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Un ateo il giorno del Giudizio universale

Creato il 10 febbraio 2011 da Andream
Questa è una traduzione del racconto «An Atheist on Judgment Day», scritto da Adrian Barnett, e pubblicato da Adrian Hayter sul sito The Atheist Blogger. È una storia che racconta di un ateo di fronte a Dio il giorno del Giudizio universale.

Judgement Day
La fila sembrava prolungarsi all'infinito. Centinaia di milioni di anime, che attendevano pazientemente il loro turno per giungere davanti al trono. Il giorno... Beh, il giorno è il quello del Giudizio universale, quindi non è su nessun calendario. La fila di persone si svolge giù dalla montagna, attraverso la valle e via in gran lontananza. Tutti, nella fila, possono vedere la destinazione finale, sul picco della montagna. Cento miglia davanti a loro, possono vederla perfettamente chiara. E attendono, muovendosi in avanti un paio di passi alla volta. Verso Dio e la Decisione.
In testa alla fila troviamo un giovane cristiano, con un'espressione di riverenza e gioia. Dietro di lui, un'atea, dall'aspetto alquanto attonita, che esamina una foglia presa da un cespuglio lì vicino, mentre cerca di decidere se è reale o meno. Il paradiso, pensa, dovrebbe essere più bianco, con più ghiaccio secco che turbina in aria; non ricordare una collina gallese in una giornata calda.
Il cristiano fa un passo avanti per essere giudicato.
«Ciao Martin». La voce di Dio è calma e gentile mentre parla.
«Ehm... Salve, Signore». La voce di Martin è nervosa, una dozzina di emozioni si scontrano tra loro per occupare la sua mente contemporaneamente.
«Ci siamo. Questo è il momento in cui decido cosa sarà di te, Martin. In vita, eri un cristiano». Era un'affermazione, non una domanda.
«Lo ero, Signore. E lo sono ancora. Lo sono stato per tutta la mia vita. Ho dedicato me stesso al tuo servizio».
«Dimmi, Martin. Perché eri cristiano? Perché hai creduto in me?»
«Perché? Beh... Perché sei Dio! Ho sempre creduto in te».
«Non è questo che voglio sapere. Perché hai creduto?»
«Perché sapevo che è vero. Sei sempre stato lì con me. Mi hai aiutato durante i periodi difficili. Hai risposto alle mie preghiere. Mi hai dato la forza e il coraggio per andare avanti nella vita. Ho sentito la tua presenza al mio fianco per tutto il tempo».
«No».
«Non ho capito, Signore».
«Ho detto di no, Martin. Non ti ho mai aiutato. Sembravi cavartela perfettamente da solo. Ho ascoltato le tue preghiere, ma non le ho mai soddisfatte, neppure una. La tua fede in me ti ha certamente aiutato in alcuni casi, ma non sono mai intervenuto nella tua vita. È vero che mi hai attribuito il merito dei periodi felici, ma erano opera tua, non mio. Non sentivi la mia presenza, perché non può essere percepita. L'unica prova effettiva che hai del fatto che esisto è qui e ora. Di nuovo, dimmi perché hai creduto».
«Avevo... avevo la fede, Signore. Sin da quando ero bambino sono andato in chiesa, ho pregato e cantato ogni domenica. La mia fede in te non ha mai vacillato. Anche quando mia madre morì, ebbi fede che quella fosse la tua volontà, che fosse una tua benedizione in fatto che fosse morta placidamente. Sono stato educato a credere in te, e mentre crescevo leggevo la Bibbia, e conobbi i tuoi miracoli, tutti i santi e i martiri, e il bene fatto nel tuo nome. Ho letto le opere dei grandi filosofi, ed esse hanno rafforzato la mia fede. Sapevo che era tutto vero».
«No, Martin. Tua madre è morta di cause naturali, ed è spirata placidamente grazie all'assistenza dell'ospedale. Ho osservato e seguito gli eventi, ma nient'altro. Per quanto riguarda il resto - i santi, i martiri e i filosofi avevano ragioni simili per credere in me, così come ne hanno avute dittatori e assassini. La gente ha fatto del gran bene e del gran male in mio nome, così come nel nome di migliaia di falsi dèi. La Bibbia fu scritta su di me, non da me, e fu scritta da persone che avevano ragioni simili alle tue per la loro fede, così come migliaia di altri Libri sacri sono stati scritti su divinità false, o su visioni differenti di me. Lo chiedo per la terza e ultima volta. Perché hai creduto in me?»
