitto venisse compiuto proprio ora ed io venissi battuta sul fil di lana!!!
Il carabiniere, di cui non capisco il grado né lo capirei se anche mi prendessi la briga di guardagli le stellette che non saprei interpretare, mi chiede scusa innumerevoli volte per il disguido. È gentile ed è anche mortificato perché non può aiutarmi. E’ pure alquanto prestante perciò dispiace anche a me, che non mi possa aiutare.
“Buona giornata” mi saluta mentre mi avvio. Beh, buona giornata mi sembra troppo, mi hanno (presumibilmente) rubato l’auto.
Lui trova l’obiezione pertinente e si sente ancora più in colpa. Sarei anche in ansia per quello che i ladri potrebbero fare con la mia auto. “Di quello non deve proprio preoccuparsi.” Afferma deciso “Nessuno penserebbe mai che lei possa essere l’autrice di una rapina”.
Perché noooooo???????!!!!!!!!!!!!
E comunque io pensavo piuttosto ad una strage. In ogni caso ci resto un po’ male, il carabiniere afferra al volo il senso della mia espressione delusa e si affretta a spiegare che non aveva intenzione di offendermi, sottovalutarmi e tantomeno darmi dell’incapace come criminale. Voleva dire un’altra cosa che spiega, con eloquente espressione del viso, guardandomi dal basso verso l’alto ossia risalendo con lo sguardo dai piedi ai capelli. Un tratto breve, dopotutto. Volevo vedere se avendo l’aspetto di Angelina- Tomb Raider mi avrebbe trattata con meno sufficienza!
Insomma “Buongiorno”dice e io rispondo “Buongiorno” o quel che è, se non buono davvero.
Chiodi di garofano, il broncio appena accennato, noce moscata. Prendo la scalinata e mi trascino su.
Gli uffici della polizia sono tre rampe di scale oltre e 150 metri più avanti.
Nei corridoi non c’è nessuna gioviale confusione, non ci sono Montalbano e neanche un procuratore tipo Insinna. Tanto meno qualche fighissimo commissario dagli occhi azzurri. Forse guardo troppa Tv?
Il poliziotto in guardiola mi dice di aspettare e mi indica un divano in fondo ad una sala illuminata con allegria cimiteriale.
L’attesa si fa lunghina ed io mi chiedo se la mia permanenza qui valga come alibi qualora, proprio in questo momento, l’ubriaco alla guida della mia auto stia investendo ed uccidendo una quantità imprecisata di pedoni inermi. Non è proprio una sala d’attesa, questo sarebbe l’androne di un palazzo che è stato interamente adibito a commissariato ed ha conservato tutto l’aspetto dell’androne – vano scale che era. Sopra si intravedono i pianerottoli e gli appartamenti sono stati trasformati in tante stanze. Davanti a me, che siedo sotto le scale grigie, c’è la guardiola in legno con i vetri grandi, tipica delle guardiole di tutti gli altri portieri della zona, benché gli altri siano armati solo di ramazza.
Per ingannare l’attesa potrei leggere: sul divano ci sono un opuscolo con le offerte del Todis ed un libro del 1972, in francese, che parla (credo) di psicologia. Senza figure.
Non credo che riuscirò facilmente ad ingannare l’attesa.
Mi passano davanti alcune persone, solo un paio in divisa ma tutti rigorosamente cupi. Una tipa che sembra la segretaria del rag. Persichetti saluta e se ne va a casa. Un tipo lungo e dall’aria tonta esce con un collega, paletta in mano. Nessuno sorride. Nessuno porta la divisa. Nessuno emana virile tensione contro il crimine.
Cannella, cannella, cannella……….aleggia una cupezza densa e grigia, le voci dei pochi che si affacciano tra la guardiola e l’ufficio denunce rimbombano nell’ androne mascherato da sala d’attesa amplificando l’effetto tetro delle luci al neon sbilenche.
Altro che tourbillon di vicende personali incastonate nel vortice di emozionanti casi da risolvere.
Troppe fiction. Vedo troppe fiction. Penso: zenzero e cannella di più, un pò meno chiodi di garofano, noce moscata solo un pizzico….
Quando finalmente arriva il momento di fare la denuncia mi ricordo del linguaggio del corpo.
So che sedere come sto facendo non si fa: tradisce desiderio di fuga. In effetti sono le due e ho una fame tremenda!
Non vorrei sembrare colpevole. Sapete quelli che ammazzano i pedoni e poi vanno a denunciare il furto dell’’auto per fingere che loro non c’entrano niente? Il poliziotto osserva il monitor. Non mi chiede i dati personali, solo la targa. E fissa il video. Vorrei chiedergli se già risulta chi sia il ladro ma penso sia meglio tacere e stare tranquilla. Qualunque cosa potrebbe essere usata contro di me. Studio il cartello sulla mia destra che spiega come leggere i gradi gerarchici della polizia ma la persona che ho davanti indossa un maglione e non la divisa. Un maglione che non mi piace, a righe.
Non avendo avuto il coraggio di dire proprio per bene le cose come stanno arranco sulla domanda finale e, dopo aver firmato una quantità di moduli, chiedo: “Se venisse ritrovata?”. Se la trovano ce lo dicono.
Si certo…”Ma se la trovassimo noi?” (così, per caso, hai visto mai….magari che ci ricordiamo dove l’abbiamo parcheggiata….penso senza dirlo, ovviamente) “ In quel caso” risponde” dovete chiamare il 113 dal posto e noi ve la restituiamo” VOI? In QUEL caso ce la restituite VOI?!!!!
Ma guarda.
Torno a casa e mi occupo di altro e poi, quando esco a fare due passi e comprare qualcosa per cena, butto un occhio alle macchine parcheggiate ma della mia non c’è traccia. Torno indietro e mentre, a pochi metri dal portone, cerco le chiavi di casa la vedo. Lei. La mia auto. A dieci metri da casa: l’unico pezzo di strada dove non ho guardato perché ero strasicura che non poteva essere lì e poi …. proprio sotto casa, mi sembrava stupido guardare lì………mi sembrava…….stupido…….chissà perché?
Zenzero. E anche un tiro di noce moscata. Chiodi….tanti…….chiodi di garofano da ficcare dove fanno male!

