Magazine Diario personale

Un albero che cade in una foresta deserta, fa rumore?

Da Davideciaccia @FailCaffe

Un albero che cade in una foresta deserta, fa rumore?

cioé, io sono l’albero…qualcuno mi sente?

di  Etuttounsogno

Negli ultimi giorni mi sono successe un sacco di cose: ricordate, mi stavo trasferendo nella ridente Francia per l’ennesima volta. Molto contenta della nuova esperienza e piena di speranza per il futuro, carica di energia e di voglia di fare. Beh, fin qui tutto normale, ormai questa specie di tornado di emozioni, un misto tra terrore e adrenalina che sale, mi “capita” diciamo almeno due volte all’anno!

In tutti questi cambiamenti, di case, di nazioni, di supermercato di fiducia e di cassetto delle posate e delle mutande, una sola certezza: il fedelissimo portatile che mi permette di essere in qualunque posto, in qualunque momento, e di poter comunicare, per piacere o per bisogno, con chiunque! E poi…il disastro!

Arrivo dopo un lungo viaggio di più di 48h a destinazione, pulisco la casa, disfo le valigie, vado a comprare un pacco di pasta, un’insalata e una bottiglia di sugo per la sopravvivenza, torno, accendo il portatile e… niente! nessuna reazione! Dopo molti sforzi e preghiere (e bestemmie) in lingue conosciute e non, finalmente si accende, con i tasti tutti sballati ma si accende! Mi dico, ok, non importa, posso almeno mettermi in contatto col mondo…

Allora inizio l’avventura: scopro di essere finita in una valle molto bella tra le Alpi Marittime, molto bella…per chi ci viene una settimana in vacanza per staccare dal mondo frenetico della città. Ma io, che non sono qui in vacanza, inizio a chiedermi cosa ci faccio qui: certo, provo a insegnare italiano a bambini che non sanno ancora i giorni della settimana nella loro lingua, ok, pas grave, ho delle scuole con una sola classe in cui tutti i livelli sono mischiati (dalla Ia alla Va elementare), in villaggi di 444 abitanti (eh, si, non ho dimenticato un’altra cifra…) devo prendere dai due ai cinque treni al giorno per fare un’ora scarsa in ogni scuola… Ok, mi dico, é un’esperienza!

Torno a casa, la sera, distrutta, pensando:”ora accendo un po’ il computer e guardo un po’ di tv per rilassarmi” Apro la porta, butto le chiavi da qualche parte, accendo la tv per sentire qualcuno parlare e non solo il rumore dell’acqua del ruscello che scorre (lo so che puo’ sembrare rilassante e romantico… ma dopo un po’ uno ha bisogno di sentire che esistono altri esseri umani esauriti nel mondo, e anche finti va bene!) schermo nero, riquadro blu, scritta bianca, in francese: “il decoder non trova nessun canale, prova a chiedere al tuo antennista!” ok, penso, tanto la tv non é che proprio la guardi io, piuttosto mi fa compagnia mentre cucino e mangio. Accendo il computer. Nessun segnale. Morto. Defunto. Ei fù.

Il panico. Penso: é sabato. E’ troppo tardi, non ci sono più treni, in questo paesino di 2000 anime non esiste nessun posto per riparare un portatile. E non potro’ liberarmi prima di mercoledi’: sono fottuta!

E cosi’ sono stata 4 lunghissimi giorni isolata dal mondo, a parte il lavoro con i nani… ma voglio dire, completamente impossibilitata a leggere la posta, sapere cosa accadeva nel mondo, addormentarmi con un film, ascoltare la mia musica, contattare le persone che amo.

Lo so, la domanda che vi state facendo dall’inizio di questo post é: ma a me che caxxo me ne frega? é solo che in questi giorni di delirio ho pensato molto a voi, a tutti quelli che sono dietro il mio schermo, che sono dall’altra parte, più o meno dispersi nel web. Mi sono chiesta se era normale essere talmente disperati per una macchina. Se non era da folli preoccuparsi tanto per questo, quando c’é gente che muore di fame ogni giorno e scoppiano guerre ogni trenta secondi. E finalmente mi sono risposta. No, non sono pazza. Il mio computer é l’unica cosa di cui non potrei più fare a meno. Soprattutto quando sono sola da qualche parte nel mondo, isolata dalla gente che amo e che mi fa sentire a casa. Il computer diventa una piccola casa in cui prendere un caffé con chi sta vivendo in un’altra nazione.

Ora, sia chiaro, non ho passato questi giorni a strapparmi i capelli dalla disperazione. Ne ho un approfittato per dormire di più, fare una passeggiata, prendermi del tempo per delle cose banali… Ma, alla fine, quando ho potuto avere, se non il mio, almeno un sostituto tra le mani…ho capito quanto questa specie di società che si dice tanto globalizzata, e che ci illude di essere cittadini del mondo, in realtà ci abbia solo fatto diventare un po’ più piccoli, più incapaci, e più soli, più bisognosi di sentirci nel caos, di sentirci sempre aggiornati, di non poterci mai sentire soli, neanche per un attimo.

Io sola ci sto bene, ma quando scelgo di esserlo. Quando sono obbligata, anche se da una macchina, mi sento l’aria mancare, mi sento anche un po’ cretina…ora che rileggo tutto.

Ma ecco…il fatto é questo, per qualche giorno mi sono sentita quell’albero che cade nella foresta deserta: non so se qualcuno ha sentito il rumore…ma vi assicuro che io, la botta, l’ho presa!


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