Martin apparve sconvolto e cinereo, ma si ricompose. Il suo Signore lo stava mettendo alla prova, e lui aveva vissuto tutta la sua vita per questo momento.
«Ho creduto perché potevo sentire nel mio cuore che era vero. Hai mandato tuo figlio a morire per noi, e l'ho accettato volentieri come mio salvatore. Io... semplicemente sapevo che era vero, e ora che ti vedo, la mia fede è stata confermata. Non ho più bisogno di credere - posso vedere da me stesso la verità e la maestà della mia religione».
Pacatamente, Dio parlò ancora. «Martin, mi hai impressionato». Poi fece una pausa.
«Ma... non abbastanza. Tu credi perché ti era stato insegnato a credere. Credi perché attribuisci erroneamente a me tutto ciò di positivo che è accaduto nella tua vita, ignorando ogni cosa negativa. Credi perché è confortevole per te credere, e perché hai paura delle conseguenze della mia inesistenza. Tu credi perché... credi. Mi dispiace, Martin, ma non c'è posto per te qui».
Dio fece un rapido gesto con le sue dita, e Martin scomparve. La sua ombra si attardò lì dove egli era stato, scomparendo rapidamente nel nulla.
L'atea, alquanto scossa da ciò che aveva appena visto, fece un passo avanti.
«Ciao, Eva. Mi piace il tuo nome».
«Ah. Ciao, Dio. Grazie», disse Eva, non completamente sicura di come dovesse rivolgersi ad un essere che aveva considerato, fino a quel momento, immaginario.
«Sì, puoi chiamarmi Dio. Eva, in vita eri un'atea. Hai dubitato della mia esistenza, giungendo persino a obiettare sullo stesso concetto di me». Ancora una volta, un'affermazione, non una domanda.
«Sì, è vero. Ovviamente avevo torto».
«Ovviamente. Dimmi, sei sempre atea?»
«Suppongo di no. Non sono cristiana, ebrea o qualunque altra cosa. Immagino che debba essere considerata una teista involontaria. Ah ah ah», rise Eva nervosamente, sperando che la divinità molto reale e concreta che aveva dinanzi avesse senso dell'umorismo.
«Mmm... Dimmi, Eva. Perché non hai creduto in me?» Ma voce di Dio era gentile e delicata ancora una volta.
«In un certo momento credevo. Sono stata cresciuta come cristiana, andavo spesso in chiesa, e pregavo ogni notte prima di andare a letto. Quando mi sentivo giù leggevo la Bibbia. L'atto stesso di leggerla sembrava darmi conforto, anche se le parole di per sé non sembravano essere di grande aiuto. Credo che, come Martin, credessi perché credevo».
«E quando hai perso la tua fede? Decidesti che non esistevo, e che ne sapevi di più di coloro che erano intorno a te? Ne sapevi di più del tuo sacerdote e della tua famiglia?» La voce perse un po' del suo tono gentile.
«Questo è un modo di vedere le cose, sì. Ciò che credevo non sembrava essere compatibile con le altre cose che sapevo. La Bibbia chiaramente non poteva essere letteralmente vera, parola per parola. Sapevo grazie alla biologia e alla paleontologia che gli esseri umani si erano evoluti come tutte le altre forme di vita, e che non eravamo creature speciali. Come ebbero inizio la vita e l'universo, non lo so neppure ora, ma non potevo accettare un semplice "Dio l'ha voluto" come spiegazione. Conobbi altre religioni, e seppi che tutte rivendicavano il monopolio della verità, della felicità e della moralità. Ho visto il bene fatto in tuo nome, ma anche l'oppressione, il genocidio e la guerra. Ho capito che se le persone erano in difficoltà, stava a noi gestirla, e non attendere un aiuto divino». Eva si sentì un po' più incoraggiata, ma si aspettava il proverbiale fulmine da un momento all'altro. Le persone dietro di lei, che si trovava ora in testa alla fila, iniziarono a muoversi lentamente all'indietro, cercando di non attirare l'attenzione su di loro.
«Eppure eccoti qui, dinanzi al tuo Dio, nel giorno del Giudizio finale. Perché dovrei permettere di entrare a te - un'eretica, un'incredula, un'infedele - quando quello che c'era prima di te, un devoto e un credente, pieno d'amore per me, è stato consegnato all'oblio? Dimmi perché. Dammi una ragione per farti entrare in paradiso».
