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Un po’? No, un pò!

Creato il 25 aprile 2010 da Dragor

Si dice che la grammatica sia l’errore codificato. In poche parole, quando un errore lo fanno tutti, ma proprio tutti, viene accolto nella grammatica ufficiale e diventa regola. E’ così che si è passati dal latino all’italiano, al francese e allo spagnolo: a forza di errori. Ed è così che si sta passando dall’italiano a una nuova lingua che non ha ancora un nome ma prima o poi lo avrà. Italico, Italiese, italiota, italiolo, italiastro. Certamente non italiano.

Il primo errore da codificare è sicuramente <<pò>>. Ormai nessuno lo scrive più con l’apostrofo richiesto dall’elisione delle lettere <<co>>, mandate a spasso per comodità. Tutti scrivono <<po’>> come se fosse una parola autonoma, miracolosamente piovuta dal cielo per indicare una piccola quantità, senza il minimo rapporto con <<poco>>. Sparito l’immaginario prolungamento richiesto dall’apostrofo, resta il suono secco e scoppiettante dell’accento, simile a un peto sfuggito dalla bocca. Ecco perché propongo che questa forma sia adottata ufficialmente. Vox populi, vox dei.Scrivendo <<po’>> ho l’impressione di fare un errore. Iscriviamo <<pò>> nella grammatica ufficiale, così otterremo un duplice risultato: metteremo in regola i trasgressori e daremo un altro colpo di maglio al vacillante mausoleo della lingua italiana. Prima lo radiamo al suolo, prima nascerà la nuova lingua.


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