Mentre aspetto la polizia mi compro un paio di stivali nel negozio di fronte al parcheggio e mi faccio due chiacchiere con la negoziante. Poi mi fermo dal panettiere accanto. Il mio panettiere il cui negozio è esattamente davanti allo stallo dove ho parcheggiato la macchina, il panettiere dove compro il pane tutti i giorni.
Secondo lui io sono un tipo estremamente divertente e ogni volta che mi incontra gli risollevo la giornata, dice. Trova che io abbia un genere di follia surreale assolutamente irresistibile. Che carino!
Ma anche lui mi vede poco credibile in versione “ rapinatrice di banche”. Affogati con la noce moscata!
Mooolto tempo più tardi arriva la volante che deve ritrovare la vettura che io, in verità, ritengo di aver già ritrovato, comunque sia la ritroviamo insieme. Mentre uno dei due poliziotti scrive i verbali l’altro mi chiede consiglio sul perché gli sia venuta male la crostata di cioccolato. (Giuro che me lo chiede davvero).
Entrambi hanno due striscette sulle spalline : grado di assistente; che viene dopo agente ed agente scelto!
Mica mi sfugge niente a me!!!

A casa impasto il pan d’epices perché è perfetto per la colazione: non troppo dolce e senza grassi.
E perché un po’ di spezie mi faranno bene senz’altro.

  Ingredienti

150g di farina di segale
200g di farina bianca
70g di zucchero di canna
150g di miele d’acacia
150g di acqua (o latte)
1 bustina di lievito senza vanillina
3 cucchiaini di spezie miste (cannella, zenzero, noce moscata, chiodi di garofano) sale


Setacciare le due farine con le spezie. Unire il sale, lo zucchero ed il lievito.
Sciogliere il miele nell’acqua (o nel latte) calda ed unire alle farine impastando con le fruste a velocità moderata. Versare il composto in uno stampo da plum cake ed infornare a 200° per circa 10 minuti poi abbassare la temperatura a 180° e cuocere altri 40 minuti circa.


I miei stivali nuovi sono bellissimi.
E di questa storia non ho inventato neanche una virgola (ahimè).


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