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Un vero pasticcio

Creato il 06 maggio 2011 da Gadilu

Quando furono resi noti i cinque progetti selezionati da una giuria di nomina provinciale allo scopo di scegliere la copertura del fregio mussoliniano, nell’editoriale del 20 aprile [> link] auspicai che si agisse in fretta. Che quei progetti fossero criticabili, che non piacessero a tutti, che potessero insomma costituire un argomento di ulteriore (e infruttuosa) discussione non ci pareva un ostacolo insormontabile. Stavolta esistevano alcuni presupposti di base per poter sperare che si sarebbe comunque trattato di reazioni provenienti solo dalle estremità del nostro paesaggio politico, reazioni dunque marginali e destinate a svanire al cospetto di un complessivo accordo registrato almeno sul senso e, nonostante il vizio d’origine, sulle modalità dell’intera operazione.

Purtroppo ci sbagliavamo. Sbagliavamo perché il passaggio dal piano progettuale – così come si era definito e si stava perfezionando – a quello realizzativo è stato paradossalmente bloccato da Durnwalder in persona, cioè da colui che doveva farsene garante dal punto di vista istituzionale. Bloccato poi con uno dei suoi caratteristici gesti d’imperio, tanto antipatici quanto efficaci. Quindi al diavolo i progetti selezionati, al diavolo i soldi già spesi, al diavolo soprattutto il tentativo compiuto dalla giuria di far passare un’interpretazione “soft” del bando, capace di articolare un dialogo meditato tra l’oggetto da coprire e l’intervento coprente e di staccarsi così dalla pedissequa esecuzione di un compito riassumibile nel crudo motto “fatelo sparire e basta”. Senza contare infine che la proposta presidenziale, quella del vetro oscurante, non è neppure originale, essendo già stata avanzata dal nostro Ettore Frangipane assieme al fratello ingegnere nonché dall’insegnante e fotografo brissinese Leo Angerer, i quali comprensibilmente ne reclamano merito e compenso.

Un bel pasticcio, non c’è che dire. Ma una preoccupazione ancora maggiore, se possibile, desta l’aggettivo (“provvisorio”) con il quale il presidente ha qualificato la copertura che adesso egli vorrebbe imporre. Dopo decenni di litigi e contrasti, dopo tutte le parole spese a ponderare, vagliare, sostenere, limare, rifiutare e riprendere argomenti ruminati, sputati e rimangiati senza costrutto, è mai possibile che il risultato al quale siamo giunti sia ancora “provvisorio”? In questo modo è certo che le polemiche avranno tutto il tempo di riprendere il loro sconsolante vigore, con gli Schützen, travestiti da antifascisti, a drizzare le penne nella speranza di una definitiva abrasione, e i nazionalisti italiani, travestiti da esperti d’arte, a imprecare contro i nemici della cultura. E già il neoministro Giancarlo Galan fa sapere che l’impegno preso a suo tempo dal suo predecessore è da considerare col beneficio d’inventario. Ne usciremo mai?  

Corriere dell’Alto Adige, 6 maggio 2011



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