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Ucraina, vilipendio alla “rivoluzione”

Creato il 02 marzo 2014 da Carusopascoski
 ”La società portatrice dello spettacolo non domina le zone sottosviluppate soltanto con la sua egemonia economica. Le domina in quanto società dello spettacolo. Dove la base materiale è ancora assente, la società moderna ha già invaso spettacolarmente la superficie sociale di ogni continente. Essa definisce il programma di una classe dirigente e pre­siede alla sua costituzione. Come presenta gli pseudo-beni da bramare, così offre ai rivoluzionari locali i falsi modelli di rivoluzione. Lo spettacolo proprio del potere burocratico che detiene alcuni dei paesi industriali fa esattamente parte dello spettacolo totale, come sua pseudo-negazione gene­rale, e suo sostegno. Se lo spettacolo, considerato nelle sue svariate forme locali, esibisce come univoche delle specia­lizzazioni totalitarie della facoltà d’espressione e dell’am­ministrazione sociali, queste finiscono col fondersi, al li­vello del funzionamento globale del sistema, in una divi­sione mondiale dei compiti spettacolari.”
 

Affido il mio commento alla vicenda dell’Ucraina (e volendo, del Venezuela) alle parole di cinquant’anni fa di Guy Debord, già usate per l’esergo: “Alla beata accettazione di ciò che esiste può così unirsi come un’unica cosa la rivolta pura­mente spettacolare: il che traduce il semplice fatto che la insoddisfazione stessa è divenuta una merce appena l’abbondanza economica si è trovata in grado di estendere la propria produzione sino al trattamento di una simile materia prima”. David Foster Wallace la diceva in termini più semplici: “La ribellione è una merce usata per vendere altre merci”. E se non si fosse ancora capito, rispiego il tutto: state appoggiando delle nuove guerre imperialiste, non delle rivoluzioni popolari.
Se esistesse il reato di vilipendio alla “rivoluzione” saremmo tutti implicati.


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