Eva si raddrizzò, guardando Dio in volto. «Perché dovresti farmi entrare? Perché sono una persona migliore di te».
Se Eva si fosse guardata attorno, avrebbe visto l'intera fila di anime, perfettamente ferme e ad occhi spalancati, guardarla sconvolte.
«Cos'hai detto?», chiese Dio. La sua voce, sebbene appena udibile, causò tremori nella montagna.
Sorpresa di essere ancora viva, con la bocca secca Eva continuò. «Ho detto, perché sono una persona migliore di te. Ti sei già svelato. Hai detto a Martin che hai guardato sua madre ammalarsi e morire. L'hai distrutto per aver creduto senza averne nessuna ragione, quando tutta la sua vita è stata plasmata da quel credo. I tuoi predicatori sulla Terra incoraggiano la fede senza domande, eppure non ci dici se è questa che vuoi. Non dai alle persone alcuna base razionale per credere in te, eppure quando se ne costruiscono una questa non è abbastanza buona, per te. Ascolti le nostre preghiere, eppure non le esaudisci, lasciando che le persone razionalizzino gli eventi da sole. La gente uccide e scanna per differenze banali tra le loro dottrine, e tu stai a guardare. Nelle chiese e nei templi innalzati per la tua gloria, bambini sono abusati mentalmente e fisicamente - nella tua cosiddetta Casa! In tutto il mondo, per tutta la storia, la gente si è uccisa a vicenda per il fatto di credere la cosa sbagliata riguardo a Dio, di credere nel Dio sbagliato, o di non credere in alcun Dio. I più poveri e i più indifesi sono costantemente bersagliati, intimati a dare il poco che hanno ora per la promessa della beatitudine eterna dopo. Quando una persona si trova nelle peggiori situazioni, è in quel momento che missionari sorridenti compaiono, sapendo che la sua vita probabilmente migliorerà da sola e che possono darne a te il merito. Nel tuo nome, il fine giustifica i mezzi, fintanto che le anime sono salvate». Eva si fermò per respirare, e continuò.
«E tu? Onnipotente, onnibenevolente, onnisciente? Te ne stai lì seduto a guardare... Ciascuna persona in questa fila, se avesse avuto il tuo potere, avrebbe mostrato una maggior compassione e moralità. Puoi essere Dio, ma sei lontano dall'essere divino»·
Dio sorrise. «Hai finito? Bene, Eva, mi hai impressionato». Fece una pausa. Eva trattenne il respiro, le spalle che entrarono in tensione.
«Mi hai davvero impressionato. Puoi aver creduto in me per tutte le ragioni sbagliata, ma non hai creduto in me per le giuste ragioni. Hai seguito una condotta di vita buona, e usato l'intelligenza che fornisco a tutti nel modo giusto. Anche se sei giunta ad una conclusione su di me che è disperatamente sbagliata, vi sei giunta in un modo che non può essere criticato. Puoi entrare in paradiso, Eva, con la mia benedizione».
Eva non fece alcun passo avanti. Invece, parlò ancora. «No, non lo farò».
«No? Rifiuti il paradiso? Sfidi la mia volontà?» Il sorriso aveva nuovamente lasciato il volto di Dio.
«Credi che voglia spendere un minuto ancora, per non dire l'eternità, in tua compagnia? Permetti alla gente di soffrire, talvolta per la loro intera vita, senza scopo, e poi li giudichi in base alla loro reazione. Ti nascondi dal mondo e permetti alle tue creature di perseguitarsi l'un l'altra in base a diverse interpretazioni della mancanza di prove. Osservi tutta la sofferenza e l'ignoranza causate in tuo nome, e te ne stai lì seduto mentre questa coda cresce giornalmente? E hai l'audacia di punire le brave persone per aver creduto in te "per le ragioni sbagliate"?»
«Eva. Basta così. I cancelli del paradiso sono aperti per te. Ora taci ed entra».
«No. Se c'è una scelta tra l'oblio e un'eternità con un mostro come te, scelgo volentieri l'oblio. Chiedo solo una cosa, prima che tu mi distrugga».
«Quale?» chiese Dio, divenendo impaziente.
«Che tu mi guardi negli occhi mentre lo fai, se ci riesci».
Poco dopo, la persona successiva nella coda fece un passo verso la sommità della montagna e il Giudizio.

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