Magazine Diario personale

Un nocchiero

Creato il 17 marzo 2012 da Povna @povna

“Come va, caro, raccontami un po’ tutto” – la ‘povna non vuole mettergli troppa pressione addosso; ma non può fare a meno di fermarsi, ogni tanto, a controllare come sta il suo Calvin, seguendo l’impulso (ma anche una volontà più esplicita e costante) di sollevare il peso dell’intera’esistenza, che sembra portare tutti i giorni, dalle sue spalle magre.
“Meglio, professoressa, vede? Non sono più tanto verde” – fa lui sorridendo a mezza bocca; ma alla ‘povna non sfugge quell’ombra che rimane, sempre sempre sempre, in fondo agli occhi: uno sguardo come a dire “il mondo è complicato e grande, e io, da individuo consapevole, me ne devo comunque e sempre fare carico, in ogni situazione”.
“Hai ragione, va un po’ meglio: però, mi raccomando, mangia: tra un po’ mi sparisci sotto il naso”.
“No, no, prof., in questo si sbaglia: da tre anni oramai non prendo, né perdo un grammo, glielo posso assicurare”.
“E allora è ancora peggio, Calvin mio” – vorrebbe rispondergli la ‘povna – “perché vuol dire che diventi sottile solo perché sui mali dell’universo, tutti i giorni, ti arrovelli; e quella è un’abitudine feroce, che ti consuma dentro, e, specie se la pigli a questa età (e poi vuoi fare pure l’insegnante), di dosso non te lo puoi più scrollare”.
Ma non lo dice, ovviamente. E gli sorride, invece. Lui annuisce. Ingegnera Tosta si sta trattenendo ancora fuori aula, e questa è l’occasione per potersi un po’ sfogare.
“Sono preoccupato però, in generale, per il nostro atteggiamento come classe: l’esame si avvicina, e ancora troppi di noi non lo stanno prendendo abbastanza seriamente; e poi c’è il problema della materia del professore Torre, che se ne è andato in aspettativa per tutto il mese prossimo; e noi abbiamo bisogno disperato di un supplente, e già così, anche se arrivasse ieri, non so come potrebbe andare”.
Questa volta bisogna dirglielo:
“Calvin, non puoi farti carico di tutto e di tutti: inizia a pensare a te: parla ai tuoi compagni che vogliono seguirti; ma poi molla. Non puoi salvare il mondo da solo, fidati: è una malattia che io conosco. Non funziona così, non si aggiusta. E invece delle volte centrarti su te stesso può fare bene a tutti. Io lo vivo ogni giorno: ci sono già passata”.
“Lo so, professoressa. Le prometto che ci penso. E grazie”.
“Di nulla, Calvin. Guarda, arriva Ingegnera Tosta, ti lascio andare”.
Se non può fare altro, quanto meno può alleviargli la pressione burocratico-scolastica. La ‘povna passa il pomeriggio a informarsi, e a sera può mandare al piccolo nocchiero che conduce orgogliosamente la sua Onda una tranquillizzante sms: “Calvin, mi sono informata. Il supplente del professore Torre arriva tra due giorni; se è quello che conosco, è uno bravo”. Non sa come concludere, e aggiunge due sole parolette: “Stai sereno”.
La risposta arriva volando: “Grazie mille, prof. E’ una bella notizia. Starò più sereno”.
La mattina dopo la ‘povna è a scuola per il coro del pomeriggio. Ma fa in tempo, brevemente, a intercettarlo.
“Allora, va un po’ meglio?!”.
“Sì, professoressa” – le risponde pensieroso, annuendo – “ieri pomeriggio ho fatto il piano di studio individuale, per me e per i miei compagni, e oggi ne abbiamo discusso. Se ci aiutiamo e lo seguiamo tutti insieme, con impegno, possiamo farcela anche con relativa scioltezza” – pausa, sospiro, mezzo sorriso nella bocca – “E questo mi ha tranquillizzato”.


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