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Umberto Galimberti: un sito web smaschera le frodi e i suoi plagi

Creato il 16 febbraio 2012 da Uccronline

Umberto Galimberti: un sito web smaschera le frodi e i suoi plagiPiù volte ci siamo occupati del filosofo Umberto Galimberti (cfr. Ultimissima 12/05/11 e Ultimissima 1/10/11), il quale rientra in quel gruppetto di feroci anti-cristiani italiani, formato tra gli altri da Odifreddi, Veronesi, Flores D'Arcais, Corrado Augias ecc. In particolare, Galimberti è rancoroso contro il cristianesimo perché esso ha di fatto superato la grecità, ha introdotto il concetto di peccato e ha affermato che il desiderio di infinito dell'uomo è incolmabile, nonostante ogni soddisfazione mondana si cerchi. Questo ovviamente risulta insopportabile per l'orgoglioso uomo moderno, è visto come una mancanza di vera emancipazione e autonomia.

Egli infatti intende vedere il cristianesimo come qualcosa di anacronistico in quanto, : "come è praticabile oggi in una società organizzata essenzialmente, come la pubblicità quotidianamente ci mostra, per soddisfare tutti bisogni e tutti i desideri? [...] Come conciliare la cultura cristiana che tutti individuano come forma dell'Occidente con il livello di ricchezza e abbondanza raggiunto dalle società occidentali?". La ricchezza, l'abbondanza, il potere sarebbero secondo Galimberti quel che l'uomo ha bisogno per compiere se stesso, quel che più ardentemente anela dalla sua comparsa, quello su cui si sono arrovellati i più grandi poeti della storia. Infatti sostiene: "la morale del cristianesimo ha finito la sua storia, e quindi o emigra nel terzo o nel quarto mondo dove vive la mortificazione del bisogno, o sparisce". E ancora : "Io non sono cristiano, sono greco. [...]. Io accuso i cristiani non solo di pretendere di eliminare il dolore, ma addirittura di avere una vita al di là della vita. Quindi il desiderio è infinito perché non ha limite e la morte è semplicemente una sorta di trapasso, di apparenza". Neanche la sessualità, per i cristiani, può offrire risposte appaganti all'uomo bisognoso di senso: "Poi venne il cristianesimo e con esso la maledizione della carne [...]. Se un bel giorno si smettesse di esecrare la pornografia, che poi altro non è se non la carne nella sua solitudine, e si incominciasse a esecrare chi ha ridotto la carne in solitudine, separandola dal cielo per farne l'anticamera dell'inferno, il primo girone della Commedia" (U. Galimberti, "Il gioco delle opinioni", Feltrinelli Editore 2007). L'invito al disprezzo dei cristiani è dunque palese, una sorta di esorcizzazione del "male".

Come tutti i nemici del cristianesimo tuttavia, anch'egli ha un lato buio (poco "cristiano", per l'appunto). In merito a questo, ci ha contattato lo scrittore Vincenzo Altieri il quale ha raccolto moltissimo materiale, poi pubblicato in "Il filosofo di Monziglia", con cui ha dimostrato senza ombra di dubbio come Umberto Galimberti abbia creato gran parte dei suoi maggiori libri copiando letteralmente frasi e ragionamenti di altri autori, senza ovviamente citarne la fonte. La ricerca del dott. Altieri iniziò dopo che egli venne brutalmente respinto dal noto filosofo -che allora stimava- in seguito ad una richiesta di incontro e confronto. Così ci scrive Altieri: "Il modo "disdicevole e vile" con cui il Galimberti mi trattò, non mi offese più di tanto, ma accese però la mia attenzione su di lui, e fu così che iniziai a indagare sulle opere del filosofo, scoprendo i plagi alla docente della UCLA, Giulia Sissa, alla quale li inviai, e che furono pubblicati ad aprile 2008 su "Il Giornale" a firma del prof. Roberto Farneti, e poi gli altri furti, confluiti ne "Il filosofo di Monziglia", libro di 472 pp., terminato a giugno 2009, - le cui appendici che documentano i plagi del Galimberti si possono leggere sul mio sito web .

Oltre ai plagi già resi noti, i miei studi, che saranno pubblicati sempre sul sito, attestano che il Galimberti è un turpe impostore, il quale da oltre trent'anni truffa e imbroglia quanti lo leggono e ascoltano, insomma un vorace lupo travestito da profeta dell'amore. E la sua usurpata notorietà la deve alla televisione, nonché agli appoggi e protezioni di cui tuttora gode, e alla corruzione intellettuale che infesta il nostro Belpaese, e soprattutto ai cospicui guadagni che le frodi del filosofo hanno finora prodotto. Perciò si cerca di tenerlo sempre sulla cresta, poiché non si vuole che si prosciughi questa abbondante fonte di lucro, sebbene sia frutto di malversazioni. Le cifre che segnano il nostro tempo sono l'impostura e il tragicomico, e di siffatte materie e impastata la nostra galimberteide...".


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